Ricapitalizzazione Airgest, Giudice: «Un passo importante. Adesso guardiamo al futuro con più ottimismo»

L’assemblea dei soci azionisti dell’Airgest, la società che gestisce l’aeroporto di Birgi lo scorso 8 agosto, ha finalmente deciso di ricapitalizzare la società. A tal proposito, poche ore dopo la fine della riunione, abbiamo intervistato il presidente dell’Airgest, Franco Giudice. Ecco le sue dichiarazioni.

Presidente Franco Giudice, come commenta la scelta dei soci di ricapitalizzare l’Airgest?

«È un passo importante. Era necessario che questo accadesse. Sono soddisfatto perchè l’attenzione della regione nell’intervento per la ricapitalizzazione di Airgest è essenziale per la sopravvivenza della società. Questo significa anche che possiamo proseguire nell’impegno che concerne l’attività di promozione territoriale, il famoso comarketing che dovrebbe far riprendere il traffico sull’aeroporto di Birgi e proseguire dunque con il piano di risanamento già tracciato. È un passo per un futuro più stabile e determinante con la partecipazione non solo della regione, che ha già stanziato dei fondi, ma anche con la partecipazione dei comuni con la convenzione attraverso la Camera di commercio e con lo sblocco dei fondi disponibili presso l’ex provincia quindi, per intenderci, presso il Libero Consorzio».

Airgest dunque guarda al futuro con maggiore serenità?

«Si, guardiamo al futuro con un pò  più ottimismo e tranquillità anche perchè eravamo arrivati ad un punto molto critico. Questa società fino alla riunione di di ieri mattina (8 agosto ndr) era in stato di liquidazione perchè le perdite superavano ampiamente la capacità del capitale degli azionisti».

La regione ha fatto la propria parte?

«La regione ha mostrato attenzione verso il territorio e in momenti di difficoltà economica non è facile trovare risorse per mantenere in vita società di questo tipo, società come la nostra insomma».

Che ricaduta ha come indotto l’aeroporto di Birgi sul territorio?

«L’indotto è un fatto rilevante in tutti gli aeroporti in modo particolare in questo territorio dove il turismo ha dato e dà un grosso apporto economico alle attività ad esso collegate. Basta vedere il numero dei pernottamenti in tutta la provincia di Trapani che sono poi pubblicati sulle statistiche ufficiali. A questo si aggiunge l’importantissimo fine sociale  che rappresenta un aeroporto che consente di raggiungere Milano, Roma o Bergamo con pochi soldi e con facilità».

A quanto si aggira, in euro, il ritorno economico?

«Con il numero dei pernottamenti, più i trasporti, più i traghetti, più qualche biglietto di ingresso nei musei o nei siti archeologici e quanto mediamente un turista spende per mangiare, l’indotto calcolato dai consulenti si aggira oltre i 200 milioni di euro l’anno. Duecento milioni rappresentati  fra retribuzioni e  quello che economicamente si mette in moto con il turismo che è uno dei pilastri portati di tutta l’economia provinciale».

Leoluca Orlando spesso parla di sinergia, di necessaria, quasi imprescindibile, collaborazione fra gli aeroporti di Palermo e Trapani. Cosa ne pensa, lei, Giudice?

«Leoluca Orlando parla da sindaco di Palermo e quindi, giustamente, da azionista di maggioranza dell’aeroporto Falcone e Borsellino. Io parlo da presidente Airgest. Con Palermo, con Gesap, dovrebbe parlare l’azionista di Birgi. Ci vuole la loro volontà politica di fare questa operazione che dal punto di vista tecnico è assolutamente legittima e forse andava fatta già qualche tempo fa. Aldilà dei campanilismi, i due aeroporti sono molto diversi fra loro, non solo per dimensioni ma anche per peculiarità ben distinte. Palermo non teme che Birgi gli porti via passeggeri. Entrambi servono un territorio molto vasto e poi in questo periodo ad esempio, è difficilissimo trovare posto in aereo, c’è una forte domanda, il che lascia intravedere la possibilità di sviluppo per entrambi aeroporti senza che ci perda nessuno. Bisogna lavorare in sinergia, con un terminal in comune ad esempio che trovi i posti per chi vuol partire o arrivare. Il sindaco Orlando ha le idee ben chiare anche dal punto di vista tecnico, sia sui voli internazionali, sia sui voli low cost, sia sulla distribuzione dei vettori. È possibile adottare insieme una serie di iniziative che migliorino l’assetto di tutti e due gli aeroporti. Anche se pubblici, i due azionisti sono molto diversi, bisogna trovare un punto di intesa. Bisogna costruire un percorso comune. E’ da tempo che se ne parla e forse è giunto il momento di attuarlo. Tecnicamente la collaborazione fra Palermo e Birgi ha senso e va fatta».

Adesso con la nomina recente del terzo membro in consiglio di amministrazione, lavorerete al meglio?

«Quando la Giammanco è andata via, lo scorso maggio, in cda restammo io e Paolo Angius. Era venuta pertanto a mancare la figura di diretta emanazione della regione che, come lei sa, è l’azionista di maggioranza Airgest. Era una situazione per così dire azzoppata. In due è difficile decidere senza tra l’altro consultare l’esponente diramato dalla regione che è un fondamentale interlocutore. Adesso c’è in cda la regione è rappresentata da Daniela Virgilio e quello che tutti auspichiamo è poter lavorare al meglio».