Regionali 2017, Lo Sciuto: «Sono un politico di poche parole e di molti fatti»

Intervista a Giovanni Lo Sciuto, 54 anni, candidato per Forza Italia, deputato uscente all’Assemblea regionale e nuovamente candidato alle prossime regionali del 5 novembre. Ha fatto parte come componente della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro nel 2015 e anche della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Appoggia la candidatura di Nello Musumeci alla presidenza della regione.

Onorevole, un bilancio fra ciò che è stato fatto negli ultimi cinque anni e un impegno per i prossimi cinque che verranno, se sarà rieletto.

«Devo dire che ho fatto tanto. In questa provincia siamo riusciti ad approvare la nuova rete ospedaliera grazie anche al mio impegno personale e a quello dell’assessore regionale alla sanità Baldo Gucciardi con cui ho incontrato diverse volte il ministro Lorenzin. Senza questo non sarebbero state possibili i concorsi e le assunzioni. Si è trattato di un gioco di squadra fatto allora dal mio partito NCD con cui abbiamo portato in porto questo accordo. Ci sono voluti due anni ma sono soddisfatto».

La sanità lei la conosce bene, è il suo settore perché lei è un medico, ma lei si è occupato anche, se non soprattutto, di beni culturali. Che bilancio si sente di fare?

«A questa provincia grazie al Patto per il Sud sono stati assegnati 25 milioni di euro su 40 milioni e questa somma è stata distribuita in quasi tutti i siti archeologici della nostra provincia, penso al parco Archeologico di Selinunte e a quello di Segesta. Abbiamo anche finanziato il Baglio Anselmi di Marsala dove c’è la nave punica a cui sono andati 50 mila euro. A Segesta, il merito del successo della stagione estiva con un cartellone di spettacoli al Teatro Antico di tutto rispetto, è anche merito di questi finanziamenti erogati. Naturalmente non è finita qui perché ci saranno altri finanziamenti. Siamo stati bravi ecco».

Per quanto riguarda la formazione professionale che sembra un po’ in una fase di stallo che novità ci sono?

«Ho seguito personalmente anche questo importante tassello per lo sviluppo del territorio. Abbiamo però trovato un governo incapace di dare risposte adeguate. Di fronte a tutto questo anche le proposte più efficaci unitamente ad una forte volontà politica possono fare ben poco».

Lei è molto legato a Castelvetrano. Cosa ha fatto per questo territorio?

«Il Parco Archeologico di Selinunte devo dire che dopo trent’anni ha avuto la gestione autonoma. Questo significa promuovere e gestire il sito con maggiore efficacia».

Manca ancora molto da fare nell’organizzazione, onorevole, lo abbiamo notato andando in qualche incontro-spettacolo.

«Certo, ma ora grazie a questa autonomia, gestendo le risorse, a partire dalla prossima stagione, si potrà fare molto. Enrico Caruso, direttore del Parco ne avrà ora la possibilità. Gli incassi resteranno all’interno del Parco senza andare alla Regione.  Si potranno reinvestire con notevole miglioramento delle possibilità finora messe in campo. Una cosa buona è stata la riapertura del Baglio Florio, rinnovato dopo tanti anni e fruibile in una nuova veste. Noi abbiamo dei veri tesori. Penso al Tempio Y, uno dei più grandi della Magna Grecia che si trova proprio a Selinunte per il quale sono state stanziate somme per la sua ricostruzione. Nel giro di qualche anno Selinunte diventerà punto cruciale di riferimento per il volano e lo sviluppo di tutto il territorio. I nostri siti archeologici purtroppo registrano ancora poche presenze turistiche rispetto a quelle che potrebbero fare perché ne hanno tutte le potenzialità. Devono essere valorizzati ma confido nel Patto per il Sud come detto. Il mio impegno è sotto gli occhi di tutti. Grazie anche all’assessore Nania siamo riusciti a portare nel territorio questi soldi come detto».

Quale è l’obiettivo che si è prefissato onorevole?

«Portare più gente possibile a visitare e conoscere il nostro territorio.  Chi viene ovviamente deve trovare strutture recettive e scegliere di stare qui per buona parte delle vacanze. Abbiamo un patrimonio antropologico e culturale straordinario ma poco valorizzato. In tutta la Sicilia facciamo in totale 5 milioni di presenze. Se pensiamo che soltanto gli Uffizi di Firenze ne fanno 6 milioni, si capisce bene la sperequazione».

A cosa attribuisce questo?

«Negli ultimi trent’anni, il governo siciliano ha pensato di creare consenso coltivando e rimpinguando il proprio bacino elettorale a cui attingere in caso di elezioni ma non a promuovere il territorio, cosa che avrebbe portato sviluppo. I centoventimila precari sono un esempio lampante di tutto questo. La Lombardia ne ha seimila, come vede non c’è paragone. Dedicarsi al clientelismo porta a un clima sospeso e al possibile ricatto».

Turismo certo, ma questi turisti qua come arrivano? L’aeroporto di Birgi ad esempio non naviga in acque placide. A parte la chiusura per un mese c’è il preoccupante taglio dei voli previsti da Ryanair.

«Birgi è una bella realtà per il territorio. Quando ero assessore alla provincia con Mimmo Turano, abbiamo approvato finanziamenti e investito per ottenere la convenzione con Ryanair. Allora ci votò contro il poco lungimirante PD ma noi facemmo un conto: dando tre milioni di euro alla compagnia aerea irlandese sarebbero arrivati 700 mila turisti. Se ognuno di loro, come prevedibile, avesse speso in media 300 euro, si capisce bene che sarebbe entrata una somma non lontana dai 210 milioni. Era un investimento giusto e si deve continuare su questa scia. I comuni devono essere più responsabili e fare la loro parte».

Pensa al comarketing onorevole?

«Certo, che ognuno faccia ciò che deve fare. La regione ha fatto la propria parte ha acquistato il 51% delle quote e dato alla gestione Airgest 3 milioni di euro. Ora tocca ai Comuni, che ognuno dia quello che gli è stato assegnato. Senza comarketing non si vola. Castelvetrano non può dire ad esempio a noi non importa perché a Selinunte arrivano turisti che hanno fato scalo a Birgi. Non ha senso fare pubblicità all’aeroporto e poi non aderire al comarketing per esempio. Oggi ci sono i commissari al comune di Castelvetrano ed è in questo caso difficile parlare di investimenti. Un comune commissariato si preoccupa soprattutto di far funzionare la macchina burocratica amministrativa».

Per quanto riguarda le infrastrutture cosa è stato fatto di importante?

«Questa domanda mi consente di far conoscere al pubblico uno dei meriti a cui tengo di più. Pochi sanno infatti che la bretella autostradale che collegherà Birgi con Mazara è stata voluta fortemente da me. Il finanziamento l’ho sbloccato io. Questa bretella deve la sua buona riuscita grazie all’incontro fra me, Turano e il ministro Mattioli. In questo incontro procacciato da me, a Roma, assessore alla provincia, era presente anche l’assessore Nania. Devo dire, con grande soddisfazione, che dopo due giorni è arrivata la raccomandata nella quale si dava conferma per il finanziamento. È stato un passo portato avanti da me e ne vado orgoglioso e quando ne ho la possibilità, come in questo caso, lo ricordo».

Quali sono i vantaggi di questa bretella autostradale?

«Il traffico sulla pericolosa Strada Statale 115 che collega Marsala con Mazara del Vallo si smaltirà di gran lunga. Finalmente l’aeroporto di Birgi diventerà punto di riferimento per la Valle del Belice. Anche oggi da Castelvetrano, da Campobello, da Partanna, raggiungere Birgi significa attraversare una strada non proprio fluida a livello di traffico e senza rischi. Da qui, raggiungere Punta Raisi è facile. È tutta autostrada e ci si impiega in media lo stesso tempo che arrivare al “Vincenzo Florio”. Anche le merci potranno partire più agevolmente da Birgi. Sarà un vantaggio anche per questo. Finora parte tutto da Palermo».

Che messaggio intende dare agli elettori?

«Mi piace agire e non parlare. Mi piace fare e non promettere con inutili chiacchere. La mia storia personale lo conferma».

Tiziana Sferruggia