Sicilia: rischio sismico elevato “Sappiamo tutto ma non facciamo niente”

La notte del 24 agosto scorso una scossa di terremoto ha messo in ginocchio il centro Italia,provocando circa 300 vittime. Il drammatico evento ha costretto il paese ad interrogarsi sui rischi che minacciano il territorio nazionale. I media nazionali, regionali e locali domandano agli esperti come fare a tutelare la popolazione, come proteggere l’immenso patrimonio architettonico, come difendere case, scuole, ospedali. La risposta è unanime: i terremoti non possono essere previsti, l’unica soluzione è la prevenzione. Mettere in sicurezza edifici pubblici e privati, costruire e ristrutturare  utilizzando criteri antisismici. Tra il dire e il fare però c’è di mezzo il mare. Il terremoto d’Abruzzo del 2009 e il sisma che ha colpito l’Emilia Romagna nel 2012 avevano innescato la stessa sfilza di interrogazioni che avevano prodotto le stesse risposte. Peccato che nessuna precauzione è stata presa. Le scosse di fine agosto hanno ricordato al Paese che non c’è più tempo da perdere se si vogliono evitare altri morti innocenti, se si vuole scongiurare il crollo di altre abitazioni e di monumenti storici importanti.

Anche in Sicilia, come altre regioni d’Italia, il rischio sismico è alto. L’isola infatti è quasi interamente zona  a rischio sismico 1 e 2. Federconsumatori Sicilia ricorda che il 70% del patrimonio edilizio siciliano si trova in aree a rischio sismico elevato e che 356 comuni (su un totale di 390) sono situati nelle due più elevate zone di rischio: 27 nell’area a rischio 1 e 329 nell’area a rischio 2.  Solo in 34 comuni si può vivere più tranquillamente (fascia 3 e 4, scuotimenti modesti e zona meno pericolosa).

A illustrare la drammaticità della situazione isolana è, tra gli altri il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa che ha commentato  “Quando parliamo di rischio sismico nella nostra isola sappiamo tutto ma non facciamo niente: solo 145 Comuni sui 390 totali hanno un piano di emergenza per il rischio sismico. Solo 58 Comuni (su 282 classificati ad alto rischio) si sono dotati di uno studio di microzonizzazione sismica. Un numero irrisorio, drammatico. Occorre avviare un piano di monitoraggio strutturale di vulnerabilità sismica del patrimonio pubblico isolano, a partire dalle 4.894 scuole e 398 ospedali esistenti – afferma La Rosa – Ciò consentirebbe di attivare un piano di prevenzione e messa in sicurezza in grado di individuare gli edifici più fragili per i quali è necessario intervenire in maniera prioritaria con interventi di consolidamento”.

Secondo quanto stabilito dalla determina numero 394 dello scorso marzo, firmata dal dirigente della Protezione civile regionale, 18 milioni di euro sono in arrivo per la gestione del rischio sismico in Sicilia.

Nonostante negli ultimi anni sull’isola non sono stati registrati eventi  catastrofici è pur vero che l’attività sismica non si è mai fermata. La Rete sismica nazionale (Rsn) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) hanno registrato nel solo anno 2014 circa 490 eventi sismici superiori a magnitudo 2: 70 nel solo mese di ottobre e 63 ad agosto.

Secondo la mappatura realizzata dall’Ingv, le aree a rischio 1 sono quella dello Stretto di Messina e la zona del Belìce, mentre quasi tutto il resto si trova in zona 2. Solo la parte del settore centro-meridionale dell’isola ricade in zona 3 o 4, cioè a (relativamente) basso rischio sismico.

Insomma, mai come in questo caso sarebbe bene seguire gli insegnamenti del detto “prevenire è meglio che curare”.

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