Stangata in arrivo per le imprese? L’Europa (Germania) sta pensando di introdurre un’aliquota di imposte unica per tutte le imprese del Continente.

Lentamente ma inesorabilmente, la Germania che sta vincendo la terza guerra mondiale senza sparare un solo colpo di fucile, ma semplicemente dettando condizioni ai 27, quali euro e regole capestro per gli stati che per loro sfortuna hanno aderito prima all’Unione e poi all’euro. Insomma, la Germania sta attuando il programma nazista “The Europäische Wirtschaftsgemeinschaft”  (La Comunità Economica Europea) ovvero, un’Europa unita economicamente e centralizzata alla Germania attraverso il controllo monetario a trazione Reich Marc (Marco tedesco nazista) che ingenui e poco accorti capi di stato europeisti hanno chiamato  “euro”  cadendo nel trappolone tedesco.  
La nuova pensata tedesca è una vera e propria stangata che può seriamente mettere in pericolo l’economia dell’Italia ed in particolare le regioni meridionali e la Sicilia.
Il perché ce lo spiega il Prof. Massimo Costa, docente di Economia all’Università di Palermo.

“Perché è un pericolo?
1) Dopo aver tolto a tutti gli stati dell’eurozona la sovranità monetaria, ora si toglie ciò che resta della sovranità fiscale. Le politiche economiche ora non si decideranno più nei Parlamenti, ma saranno decise da una Commissione eletta (sotto fortissime pressioni delle lobby finanziarie e multinazionali e al riparo da qualsiasi dibattito democratico) dai governi degli stati. In pratica una quindicina di tecnocrati non eletti si attribuirebbe quel potere fiscale che ci sono voluti secoli per attribuire ai Parlamenti.
2) Se la UE (cioè i tedeschi) avrà la facoltà di decidere per tutti le aliquote sui redditi d’impresa, c’è da giurarci che ciò sarà fatto nel segno dell’austerity, cioè aumentando le tasse. Non essendoci più una concorrenza tra gli stati sul fisco, le tasse sul reddito d’impresa saliranno a livelli stellari, con la conseguente chiusura di tutte le piccole e medie imprese e dei professionisti, e la concentrazione delle imprese solo in poche grandissime imprese a capitale internazionale. In una parola saremo tutti proletarizzati e precarizzati e chi prova a mettersi in proprio si troverà imposte da confisca.
Tassa comune per tutti (mal comune, mezzo gaudio?). In altre parole non si può, aritmeticamente, decentrare la spesa, accentrare la politica fiscale e azzerare i trasferimenti compensativi tra le parti più e meno ricche di un’area economica. Se tu blocchi a uno stato la politica economica (o a una regione, come nel caso della Sicilia), allora devi – se vuoi che sopravviva – fare spesa compensativa, soprattutto nelle infrastrutture, per far sì che questo corra ad armi pari con le zone più avvantaggiate del paese. Se questo non è (e in Europa non è, perché i trasferimenti fiscali sono banditi e i fondi strutturali europei sono “in cofinanziamento”, cioè i soldi in buona parte devi già averli), il paese povero potrà solo o tagliare la spesa (e quindi servizi e infrastrutture, facendo peggiorare la propria attrattività) o indebitarsi (la solita logica usuraia).

Questa Europa, così com’è, è sempre più irredimibile. Noi, finché c’è un articolo dei trattati che ce lo consente, dobbiamo tentare la via della Zona Economica Speciale per le regioni insulari, che equivale quasi a uscire dalla morsa. Ma, esaurita che fosse questa via, non abbiamo altra scelta che uscirne, in ogni modo e ad ogni costo. Il Regno Unito ce l’ha fatta, quindi è possibile farlo: SICILEXIT”