Aeroporto Birgi. Il Sindaco di Trapani lancia l’allarme disimpegno di Ryanair

Ci risiamo. Periodicamente come il ciclo delle stagioni, si ripete la processione sulla questione aeroportuale dell’Aeroporto di Trapani. Oggi è il Sindaco di Trapani, il più diretto interessato, a lanciare l’allarme disimpegno di Ryanair dall’aeroporto Vincenzo Florio, e chiede un tavolo urgente di confronto e concertazione con il Presidente della Regione. Richiesta già fatta, senza esito, nell’Aprile scorso.

Secondo il Sindaco la Regione dovrebbe tutelare e garantire gli interessi del territorio, nei confronti dello scalo trapanese ma fin qui ha dimostrato un assordante sulla questione.
Questo continuo richiamare la regione ci appare come il solito rivolgersi al Rappresentante dello Stato nel territorio (ufficio e figura incostituzionali in Sicilia) da parte dei sindaci che non sapendo come uscire fuori da questioni che loro, eletti per governare, dovrebbero risolvere.
Il Sindaco Damiano indica che si devono mettere sul tavolo di AMS 3,5 milioni di euro, 2,3 dei quali dalle casse dei comuni da versare alla Camera di Commercio di Trapani e da questa alla l’Ams, «Airport Marketing Service Limited»,  la società del Gruppo Ryanair  che gestisce i servizi di marketing e di promozione di Ryanair.  Si tratta di ben 2,3 milioni di euro/annui che dovrebbero uscire dalle disastrate casse dei comuni che, proprio da quest’anno, non possono impegnare denari pubblici in assenza del bilancio.

Una operazione, quella di co-markenting,  che di co-markerting non sembra proprio in quanto un accordo in tal senso prevede la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, ovvero Ryanair, Airgest e istituzioni. Ma qui, i soggetti interessati al co-marketing sono solo le istituzioni italiane che versano, senza gara d’appalto ad una società straniera, si dice per  servizi di marketing turistico, 2,3 milioni di euro.
Si dice tutto “borderline”, ovvero al limite della legalità. Sarà così? Ci hanno sempre detto che l’impegno di fondi pubblici a favore di “servizi” necessita di una gara ad evidenza pubblica. Fino ad oggi non ci risulta che la Corte dei Conti o la Procura abbiano aperto una inchiesta per chiarire la rispondenza di questa operazione alle leggi italiane che prevedono.

Ritornando all’allarme lanciato dal Sindaco,  questi si dice “disgustato dal totale disinteresse della locale classe politica e dei vertici regionali, molto attenti e solleciti a tutelare i loro interessi personali ed elettorali, ma quanto mai distratti e insensibili a sostenere un impegno necessario e ormai indifferibile per il nostro territorio. Certo, che se taluno di questi, che nulla sta facendo per la collettività trapanese e non solo, dovesse domani dire che Ryanair è andata via dallo scalo trapanese per colpa del Sindaco di Trapani, troverebbe tanti seguaci e sostenitori nel dargli bovinamente ragione, quindi, è bene che ognuno, sin d’ora, si assuma le proprie responsabilità.
Ecco, assumersi le proprie responsabilità. Forse se la politica locale cominciasse ad evitare allarmismi e a pensare soluzioni coerenti con i tempi odierni, il problema dell’Aeroporto si potrebbe risolvere definitivamente.

Lo scalo, che è bene ricordare non è che sia così importante per il turismo visti i numeri.
Prendendo per esempio i dati di Agosto 2016 notiamo come ci sia stato un calo del 7,6% sui transiti nazionali che sono stati 121,261 (circa 63 mila passeggeri) e del  9,1% sui transiti internazionali che sono stati 49,948 (circa 25 mila passeggeri).
Malgrado ciò si attesta ad un livello medio nazionale annuale di circa di 1,6 milioni di transiti.

Da qui la domanda: quanto conviene a Ryanair, che minaccia sempre di sganciarsi, di abbandonare o rimodulare al ribasso i voli da e per Trapani, mettere in azione questa minaccia?  Il Presidente di Airgest a Luglio di quest’anno dichiarò che «Ryanair non ha alcuna intenzione di lasciare l’ Aeroporto di Birgi. Anzi, punta a consolidare la sua presenza, anche se a precise condizioni».

Apparrebbe quindi evidente che Ryanair ritiene il Vincenzo Florio importante per la sua politica di espansione in Europa e chissà, forse in Africa e il continuo “premere” (minacciare?) di sganciarsi o ridimensionare lo scalo potrebbe essere un  bluff.
Forse è proprio da qui che si dovrebbe incominciare e mettere sul tavolo idee, proposte e programmi.