Il grano siciliano: l’oro agroalimentare che non ha prezzo

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Un invito ad avere maggiore consapevolezza del cibo che si consuma, è quello che è emerso dalla tavola rotonda che si è tenuta a Catenanuova, in occasione dell’11° edizione della Sagra del Grano e del Pane.
Un ricco programma di iniziative, convegni, cortei, esibizioni, che hanno portato indietro nel tempo alla riscoperta dei valori dell’antica civiltà contadina. L’obiettivo centrato, anche in questa edizione, è stato quello di raccontare la storia e l’attualità di un territorio vocato alla coltivazione del grano.
L’evento che si è tenuto in provincia di Enna, è stata la parte positiva di un momento di forte criticità che sta investendo il settore. Non si poteva ignorare la necessità di una riflessione sugli aspetti commerciali e produttivi del grano che ha visto la partecipazione di imprenditori, produttori e autorità civili.
A raccontare la Sicilia del grano a Catenanuova, sono state coloro i quali hanno contributo a rendere questa regione la prima produttrice in Europa di grano duro, destinato alla pasta. E portano la firma di un ricercatore siciliano le due varietà oggi maggiormente coltivate in Italia: Core e Simeto.
Quella del professor Calcagno, collaboratore di Pro.SE.Me; l’esperienza del pastificio CERERE; l’impegno di Anna Martano, prefetto Aigs, che ha intonato l’antico canto degli agricoltori per invocare la pioggia, in virtù di una relazione straordinaria con la natura. Bisogna, pertanto, mantenere la consapevolezza delle potenzialità di un’isola con le caratteristiche di un continente che però non riesce a soddisfare il proprio fabbisogno alimentare, nonostante la grande produzione, e preferisce comprare altrove la materia prima.
L’attenzione nella scelta degli alimenti deve esserci quando si va a fare la spesa ma anche quando ci si siede al ristorante, dove, spesso, l’aspetto più interessante è il condimento e non il tipo di pasta da mangiare, seppur l’offerta culinaria siciliana si caratterizza per una grande varietà. Bisogna partire dalla base, ovvero dalla produzione e dalla consapevolezza della qualità di un prodotto. È bene, quindi, leggere sempre l’etichetta. Promuovere un acquisto e un consumo consapevole dei prodotti regionali è possibile con il supporto di una campagna di comunicazione, utile ad educare al gusto. La tutela di una produzione agroalimentare eccellente può avvenire a piccoli passi, dove ognuno contribuisce ad alzare il livello di attenzione al fine di non consentire l’ingresso di prodotti pericolosi per la salute. La conoscenza è lo strumento migliore per avviare una lotta di tutela ai prodotti locali; a ciò deve aggiungersi l’attenzione ai processi di trasformazione per poter potenziare la produzione. La Sicilia è terra di eccellenza e vanta una biodiversità unica al mondo; con 17 Dop, 13 Igp, 294 Pat, le preparazioni agroalimentari territoriali. Dati che rimarcano l’evidente potenzialità di ricchezza troppe volte sopraffatta dalla mancanza di una cooperazione.
Un quadro produttivo di forte potenzialità che può contare sull’aiuto delle politiche agricole e degli strumenti illustrati dall’intervento del sottosegretario di Stato del Mipaaf, Giuseppe Castiglione. Il nuovo piano cerealicolo prevede un fondo di 10 milioni di euro; Il 40% delle risorse delle politiche europee sono destinate alla politica agricola comune. Sono dati che esprimono la fiducia verso il settore con tutte le ricadute economiche che ne conseguono. Ma bisogna aggiungere un valore in più come quello dell’aggregazione commerciale per presentarsi sul mercato; la conoscenza delle tecniche agricole; la stabilizzazione dei prezzi a partire dalla filiera; il coinvolgimento delle nuove generazioni.
La Sagra del Grano di Catenanuova ha unito momenti di dibattito e riflessione ad esibizioni, cortei, dimostrazioni per compiere un salto nel passato, nella ricca storia siciliana che si è concretizzato nel menù proposto dallo chef Peppe Agliano, prefetto della cucina innovativa, tradizionale e storica della Sicilia, che ha preparato il piatto Shapò di Castrogiovanni, tipico della dominazione spagnola fatto con salsa, ragù di maiale, cacao amaro, valorizzando sapori locali a km0.

Antonella Lusseri