Continuano i disagi al Porto Canale di Mazara del Vallo, un altro peschereccio rimane impigliato per più di un’ora

Continuano i disagi al porto Canale di Mazara del Vallo. Ancora una volta un peschereccio che si apprestava a rifornirsi di carburante è rimasto impigliato nel bel mezzo dei sedimenti che da tempo immemore rendono il fondale praticamente inesistente ed il corso d’acqua, un tempo il più ricco d’Italia in quanto a imbarcazioni per attività ittica, sempre più innavigabile.
A farne le spese in questa occasione è stato il peschereccio Vega I bloccato per più di un’ora e costretto a rinviare le operazioni di rifornimento di carburante in quanto ostacolato nel posizionarsi correttamente. L’imbarcazione è stata sbloccata attraverso una manovra a marcia indietro per poi successivamente passare alla valutazione degli eventuali danni strutturali nel corpo motore.
L’ennesimo episodio che fa andare su tutte le furie gli uomini della marineria mazarese, da tempo impossibilitati a svolgere un’attività che in queste condizioni sembra tendere sempre di più a scomparire, mentre nel frattempo si attendono risposte dalle istituzioni regionali e non sulla reale data per l’avvio della gara d’appalto per l’aggiudicazione del primo stralcio dei lavori di dragaggio. Un problema che si ripercuote anche sull’immagine della città, se si considera l’episodio avvenuto già lo scorso luglio, quando un’imbarcazione con a bordo turisti di origine belga, nel tentativo di ormeggiare per visitare la città, è rimasta impigliata. Ma anche un problema che, stando a quanto trasmesso dagli operai cantieristici, sta diventando di ordinaria amministrazione e sta costringendo gli stessi a rimettere mano alla riparazione dei pescherecci a volte anche al termine della loro costruzione o delle opere di rimessaggio; come per esempio è avvenuto, sempre in estate, ad un altro peschereccio mazarese il cui proprietario, subito dopo il varo, ha visto il fondo della propria imbarcazione infrangersi contro le barriere causate da detriti e blocchi di fango. L’unica via d’uscita per evitare di rimanere impigliati è cercare di riuscire a individuare una sorta di “canaletto” fra i liquami che permette ai marinai che ormai a questo problema hanno fatto l’abitudine, di uscire dal corso d’acqua senza problemi. Ma sarebbe meglio però trovare la reale via d’uscita, quella del trovare al più presto un accordo per accelerare definitivamente le operazioni di dragaggio ormai attese da tanto, troppo, tempo.