Marsala, Del Rio e la “cura del ferro”

Strade, ferrovie, aeroporti per la Sicilia, ovviamente con un SI.

Noi che viviamo in questi luoghi sappiamo quanto i mezzi di comunicazione non siano adeguati agli spostamenti, e quanto invece siano, o almeno così ci appaiono, deliberamene complicati, propensi anzi a farci perdere tempo inutilmente. Il turista che giunge nella nostra terra martoriata e bellissima se ne rende conto e con una specie di struggimento, prendendone atto, alternerà il rammarico ai ricordi meravigliosi che gli sono rimasti dentro e rimembrando la pienezza di vita, i colori e gli odori che questa nostra Sicilia lascia come tracce indelebili, non potrà fare a meno di pensare che tutto questo sia ingiustamente non pienamente valorizzato.

Mercoledì 16 Novembre a Marsala è arrivato il ministro dei trasporti Del Rio, esponente autorevole del partito democratico ovviamente in netta maggioranza a favore del sì. È venuto a parlare del voto ma, dice, anche di quello che il governo intende fare per il potenziamento viario della nostra zona. Strano però che tutte queste buone intenzioni si stanno manifestando alla vigilia del voto.

Ad attenderlo semplici cittadini e addetti stampa e ovviamente i politici locali del PD più noti. Questo il parterre. Il sindaco Alberto Di Girolamo, il deputato Antonella Milazzo deputato all’ARS, la senatrice Pamela Orru’ membro della commissione permanente sui lavori pubblici e comunicazioni, il deputato regionale Baldo Gucciardi.

Un ministro della repubblica a prescindere da come la si pensi va ascoltato con attenzione.

Aspettando il ministro ho intervistato il deputato regionale Milazzo la quale ha subito confessato che non riesce a trovare motivi per non votare sì e afferma anzi che è stata fatta una campagna di strumentalizzazione politica. E questi ultimi diciotto giorni che mancano al voto devono servire soprattutto ad informare sul merito gli italiani. Questa non è la riforma di Renzi. Questa è la riforma che l’Italia aspetta da trenta anni.  Questo sistema di bicameralismo perfetto non va bene, anzi come ebbe a dire lo stesso Luigi Sturzo, è un vero pasticcio, un impedimento al fluire della politica italiana. Il bicameralismo in vigore nella nostra repubblica non esiste in nessuna democrazia avanzata. Rallenta il processo legislativo e le riforme nel nostro paese. E poiché è auspicabile, nonché necessario, il taglio dei costi della politica e la riforma dell’articolo quinto della Costituzione, non si può che essere favorevoli al Sì. Per il deputato Milazzo il senato dovrebbe rimanere come carica di secondo livello come previsto dalla Costituzione ma il suo ruolo sarebbe quello di rappresentare le autonomie locali e le regioni. Prosegue ammettendo che in Italia abbiamo un sistema che consente venti leggi diverse sullo stesso argomento in venti regioni e questo è un danno enorme per i cittadini e per le imprese che vogliono investire e vogliono certezze in tempi certi e omogeneità di leggi su tutto il territorio nazionale.

Il PD è intenzionato ad informare la gente con il porta a porta sistema capillare che consente di arrivare direttamente nelle case appunto. Un metodo antico ma sempre attuale. E forse efficace.

Alla domanda se considera un errore la personalizzazione del voto referendario perpetrata dal premier  Renzi  e se questo tipo di strategia politica possa ritorcersi contro di lui, (un’ arma a doppio taglio dato che il cittadino contrario al suo stile o al suo programma pur di mandarlo a casa voterebbe NO come voto di protesta) Milazzo ha risposto che è stato un errore da parte del premier all’ inizio incentrare su di sé l’attenzione ma probabilmente questa strumentalizzazione ci sarebbe stata ugualmente.  Renzi e la riforma sono due cose distinte e conclude dicendo che non capisce la posizione dei M5S che si oppongono ai costi della politica. E’ irrazionale e illogico visto che del risparmio hanno fatto il loro cavallo di battaglia per tutte le guerre.

Il totem della intangibilità della costituzione è una falsità assoluta. Per il deputato Milazzo è la nostra bibbia civile, sia per quanto riguarda i diritti civili che i doveri dei cittadini. La Costituzione è un testo perfetto ma le restrizioni esistenti nella seconda parte vanno riviste e corrette. Non indica il deputato, quali restrizioni a suo parere sono presenti nella seconda parte della Costituzione.

Quando fu scritta la Costituzione, il nostro Paese usciva da un periodo storico terribile. La guerra e il fascismo. Bellicità e autoritarismo andavano allontanati, depotenziati, resi inoffensivi, e non più in grado di nuocere alla società italiana.

I nostri padri costituenti si trovarono dunque a dover risolvere il problema del mantenimento della democrazia ed evitare la pericolosa contrapposizione dei due blocchi DC e PCI, partiti forti che avrebbero potuto prender il sopravvento l’uno sull’ altro. E non dobbiamo scordare il rischio di una deriva sovietica della nazione.

Ma adesso che tutto questo è passato, bisogna andare avanti ed essere svelti, al passo con i tempi.

Sulla necessità della sveltezza per la verità hanno battuto un po’ tutti. La stessa senatrice Pamela Orrù afferma che abbiamo bisogno di un Paese adeguato a quelle che realmente sono le sfide europee. Non abbiamo certamente bisogno di fare più leggi semmai di dare risposte ai cittadini in tempi brevi e certi. E ha fatto un esempio significativo. Un disegno di legge sulle isole minori presentato da lei in prima firma nella scorsa legislatura è stato approvato alla Camera ma a causa del mancato passaggio al senato si è impantanato. E questo è motivo di sfiducia da parte dei cittadini che aspettano le risposte. Non è una sfida del PD ma di tutto il Paese.

Stessa posizione assunta dal sindaco Di Girolamo. Anche per lui il Sì migliorerà le condizioni della nostra politica, sbloccandola.

Una legge approvata alla Camera rischia di arenarsi al senato, il quale, anche se la modifica di una virgola, di fatto la rimanda alla Camera e riparte il percorso. Snellire dunque e velocizzare. Il sindaco ha aggiunto anche che in una recente videoconferenza alcuni imprenditori italiani presenti a Dubai hanno manifestato il loro interesse ad investire nel nostro Paese a patto di poter lavorare serenamente e avere risposte in tempi certi e brevi. Il problema della sicurezza per il nostro sindaco passerebbe in secondo piano dato che la mafia è sì un deterrente per gli investimenti ma la si trova sdoganata e ben ramificata anche al nord.

Era presente anche il presidente del consiglio comunale Enzo Sturiano il quale ha tenuto a precisare che occorre intercettare il bisogno di cambiamento che c’è nel nostro Paese e sdoganarlo verso un nuovo corso certamente più celere, meno farraginoso. Che due camere abbiano lo stesso potere è impensabile. Il mondo cambia velocemente e noi in Italia siamo lenti, pieni di norme e per l’approvazione di una legge c’è una doppia trafila intollerabile.

Affermazioni smentite dagli atti parlamentari che provano invece che leggi di interesse politico, quelle ad personam, quelle per le banche e per le caste, e quelle “indicate” da JP Morgan, l’Europa e i gruppi di potere, sono state fin qui approvate in tempi rapidissimi. Anche la modifica costituzionale suggerita esplicitamente da JP Morgan & Co., è stata approvata in tempi relativamente brevi con escamotages tipo il canguro ed altri espedienti messi in atto dalla maggioranza di governo.

Sturiano ricorda che inizialmente era per il NO e ancora adesso pensa che la Costituzione debba essere difesa soprattutto nelle parti fondamentali ma ha cambiato idea perché con queste riforme ci sarà l’elezione diretta dei senatori che non verranno nominati. Questo renderà inevitabile la modifica del porcellum e fare dunque una nuova legge e elettorale. Probabilmente l’ apertura recente nei suoi confronti  al congresso cittadino del PD ci ha messo del suo avvicinandolo alle posizioni prevalenti del SI.

Ma poi il ministro Del Rio è arrivato, in ritardo, ma è arrivato. E si sa che deve essere così.

Per una sorta di codice comportamentale non scritto se una personalità arrivasse in orario deluderebbe le cosiddette aspettative dell’attesa necessarie ad alimentare quell’ aura di importanza e autorevolezza che è bene mantenere.

Il ministro ha subito precisato che conosceva la nostra città, di averla visitata poco tempo fa come turista e avendo portato con sé oltre alla sua numerosa famiglia anche molti amici ha contribuito non poco ad incrementare l’economia marsalese. Ovviamente questo ha catturato le simpatie dei presenti.

L’ introduzione all’ intervento del ministro è stata fatta dalla deputata Antonella Milazzo. “siamo il sale della terra e vogliamo continuare ad esserlo”. Noi abitanti della estrema punta occidentale della Sicilia non siamo da meno a nessuno. Queste sono sue parole. E chi può darle torto?

Alle loro spalle il logo della campagna referendaria BASTA UN SI simbolo di quella parte politica, PD in testa,  che è a favore di questa posizione.

Il ministro Del Rio però subito ci ha tenuto a precisare che era venuto soprattutto per parlare di sviluppo, di autonomia locale, e della maggiore attenzione che la nostra terra spesso dimenticata necessita.

Dunque una cura ricostituente, magari di ferro appunto. Peccato che tutto ciò si stia promettendo a pochi giorni del referendum che vede il NO in Sicilia e il sud in generale avanti di oltre 8 punti percentuale sul SI.

L’aeroporto rappresenta per la nostra provincia un volano per l’ economia. È vicino e deve essere facilmente raggiungibile per incrementare il turismo e il movimento delle persone. Il ministro crede nei voli low cost. Consentono incrementare i viaggi, sia in uscita che soprattutto, si spera, in entrata.  Per questo è ben deciso ad abbassare le tasse  negli aeroporti, almeno 360 milioni di risparmio per i gestori. Di questo ovviamente se ne avvantaggerebbero piccole compagnie come Ryanair (*)  ed   Easy jet. E il viaggiatore.  Del Rio ovviamente non nega le difficoltà che essere piccoli comporta, prima fra tutti dover far quadrare i bilanci e restare in attivo. Nel piano nazionale per gli aeroporti sono previsti due poli aeroportuali per la Sicilia. Palermo, Trapani, Pantelleria e Lampedusa per la Sicilia occidentale e Catania e Comiso per la parte orientale. Ciò che auspica il governo e che è evinto dalle parole del ministro, è una fusione, una comunanza che dir si voglia, per evitare che nel futuro ci siano ulteriori problemi di bilancio e di gestione. Nel piano regionale dei trasporti c’è interesse a rafforzare la governance comune.

Il problema è che non servono due poli ma due “sistemi”, ovvero un gestore unico per la Sicilia Occidentale e uno per la Sicilia Orientale.

Ricordiamo però che alcuni fondi che il governo ha messo a disposizione per il sistema aeroportuale nazionale , possono essere dirottati verso altri aeroporti e discapito di Birgi. Dunque se dovesse vincere il SI ( questo si leggeva fra le righe dell’ intervento)  non si interromperebbe la sinergia degli intenti e delle promesse che si sa in campagna elettorale servono sempre.

Ognuno tira acqua al proprio mulino. I mulini tirano. L’ economia pure. Anche noi tiriamo. A campare.

Tiziana Sferruggia