Marsala: il ritorno della nave romana

Il tempo e il mare.
Il tempo che passa, che è memoria ed oblio. Il tempo che addolcisce, cambia, trasforma, allontana, ricorda. Il tempo che ciclicamente, nel suo eterno divenire inevitabile e indifferente piega i destini e gli animi. Il tempo che è esso stesso figlio dell’anima mundi anzi per dirla con Sant’Agostino è “distensi animi”, la distensione dell’ anima che misura il tempo, ricorda il passato mentre aspetta il futuro.
Il mare che copre, nasconde, riporta, dissolve, crea e distrugge. Il mare che leviga, riduce, nutre, dà e prende, senza padrone, senza confine.
Quanto hanno in comune il tempo e il mare? Credo molto, forse anche troppo. L’eterno fluire e l’inarrestabilità di sicuro. E sono i protagonisti della bella Storia che sto per raccontare.
Nell’estate del 2011 fu scoperto, quasi per caso, il relitto di una nave di epoca romana risalente al terzo secolo D.C. nei bassi e limpidi fondali di Marausa da un ristoratore appassionato di pesca subacquea. Il signor Di Bono, questo è il suo nome, che aveva fatto costruire un muretto vicino la spiaggia, (un piccolo abuso edilizio come tanti purtroppo nella nostra zona), non poteva immaginare che un siffatto sberleffo alle regole avrebbe avuto delle ripercussioni sull’equilibrio marino. Ed invece il muretto, nel tempo, modificò le correnti sottomarine, le quali, cambiando direzione, scavarono un buco intorno ai rizomi di fiorentissima Posidonia che rivestivano e nascondevano, alti più di un metro, la nave romana. Questo fece si che ciò che era rimasto celato dalla sabbia e dal fango per mille e settecento anni si rivelasse agli occhi del ristoratore immerso nel mare di Marausa. E il Caso ha voluto (non è forse il Deus ex Machina che regola passato presente e futuro?) che fosse proprio lui a notare i legni scoperti dalle correnti. Il signor Di Bono, è stato dunque l ‘involontario scopritore di questo gioiello del passato oltre che averne favorito altrettanto involontariamente la rivelazione. In principio fu il muretto come diremmo per semplificare ed attrarre l’attenzione. E forse questo è l’unico caso in cui un abuso edilizio ha prodotto qualcosa di buono.
Causa ed effetto collimano e seducono. E forse tutto quello che accade non è un caso appunto ma il tassello che contribuirà a comporre il risultato finale.
Il signor Di Bono, ad avvenuta scoperta, ha informato la Soprintendenza e da quel momento ha avuto inizio tutto, ovvero l’iter impegnativo che ha consentito il recupero, l’emersione e il restauro del relitto. E tappa ultima fondamentale, finalmente l’arrivo a Marsala.
tusaHo incontrato il dottor Sebastiano Tusa soprintendente del mare, archeologo di fama internazionale, al Baglio Anselmi di Marsala Giovedì 10 Novembre, di mattina. Aspettava l’arrivo delle sette casse provenienti dal porto di Palermo visibilmente soddisfatto. Fin dall’ inizio ha creduto in questo progetto, nel restauro e nella collocazione definitiva appunto nel Baglio marsalese che già ospita la nave punica del III secolo A.C. e il relitto arabo normanno risalente a circa l’ anno mille e più noto come il “ relitto del Signorino”. Sia il dottor Tusa che il consigliere comunale dottor Arturo Galfano già funzionario della Soprintendenza Ufficiale Rogante ed esperto di Beni Culturali, (anch’ egli presente al Baglio e giustamente gongolante in attesa dei 700 tronconi lignei già restaurati) si sono battuti perché tutti i sacrifici fatti in questi anni si concludessero positivamente. E sono riusciti nel loro intento in una sinergia di forze e determinazione e competenze che non possono non produrre ottimi risultati.
La collocazione definitiva al Baglio Anselmi che possiede tutti i requisiti adatti alla stabilizzazione e alla conservazione dei reperti archeologici che ospita è per il dottor Tusa e per il consigliere Galfano motivo di orgoglio e soddisfazione appunto. È una sorta di quadratura del cerchio, insomma, la realizzazione di un progetto che fa di questo Baglio marsalese un importante polo museale di grande interesse. Dopo il ritrovamento del relitto, nell’ Estate del 2011, la Soprintendenza ha provveduto al recupero e il 4 Ottobre dello stesso anno, la nave era già in partenza per Salerno dove ha sede il più importante laboratorio di restauro e recupero dei legni antichi che ha nel nome il segno distintivo della sua vocazione, “legni e segni della memoria” appunto. In questo laboratorio è iniziata la desalinizzazione del relitto e la pulitura. È stato necessario togliere tutta l’acqua di cui erano impregnati i legni e per sopperire al volume mancante si è provveduto a
Riempirlo con sostanze che ne hanno riprodotto le dimensioni ed evitato così che lo stesso legno, una volta rimpicciolito perché asciutto, si contorcesse e non potesse poi essere rimontato.
Ma se per la nave punica è stato utilizzato il PEG ovvero il polietileneglicol, una cera speciale, per questa nave romana hanno utilizzato i polisaccaridi cioè amidi e zuccheri che hanno una ottima valenza riempitiva. I resti della nave romana anche dopo il restauro, in virtù della natura “viva”, tipica del legno, necessiteranno comunque di manutenzione per potersi conservare al meglio. Dovranno essere dunque periodicamente nutriti e protetti con cere cristalline e tenuti in un ambiente a temperatura ed umidità costanti.
La chiglia del relitto lunga circa quindici metri si trova già nel museo dallo scorso Dicembre e osservando la sua reazione all’ ambiente circostante, gli esperti restauratori hanno potuto testare il tipo di prodotto da utilizzare per mantenere il suo assetto stabile e anche il tipo di microclima di cui ha bisogno.
La nave romana al momento del naufragio, nel 240 circa D.C., trasportava olio, olive e frutta secca provenienti dalla antica Bizacena l odierna Tunisia. In quel tempo, come adesso del resto, in questo Paese nordafricano la manodopera costava meno. Sembra ieri, anzi no. E’oggi. È adesso. Allora come ora il prodotto destinato al consumatore medio andava raccolto e lavorato in luoghi a basso costo di produzione per essere rivenduto così ad un prezzo accessibile.
I millenni passano. Il Tempo resiste e spesso ripropone eterni modelli e stili. E questa è una ulteriore conferma di quanto l’alternanza e il cambiamento talvolta siano apparenti.
La nave che stava per entrare nell’ estuario del fiume Birgi (all’ epoca spostato di circa due chilometri verso nord) doveva raggiungere una villa romana lungo il paleocorso del fiume. La villa era un centro commerciale importante e attendeva i prodotti agricoli per smistarli al minuto.
A poca distanza dalla costa però, per una manovra sbagliata o per una raffica di vento, la nave commerciale si arenò e in poco tempo raggiunse il fondo del mare.
Il dottor Tusa con certezza afferma che nel naufragio non vi furono vittime e che quasi tutto il materiale venne recuperato all’ epoca dai marinai. Nessuna battaglia dunque affondò la nave, anche perché il relitto si trovava a poca distanza dalla costa. Il Caso o la fatalità, che dir si voglia, hanno fatto sì che la nave si inabissasse. Il restauro è durato circa 5 anni ed è stato finanziato dai fondi del gioco del lotto ed è costato circa 840 mila euro. La regione Sicilia ha usufruito di questo fondo nazionale. Oltre ai prodotti commerciali la nave romana trasportava i tubuli, ovvero i manufatti necessari per costruire le porte e gli archi nelle case. Esisteva in quel tempo un fiorente mercato nero di questi oggetti. E di questo contrabbando se ne facevano carico i comandanti compiacenti che arrotondavano così le entrate. Il montaggio della nave che inizierà nel Gennaio del 2017 si protrarrà per circa un mese, periodo di tempo in cui i restauratori dovranno assemblare i settecento pezzi di legno contenuti nelle sette casse.
nave-romana1Adesso quello che conta è valorizzare tutto ciò che di importante e prezioso Marsala possiede e farlo entrare in un circuito turistico internazionale
Questo è quanto ha promesso il dottor Luigi Biondo che mercoledì 9 Novembre ha avuto conferma di quanto già fatto come direttore del museo Pepoli di Trapani e ha avuto assegnati nuovi ed importanti incarichi, tutti di prestigio e di responsabilità ovviamente. Il dottor Biondo dirigerà oltre al museo trapanese, anche il Baglio Anselmi, il parco archeologico di Marsala, il museo del Satiro di Mazara, il palazzo Grifeo di Partanna, l’ex Stabilimento Florio di Favignana, e in più tutti i siti archeologici della provincia di Trapani.
Non nasconde né l’entusiasmo per questi incarichi né la consapevolezza di dover lavorare sodo per poter realizzare i progetti gestionali che ha in mente.
“Marsala in questi decenni ha avuto poco interesse, meno di quanto meritasse”. Queste sono sue parole. E poi prosegue con ciò che intende realizzare. Una sorta di gemellaggio con la facoltà di lettere e archeologia di Ginevra per portare a Marsala almeno venti studenti che dovrebbero compiere scavi archeologici all’ interno del parco di Marsala. Tutto il progetto, della durata di tre anni, attingerebbe a fondi messi a disposizione dalla Svizzera. Marsala ha un substrato fenicio punico e livelli greci romani condizione di un sottosuolo unico al mondo. La Storia, si sa, è passata da qui e ogni pietra e ogni angolo trasudano di antico di passato che purtroppo finora non è stato pienamente valorizzato.
Non nasconde la sua emozione Luigi Biondo quando racconta che il presidente della Repubblica Mattarella ha scelto per rappresentare la Sicilia al Quirinale un presepe realizzato dagli artigiani trapanesi del corallo. Un ulteriore conferma di quanto ci sia di significativo nella nostra terra per attrarre turisti da tutto il mondo.
Il nuovo direttore ha in mente un percorso di visite guidato per offrire a tutti i visitatori la possibilità di apprezzare le bellezze artistiche dei luoghi sparsi per la provincia, legati da un immaginario filo rosso. Una sorta di museo a cielo aperto e non un luogo che raggruppi i reperti o le opere.
In questo modo tutto il territorio verrebbe premiato e valorizzato.
E spera di poter realizzare questo suo progetto in tempi brevi.
Ed ecco il Tempo che ritorna, lui padrone delle nostre vite, capace di misurare le nostre speranze le nostre attese e i nostri progetti, talvolta traditore, talvolta alleato.
Ed ecco poi il mare di cui mi arriva l’odore quasi mistico della sua essenza quando esco dal Baglio Anselmi dopo aver assistito all ‘arrivo in diretta delle casse.
Il tempo e il mare e anche il Caso.
Il tempo che è passato, il mare che ha nascosto e il Caso che ha rivelato.
Alla fine della nostra bella storia tutto torna all’ inizio. E non è forse sempre così? Un rincorrersi, un aspettare, un ritorno al passato che non passa e che dovremmo imparare ad amare e gestire per vivere meglio nel futuro.

Tiziana Sferruggia