Mazara. “Colmata b” parola al naturalista, Enzo Sciabica: «le leggi ci sono, rispettiamole»

Continua la spinosa questione riguardante il dragaggio del Fiume Mazzaro.
Mentre la comunità mazarese e la filiera ittica si interrogano su quale sarà la data di inizio per i lavori di cui si attende sempre l’assegnzione della gara d’appalto per il primo stralcio, prosegue la battaglia degli ambientalisti mazaresia difesa della Laguna di Tonnarella, conosciuta anche come “Colmata B”, possibile meta per lo sversamento dei fanghi di risulta. Ne parliamo con Enzo Sciabica, uno dei principali esponenti dell’Associazione Ambientalisti per Mazara del Vallo.
Enzo Sciabica, con la vostra Associazione vi siete fatti portatori di una causa ambientale di serio interesse per la comunità mazarese. Ci può elencare quali sono i rischi contro cui state provando a mettere tutti in guardia?
Se la Laguna di Tonnarella (come è intesa a livello nazionale) o Colmata B dovesse essere sotterrata si cancellerebbe un ecosistema di pregio naturalistico, importante anche dal punto di vista paesaggistico.
Quali sono secondo Lei i possibili interessi politico-economici che spingerebbero per un’immediato inizio dei lavori di escavazione ed un conseguente sversamento dei fanghi nella “colmata B”?
Il porto è il polmone economico della città di Mazara per cui certi interessi sono comprensibili e condivisibili. I lavori si basano, però, su progetti che debbono osservare determinati parametri, tra i quali, nel nostro caso, il rispetto delle “aree sensibili” (oltre a quelle protette). La movimentazione dei sedimenti prevista in progetto ha preso in esame le qualità biotiche e paesaggistiche del tratto di mare destinato ad accogliere i fanghi?
Di recente attuazione è il decreto 173/2016 che riguarda il corretto smistamento dei detriti e dei sedimenti di risulta delle escavazioni fluviali, ci può spiegare come può essere interpretato da coloro i quali si “accalorano” così tanto intorno alla questione escavazione porto canale?
Non sono capace d’interpretare il pensiero di chi si “accalora” senza una valida ragione. Il decreto 173/2016 con il suo allegato tecnico è attuativo dell’art. 109 Dlgs. 152/2006 (che definiva ulteriori misure a tutela dei corpi idrici) e richiama e sostituisce il D.M. 24/1/1996 (scavo nelle acque del mare o in ambienti ad esso contigui, di materiali provenienti da escavo o da altre movimentazioni) con l’allegato A che a sua volta era attuativo dell’art. 11, l. 10/5/1976, n. 319 (norme a tutela per le acque dall’inquinamento). Spesso ci lamentiamo del fatto che le leggi non trovano applicazione perché mancano i decreti attuativi, ma quando ci sono che motivo c’è di… ”accalorarsi”?
Che benefici potrebbe portare in termini economici e ambientali?
In un’area a vocazione turistica, come Tonnarella, la tutela del mare e del territorio prevista dal decreto 173/2016 è garanzia di sviluppo economico compatibile, da noi ancora da assimilare.
Per risolvere completamente il problema, dalla Cgil Giovanni Di Dia ci fa sapere che serviebbero 8 mln di Euro in più rispetto a quelli previsti; è vero? Perché?
Di Dia che, come i naturalisti, conosce le criticità del nostro porto ha ragione e, dopo gli Euro che ha citato in più, penserà pure alla manutenzione continua.
Il vice sindaco, nonché Assessore comunale ai lavori pubblici, Silvano Bonanno reputa l’attenersi al decreto 173/2016 una perdita di tempo, secondo lei perchè?
Dura lex, sed lex e chi prima non pensa (c’era già il D. M. 24/1/1996 e il relativo Manuale, 2007, ex APAT e ICRAM) in ultimo sospira.
Lo stesso vice sindaco Bonanno, in una recente intervista rilascita all’emittente televisiva Tele 8, attribuisce la mancanza di alternative di scarico nella “Colmata B” al progetto iniziale redatto dal Provveditorato Opere Marittime Sicilia, ufficio 3, nella persona dell’Ing. Tallo. Secondo Lei l’indicazione è giusta?
In parte si, anche se bisognerebbe verificare se qualcuno abbia dato indicazioni al progettista o al Responsabile unico del procedimento.
Secondo il Cnr, l’utilizzo di una vasca impermeabile permetterebbe uno sversamento dei fanghi senza comportare un alterazione dell’ecosistema, è vero?
Sull’impermeabilizzazione, ad oggi, mi sembra che si siano espressi solamente il vice sindaco e il progettista, non mi sembra che ci siano dichiarazioni pubbliche (se non sulla qualità dei fanghi) del CNR, per cui questa domanda potrebbe essere posta all’Ente o bisognerebbe verificarlo attraverso l’accesso agli atti amministrativi.
Quindi, infine, cosa servirebbe affinchè si possa in un sol colpo: far risorgere l’economia mazarese attraverso la pesca e allo stesso tempo rispettare le regole e l’ambiente?
Abbiamo già proposto, il 9 febbraio 2016, le possibili soluzioni al soggetto attuatore della movimentazione dei sedimenti, mentre a livello locale, come ha raccomandato l’On. Cracolici in luglio, bisognerebbe aprire un confronto serio tra tutte le parti in causa, con la verbalizzazione di tutto ciò che si dice, in modo tale che tutti si assumano le proprie responsabilità.

Tommaso Ardagna