Marsala. Mercato ortofrutta con coperture di amianto. Il Comune si è autodenunciato?

L’amianto si sa, è da decenni considerato un materiale altamente cancerogeno, malgrado ciò, tonnellate di materiale pericoloso per la salute sono ancora presenti in strutture private e pubbliche.
A Marsala la situazione è alquanto delicata e l’amministrazione che pretende giustamente dai privati lo smaltimento di tale materiale inquinante, non sembra rispettare le prescrizioni emanate.
mercato2Il Dirigente del Settore SPL, Ing. Patti, ad agosto 2015 ha emanato un provvedimento di rinvio di due mesi dell’obbligo di comunicare al Comune, il possesso strutture, siti pubblici, mezzi di trasporti, uffici, manufatti vari e altro materiale con presenza di amianto.
Entro ottobre 2015 quindi, tutti avrebbero dovuto ottemperare. Ma siamo in Italia, anzi in Sicilia, meglio ancora a Marsala e quindi probabilmente pochi hanno ottemperato al provvedimento e , taluni irresponsabili se ne sono disfatti abbandonandolo nelle campagne.
Il Sindaco è noto, è responsabile della salute pubblica e come tale dovrebbe attuare tutte quelle disposizioni necessarie ad eliminare il problema o trovare soluzioni alternative soprattutto dove, come nel caso del Mercato Ortofrutta, struttura di proprietà comunale, la frutta e la verdura sono tenute sotto una copertura di amianto.
“Al di là delle violazioni di legge – ha dichiarato nel 2015 il sindaco Alberto Di Girolamo – faccio appello alla sensibilità e al senso civico dei cittadini per collaborare a questo progetto di tutela del territorio. Disfarsi dell’amianto senza le dovute precauzioni è un reato penale, ma soprattutto un attentato alla salute di noi tutti e delle future generazioni”.
Ma dalle parole il Sindaco dovrebbe passare ai fatti e disporre un immediato intervento a tutela della salute pubblica.
Di certo, non è pensabile che la frutta e la verdura che i marsalesi poi mangiano, continui a rimane “riparata” da tettorie in “amianto”.
Una soluzione per il mercato ci sarebbe. C’è il Mercato Ittico di Ponte Fiumarella, costato 5 miliardi di lire; mai utilizzato per il pesce, che potrebbe essere messo in funzione in tempi brevissimi per il mercato generale ortofrutta.
Una soluzione che vedrebbe tra l’altro, l’utilizzo di una struttura MAI utilizzata e la salvaguardia della salute pubblica.