Enzo Campisi: “Dipingo pensando solo alle cose belle”

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Il protagonista indiscusso di “Malacrita”.
Enzo Campisi, artista poliedrico, dipinge, scolpisce, realizza scenografie teatrali, canta, recita.
Nasce in Sicilia, a Caltanissetta il 28 Marzo 1963, dopo la maturità vive in varie città, Firenze, Palermo e Milano, dove si laurea in Architettura al Politecnico, nel 1990. Si trasferisce a Sarzana per seguire il restauro della Fortezza Firmafede, disegnata da Lorenzo il Magnifico. Torna in Sicilia, e si stabilisce nella sua città natia, dove per quattro anni si occupa di design e artigianato artistico, dando vita al progetto “Gabbia” un prototipo di negozio d’arte, dove si vendono gli oggetti disegnati dal maestro Campisi e realizzati da una moltitudine di artigiani sparsi per tutta l’isola e non solo…Firenze, Prato, Lucca, e Tunisi. Sono tante le materie che costituiscono i suoi oggetti d’arte…carta, legno, vetro, ferro, tufo, plexiglass, ma soprattutto cotto, lava e la ceramica, amore che nasce dalla fraterna amicizia che lo lega a Filippo Fratantoni, maestro e poeta indiscusso di Santo Stefano di Camastra…riferimento anche per Ignazio Buttitta, Vincenzo Consolo e Rosa Balistreri. Poi si apre la parentesi dell’insegnamento dell’Arte nelle scuole pubbliche ed approda nella splendida Marsala, dove inizia fa molte mostre di pittura. Qui incontra il mondo del teatro, studia recitazione e regia, con Giorgio Magnato, che lo inserisce nella sua compagnia teatrale.
Dal 2004 in poi recita in varie opere teatrali, anche nel circuito dei “Teatri di Pietra”, tra le quali:
“Caligola” di Albert Camus
“L’uomo la bestia e la virtù” di Luigi Pirandello.
“L’Iliade” di Alessandro Baricco.
“Processo e morte di Socrate” di Platone.
“Mors et Vita” musical sulla passione di Cristo di Charles Gounod.
“Civitoti in Pretura” di Nino Martoglio.
“Una storia meravigliosa” di Claudio Forti.
“Attenti c’è la zia” di Giovanni Rovini.
“Don Raffaele Trombone” di Peppino De Filippo.
“Garibaldi” di Lucio Galfano. “Fontanamala” di Giulio Anca.
Partecipa, in qualità di lettore, in simposi letterari, di poesia in lingua italiana e siciliana e manifestazioni teatrali, tra cui “L’alba, al Teatro Greco di Segesta” con la lettura del “Giulio Cesare” di William Shakespeare e “L’orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, nel cortile di Palazzo Trabia a Santo Stefano di Camastra, diretto da Filippo Fratantoni.
Dal 2012 collabora con Giancarlo Montesano, che lo ha voluto come attore protagonista, in alcuni dei suoi lavori cinematografici, tra cui “O Roma O Morte, ancora oggi in proiezione continua al Museo Garibaldino di Marsala, nel ruolo di Garibaldi e “All’ombra del carrubo”, nel ruolo di Francisco, lavoro dal quale son state tratte delle scene per il video pubblicitario di “Marsala 2013 – European Wine City”.
Nel 2016 é nel ruolo di un medico austriaco, nel lungometraggio “La voce negli occhi” per la regia di Rosario Neri.

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“Ad un certo tempo della vita si torna a fare quello per cui eravamo portati. Non si può sfuggire a ciò che il Fato ha deciso per noi”. Queste sono parole di un artista totale, di un uomo che si porta dentro l’ Arte come una condizione o un sistema di vita. E’ Enzo Campisi, architetto e designer e professore che dipinge pensando solo alle cose belle e immagina quello che non ha mai visto rielaborando una realtà a volte lambita e sempre sintetizzata dall’ artista che vede e sente anche l’ invisibile. Enzo Campisi crea per sottrazione, avendo cura e premura di non essere ridondante, condizione necessaria per cogliere ciò che è essenziale, ciò che serve per una creazione perfetta. O quasi. Sì perché, lo stesso artista poliedrico confessa di non essere mai soddisfatto delle sue opere e di trovarci, una volta finite, milioni di errori, tanto da avere voglia ogni volta di rifarle ex novo in una ansia creativa di perfezionismo dovuta sempre alla ricerca senza fine che lo caratterizza. I punti di riferimento sono altissimi e spesso inarrivabili, come dice lui. E guardando sempre ai grandi maestri, agli immensi creativi che hanno fatto la Storia, segnando le epoche, la meta che si pone un artista appare spesso irraggiungibile. Tutto è Arte per Campisi. Insegnare ai suoi alunni la conoscenza degli artisti e delle loro opere, educandoli alla bellezza è il suo primo obiettivo. E insegnare loro a guardare le opere cogliendo la vera essenza è ciò che ogni buon maestro dovrebbe fare.
Occorre una buona base per tutto, per essere pronti alla vita e non subirla. Per dipingere l’ astratto è necessario essere capaci di rappresentare il reale. Si arriva all’ astratto come esigenza comunicativa immediata, come sintesi. E citando Michelangiolo Buonarroti afferma che l’ autore de la Pietà che pare capace di parlare, verso la fine della sua vita realizzò opere incomplete, grezze, ma non perché non fosse più capace di farle perfette ma per capire meglio la realtà in cui era immerso, per una immediatezza di comunicazione che superava ogni schema perfetto.
Molte persone davanti un’ opera astratta cercano di vedere qualcosa che li riconduca alla realtà. È un’ esigenza molto comune che rivela la paura di una mancanza di centralità, di non trovare un punto di riferimento. Tutti hanno bisogno di cercare elementi riconducibili alla realtà. Sono pochissime le persone in grado di poterne fare senza. È essere capaci di vivere stabili nell’ instabile, di trovare cioè l’ equilibrio in una vita che equilibrio non ha e che tanto meno dà certezze. La realtà è mutevole e adattarsi ad essa richiede sforzo, capacità di adattamento, di essere mutevoli pur restando fermi. La realtà costringe a riadattarsi, a mutare repentinamente talvolta senza preavviso senza esserne mai pronti. Siamo fragili. Siamo tutti fragili. Specialmente in questo perdersi senza appiglio dove però se si è capaci di resistere e di non soccombere si possono fare viaggi meravigliosi con la fantasia. Uno dei suoi artisti preferiti è l’ americano Hopper che nel figurativo riesce a dare emozioni e costringe chi lo osserva a riflettere sulle domande classiche che sconvolgono l’ uomo. “ Chi sono? E perché sono qui? E cosa c’è dopo questa vita terrena?” Angoscia e malinconia. Ci si sente infinitamente piccoli osservando le opere di Hopper che trascina e non consola. Ma nell’ Arte le domande non trovano risposte. L’ Arte è dubbio.
Eppure, l’essere umano cerca di aggrapparsi sempre. Per reagire. Per reazione al dolore e alla tristezza e all’incertezza della vita.
L’ artista è il figlio più esposto, quello più fragile. Quello che si immerge nel dolore della vita e lo vive fino in fondo. E pensa a Pasolini che si immergeva nelle brutture della vita per saperne parlare, che viveva fino in fondo la violenza dei ragazzi cresciuti nei quartieri popolari per esserne capace di descriverli. Pasolini si tuffava nella vita, vi era immerso. Ne sentiva l’ odore e il tanfo. Se si parla dell’ Inferno bisogna conoscerlo, bisogna esservi scesi e aver tentato almeno la risalita. L’ artista conosce il dramma. E il bordo vertiginoso delle cose. Sa che si trova sempre sull’ abisso, in bilico sul Bene e sul Male, sulla normalità e sulla follia e in questo riesce a essere. A creare. E parlare con Enzo Campisi è stato, come sempre, una passeggiata su quel bordo che ci preme di percorrere indenni.
Tiziana Sferruggia

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