MAFIA: blitiz della polizia in provincia di Trapani. Undici arresti e tre società sequestrate

Il cerchio si stringe intorno intorno a Matteo Messina Denaro, la primula rossa castelvetranese latitante dal ’93 che si avvale di una infinita rete di favoreggiatori, prestanome, imprenditori compiacenti che gli consentono di prendere appalti, foraggiando così la disponibilità economica che è il vero motore di tutto. Nella lista dei fiancheggiatori c’è anche un giornalista freelance su cui il boss poteva fare affidamento. Si tratta di Filippo Siragusa, collaboratore del giornale di Sicilia, accusato di intestazione fittizia dei beni. Lorenzo Cimarosa, cugino di Messina Denaro e collaboratore di giustizia, ha detto che il leit motiv ripetuto dal super boss è la ” trasparenza” per la gestione dei rapporti, per evitare cioè faide interne e malintesi che incepperebbero il meccanismo ben oleato di affari in tutta la provincia.

Fra gli undici arrestati spiccano due nomi di insospettabili, i fratelli mazaresi Carlo e Giuseppe Loretta  già finiti nei guai per smaltimento di rifiuti speciali l’ anno scorso, e che questa volta si sono presi un subappalto per i lavori nell’ ospedale appena inaugurato a Mazara del Vallo. Le indagini condotte dalla dottoressa Teresa Principato e dai PM Paolo Guido e Carlo Marzella e Gianluca De Leo, hanno svelato anche il ruolo di un rampollo di mafia, Epifanio Agate, il figlio di Mariano e fedelissimo dei Riina e di Provenzano. Agli arresti è finito anche Angelo Castelli, mazarese, mentre ai domiciliari sono costretti Andrea Alessandrino, Paola Bonomo, Rachele Francaviglia, Francesco Mangiaracina, Natalija Ostashko e Nicolò Passalcqua tutti nei guai per intestazione fittizia di beni.