FORMAZIONE PROFESSIONALE: ammonta a 200 milioni di euro la truffa

Chi frequenta i corsi professionali è speranzoso. Desidera trovare lavoro, migliorare, ottenere una qualifica che gli consentirà di guadagnare. Chi li gestisce invece talvolta, come nel caso dell’inchiesta della Procura,  è in malafede e mette sù un baraccone che gli consentirà di frodare la Regione e l’ Europa. Negli ultimi dieci anni, Palazzo d’ Orleans, ha finanziato per 4 miliardi di euro questi Enti Professionali ed è una cifra impressionante sulla quale però si sono costruite fortune elettorali, ovvero si sono creati quei bacini di voti sempre utili in caso di bisogno. Dall’ arresto ieri di Paolo Genco, presidente dell’ ANFE, un colosso che conta 700 dipendenti, è venuto fuori che questo Ente ha gestito circa 16 milioni di euro in granparte utilizzati per scopi personali ed illeciti. Genco è anche presidente del FORMA SICILIA ove convergono tutti i grandi Enti dell’ isola ed è sempre stato in ottimi rapporti con il centrodestra di Cuffaro. Addirittura, quando l’ ANFE è stata esclusa dall’ultima graduatoria dell’ Avviso 8, il Nuovo Centro destra di Alfano, ha minacciato di uscire dalla maggioranza. Dagli accertamenti della Guardia di Finanza si sono scoperte spese irregolari per oltre 50 milioni di euro dato che la formazione professionale in Sicilia è uno dei settori più finanziati.  Per accedervi, Genco, ha emesso, secondo la Procura,  fatture false gonfiandole a dismisura con la scusa che servivano a pagare prestazioni professionali inesistenti. In questo lo avrebbe aiutato Baldassarre Di Giovanni titolare dell’ immobiliare ” la fortezza” coadiuvato da una dipendente dell’ ANFE. Genco, col suo metodo, si garantiva dei fondi per acquistare gli appartamenti che venivano rilocati per finalità formative allo stesso ANFE con duplice guadagno.

L’ indagine è scattata da un esposto di un paio di corsisti che non avevano ricevuto l’ indennità di frequenza ed erano stati utilizzati come lavoratori in nero in uno stage presso il gruppo commerciale ALIGROUP. Avrebbero dovuto prestare servizio per un paio d’ ore come banconisti ed invece si erano ritrovati a dovere rispettare in pieno l’ orario di lavoro come gli altri dipendenti regolarmente assunti. L’ ANFE pagava con bonifici le forniture regolari mentre il Di Giovanni pagava in contanti i fornitori inesistenti. Questi soldi venivano utilizzati, secondo quanto afferma la Procura,  dalla compagna di Paolo Genco, Tiziana Paola Monachella responsabile dell’ ANFE di Castelvetrano e quando la coppia si è separata, la Monachella ha chiesto come ” ricompensa” per aver fatto da prestanome,, l’ intestazione di una casa  al mare. Con Monachella sono stati indagati anche Aloisia Miceli e Rosario Di Francesco. E quello che si teme è il licenziamento dei dipendenti.