Gianfranco Buffa: “I miei testi sono una bomba. Ma anche le musiche non scherzano”

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Gianfranco Buffa nasce a Marsala il 29 Luglio del 1958;
nel ‘63 inizia lo studio delle percussioni allenandosi con una scatola dei biscotti Plasmon;
nel ‘64 costringe il padre Rosario a regalargli una chitarra;
nel ‘69 inizia a studiare il pianoforte;
nel ‘72 si iscrive al Liceo Classico;
nel ‘73 scrive le prime canzoni d’ amore;
nel ‘77 parte per Firenze e studia da optometrista “ fra gli occhi e le stelle “ come lui stesso lo definirà;
dal ‘78 all’ ‘82 canta in un piano bar per mantenersi agli studi;
nell’ ‘83 scrive una canzone per il premio “ Piero Ciampi” e viene premiato per la migliore canzone d’ autore;
nell’ 88 parte in tournè con il “ Brass Group “ siciliano e ottiene il riconoscimento “ microfono d’ argento a Cefalù;
nel ‘92 arriva in Francia e suona in un piano bar di Montpelier;
nel ‘94 parte in tournè per la Francia;
nel 2000 scrive le musiche per il “ Cirano di Bergerac” per la commedia dell’ arte;
nel 2002 scrive le musiche per lo spettacolo “ Don Cervantes de la Mancha” per la commedia dell’ arte;
Nel 2003 esce il suo primo album “ Controvento e Controtempo”;
nel 2004 esce il singolo “ luna d’ Agosto”;
nel 2005 parte in tournè con Gerard Pansanel;
nel 2006 esce l’ album con 10 canzoni “ casbah”;
nel 2008 realizza lo spettacolo “ Sud”;
nel 2012 produce “ Cinemagico”;
nel 2016 parte in tornè con Gerard Pansanel con lo spettacolo “ Cinemagico”.

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A tu per tu con Gianfranco Buffa, l’artista marsalese “emigrato” a Montpelier.
Dialogare con Gianfranco Buffa, chansonnier marsalese da trenta anni in Francia per motivi di lavoro, è come andare al cabaret. È lui lo spettacolo, l’Epifania degli intenti e della realtà mai reale spesso ambigua, di certo accattivante. E ti coinvolge con le sue parole, le sue battute le frasi, i pensieri, le locuzioni, gli intercalari.
E anche se da un lato ti fanno ridere fino alle lacrime, da un altro lato hanno un effetto dirompente spesso rivelatore per quanto siano dure, taglienti come stilettate al cuore, fendenti leggeri che sanno però dove e come colpire. È uno spettacolo malinconico la sua commedia, il suo cabaret che è vivo, autentico spaccato di vita vissuta, toccata a piene mani, profonda come il mare. Si ride dunque e si pensa dialogando con Gianfranco Buffa, presto catapultati nella commedia, nel dramma, nella farsa, nel tragico e comico nello stesso tempo.
“Do quello che gli altri si aspettano. La vita per me è commedia dell’arte. Nessuna separazione dunque fra vero e falso pur avendone piena consapevolezza.
Questo artista così sicuro di sé è anche capace di comprendere la fragilità umana che nulla può opporre all’ inesorabile fluire della vita.
“La mia schizofrenia latente è percepita dal pubblico “così dice lui con gli occhi furbi ben consapevole che scrivere in due lingue, il francese e l’italiano impone un dualismo feroce, a tratti compulsivo. Anche perché sempre secondo Gianfranco Buffa, il testo è un pretesto, un modo per dire quello che pensa, quello che sente e aggiunge che senza “lo spettacolo non potrei vivere perché non posso far altro che questo”.
Canta Gianfranco Buffa con una voce calda e carezzevole e le sue parole sono poesia struggente e malinconica. D’amore e di altre complicazioni narra Gianfranco Buffa che ha radici jazz e classiche che affondano fino alla musica etnica (che lui stesso consiglia di ascoltare per poi discostarsene senza mai più tornarci), e che ama paolo Conte, non è mai stato un fans dei Rolling Stones.
E dicendo questo ti spiazza perché lo hai creduto fino a quel momento, anzi ci avresti giurato per la sua verve innata, per la sua dirompente personalità, per quel suo modo irriverente di stare al mondo.
Ma lui è così.
E’ tutto e il suo contrario “mi pongo tanti, troppi, problemi per questo scrivo”.
E questo io l’ho creduto subito, perché è uomo e artista capace di gestire il dubbio.
“Ho quasi sessant’ anni e un artista, anzi no, un uomo, a questa età fa un bilancio. Sono soddisfatto di esistere, non di quello che faccio. E do al mio pubblico quello vuole. Io stesso sono un fruitore di testo.
Io sono tragico e comico. I miei testi sono una bomba ma anche le mie musiche non scherzano”.
Ipse dixit, e se lo dice lui c’è da credergli.

Tiziana Sferruggia