MESSINA: condannato a 11 anni l’ex parlamentare del PD poi passato a Forza Italia, Genovese

Francantonio Genovese

Undici anni di carcere per l’ex parlamentare del PD messinese poi passato a Forza Italia. E’ questa la sentenza emessa dal Tribunale di Messina al termine del processo scaturito dall’Operazione ” corsi d’oro” un’indagine che aveva preso il via dalla truffa sui finanziamenti erogati dalla regione Sicilia agli enti delle formazioni professionali. Alla sbarra oltre all’avvocato Francantonio Genovese, sono finiti anche il cognato Franco Rinaldi, anch’egli passato nel partito di Silvio Berlusconi e condannato dal Tribunale ad una pena di 2 anni e mezzo. Alla moglie di Genovese, Chiara Schirò, sono stati inferti 3 anni e mezzo di reclusione, mentre per la sorella Elena, moglie di Franco Rinaldi, gli anni sono 6 e mezzo. Le accuse sono pesanti. Associazione a delinquere, riciclaggio, peculato, frode fiscale e truffa. E’ stata dunque accolta la richiesta del Procuratore aggiunto Sebastiano Ardita il quale, lo scorso Luglio, in una seduta del processo aveva chiesto per Genovese una pena esemplare. Complesso è il sistema che Genovese aveva messo su per frodare il fisco e scoperto dalla Guardia di Finanza. Le indagini sono iniziate nel 2008 quando la GDF prese in esame le dichiarazioni di reddito dell’avvocato messinese. Ne scaturì un sistema criminale complicato ed efficace, grazie al quale l’ ex parlamentare era riuscito a frodare almeno 6 milioni di euro. Il professionista non avrebbe infatti svolto nessuna delle attività di consulenza fatturata invece a due importanti compagnie di navigazione dello Stretto delle quali Genovese deteneva rilevanti quote azionarie. Queste false consulenze erano effettuate in realtà da altri studi professionali ma questo sistema avrebbe permesso alle due società marittime di erogare grosse somme di denaro elargite all’avvocato Genovese facendole figurare come compensi per sue prestazioni professionali. Le due società dimostrando con fatture false queste spese, dichiaravano un basso reddito e questo gli consentiva di frodare il fisco. Il vantaggio economico per entrambe è stato calcolato per oltre un milione di euro. Genovese, a sua volta, avrebbe ridotto il proprio reddito utilizzando altre fatture false per prestazioni di servizio, come il disbrigo di pratiche d’ufficio e la gestione contabile. A emettere queste fatture era un’altra società, la “Calaservice s.rl” di Messina di cui Genovese deteneva il 99% delle quote sociali. La “Calaservice” presentava bilanci costantemente in perdita, cosa che gli consentiva di non essere in debito con lo Stato. Le perdite erano imputabili sia al pagamento degli interessi sui mutui stipulati per l’acquisto di immobili che pur essendo intestati alla stessa Calaservice srl erano in realtà dell’ avvocato Genovese, sia per pagare spese personali come viaggi e ristoranti. Un’ altro filone delle indagini ha consentito di accedere ai conti bancari in Svizzera dell’avvocato messinese il quale nelle dichiarazioni dei redditi ometteva gli interessi maturati su quei soldi. Per l’ erario si stima una perdita di 2 milioni di euro. Il provvedimento di sequestro è stato disposto nei confronti delle due compagnie di navigazione che avrebbero utilizzato le false fatture emesse dal professionista per un importo pari all’indebito risparmio di imposta. I rappresentanti delle suddette compagnie sono indagati per il reato della dichiarazione fraudolenta.