Marina di Marsala: “Entro l’estate l’avvio dei lavori”

Intervista all’ingegnere Massimo Ombra amministratore della MYR la società che dovrebbe realizzare il Marina Yacht Resort di Marsala.
Se ne parla da anni ormai. È un sogno, un progetto stratosferico, ambizioso, di certo fondamentale per l’economia della città. Potrebbe rappresentare un volano, un riavvio per l’imprenditoria che da anni vive barcamenandosi fra bilanci in equilibrio precario e speranze sempre risicate. Duecento posti di lavoro e 3000 di indotto rappresentano per la città più che una boccata d’ossigeno, una ripresa delle attività commerciali, una rimessa in moto di un intero sistema narcotizzato da anni di crisi. Eppure, più che un sogno, il Marina di Marsala è un progetto già finanziato e che aspetta, come sempre accade nel nostro Paese, l’espletamento di tutte le pratiche burocratiche per la posa della prima pietra. In questo caso, nello specifico dunque, la MYR aspetta l’atto formale di concessione da parte del demanio che rappresenta il vero e proprio atto propedeutico per la concessione del luogo. L’accordo firmato con il sindaco Di Girolamo e Crocetta nell’Aprile del 2016 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, ha riguardato infatti il nuovo piano regolatore del porto, ma è necessario, e ci tiene a ribadirlo l’ingegnere Ombra, che l’atto formale di concessione è determinante dato che regola il rapporto fra il concessionario e la Regione che concede le aree, dato che di fatto, senza questo atto propedeutico all’avvio di tutto “non siamo ancora a casa nostra” come dice giustamente lo stesso amministratore della MYR.
Ottenuto questo, si passerà alla costruzione della diga foranea per la messa in sicurezza del bacino e poi si potrà procedere al trasferimento dei magazzini dei pescatori che attualmente occupano uno spazio denominato “zona del salato”. La maggior parte di questi magazzini hanno tetti di amianto e una della prime cose da realizzare sarà dunque recuperare questo materiale altamente inquinante e procedere allo smaltimento nelle apposite discariche.
È proprio in questa zona che dovrebbero sorgere le magnifiche strutture ricettive e commerciali costruite per accogliere ed intrattenere, si spera, i numerosi diportisti che attraccheranno con gli yacht e che appena scesi potranno dilettarsi fra ristoranti bar, discopub e un infopoint multimediale che li informerà sul percorso enogastronomico della città. Per non parlare delle agenzie di noleggio auto, e del teatro galleggiante denominato “la darsena” in cui si esibiranno artisti, attori, cantanti e intrattenitori vari. Non mancheranno ovviamente anche i centri benessere, le palestre e le sale massaggi. Tutte strutture non riservate soltanto ai turisti ma ovviamente anche ai marsalesi.
Il porticciolo turistico attualmente attivo, diventerà il porto commerciale, quello destinato ai motopesca per intenderci, e per consentire sia la navigazione che l’ormeggio, sarà necessario dragare i fondali attualmente più bassi. Qualche anno fa la questione porto rappresentò per Giulia Adamo, allora candidata a sindaco, il campo di battaglia per la sua campagna elettorale.
La Adamo osteggiò la privatizzazione di una parte così importante della città e forte del fatto di essere deputato all’ARS, si disse quasi sicura di potere ottenere il finanziamento di una simile opera da parte della Regione.
Addirittura diede per certo che il “suo” progetto fosse già stato finanziato con tanto di mappa che attestava la non presenza della Posidonia Oceanica proprio nei fondali dove invece cresce rigogliosa. La Posidonia, in alcuni casi, venne addirittura chiamata impropriamente, “erbetta”.
Gli ambientalisti (ma non soltanto loro, anche gli esaminatori del progetto) sollevarono il problema dopo che come sappiamo ben presto evinse che la bella alga fosse fin troppo presente in quei fondali e che invece si tentava proprio di non tenerne conto e di alterare il prezioso e delicato equilibrio marino.
Tra equivoci e gaffe (la stessa Adamo in un lapsus la chiamò macedonia) fra smentite e conferme, Poseidonia o meno, il progetto è andato avanti fino ad arrivare all’approvazione definitiva che ha spazzato via ogni dubbio e ogni impedimento.
Le tappe che porteranno alla realizzazione di questo faraonico progetto sono tante. Tanto per cominciare, come appena ricordato, sarà necessario il dragaggio del porticciolo turistico i cui fondali allo stato attuale sono insufficienti per la navigazione e l’ormeggio dei motopescherecci che saranno trasferiti proprio dove adesso c’è il porticciolo dei diportisti.
Dragare il porticciolo turistico fino a farlo diventare porto, è di competenza pubblica, ovvero, non è di competenza della MYR che è una società privata. I lavori dunque saranno realizzati dalla Regione che ha già preventivato l’esecuzione tecnica. Anche la realizzazione della banchina curvilinea non sarà eseguita dalla società a cui fa capo Massimo Ombra ma dalla Regione.
Il finanziamento della Marina Yacht Resort è stato approvato da INVITALIA, una agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, una S.p.A partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia il cui amministratore delegato è Domenico Arcuri. È una agenzia che si dedica all’analisi dei progetti presentati dalle società private che promuovono lo sviluppo strategico di un territorio e in questo caso ha ritenuto valido quello presentato dalla MYR.
La legge di contratto di sviluppo consente questo. Dei 28 milioni finanziati, otto, sono fondi regionali detratti dal Patto per la Sicilia e gli altri sono fondi pubblici e in parte privati messi proprio dalla stessa MYR.
Il faraonico progetto è iniziato nel 2008 e un anno dopo è stato presentato secondo la legge Burlando che consente ai privati di poter chiedere all’interno dei porti anche una porzione di essi(in questo caso un approdo turistico) e fare attività imprenditoriale. Ma da nove anni è tutto fermo o almeno così pare dall’esterno. Massimo Ombra però afferma che” la sua società ha lavorato e continua a lavorare per adempire a tutte le pratiche necessarie a che i lavori inizino e proseguano senza intoppi fino alla totale realizzazione.
I marittimi del luogo hanno manifestato qualche perplessità riguardo alla costruzione del porto commerciale in quanto l’unica entrata risulterebbe troppo stretta e consentirebbe manovre difficoltose alle imbarcazioni anche se è quasi inevitabile che sia così. Le forti correnti a cui la zona è sottoposta non consente entrate più vaste. Il porto si trova infatti sulla punta estrema occidentale della Sicilia ed è spesso, come sappiamo, flagellata dai venti di scirocco e maestrale. I marittimi temono comunque che le imbarcazioni possano “muoversi” troppo anche se saldamente ancorate.
In ballo ovviamente ci sono soldi e interessi.
La struttura dell’ex Octopus di proprietà della famiglia Ombra e che un tempo era una discoteca, diventerà un albergo, anzi per dirla con un neologismo usato dallo stesso Massimo Ombra, un “appartohotel”. Dei tre milioni necessari per la realizzazione di questo progetto, la MYR ha ottenuto il finanziamento per buona parte attingendo ai fondi del contratto di sviluppo.
Il rientro del capitale messo a disposizione da parte della società di Ombra sarà ovviamente dilazionato negli anni. Per 70 anni avrà la concessione di questa porzione del bacino pèortuale e ne gestirà i servizi. L’enfasi e l’ottimismo con cui l’ingegnere Ombra ha annunciato l’inizio dei lavori fa ben sperare. Entro l’Estate ha detto. E il cantiere che durerebbe almeno due anni porterebbe una ventata di energia. Sarà un’Estate calda dunque e piena di lavoro. E lo speriamo.

Tiziana Sferruggia

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