“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”. A tu per tu con i “D’ALTRA PARTE”

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Lev Michailovic Tolstoj lo sapeva bene.
Ma anche loro, i “D’ALTRA PARTE”, lo sanno. Sanno che parlare del particolare è rivelare l’universale perché tutti gli uomini del mondo si assomigliano e sono agitati dalle stesse passioni e dagli stessi interessi. E piangono e ridono e amano e odiano per gli stessi motivi. Ed essere capaci di cogliere la loro essenza è da veri artisti.
E poi, non sempre è un caso se si diventa famosi, bravi, apprezzati.
Spesso è colpa o merito del talento. E questi tre artisti ne hanno. Hanno il talento scrupoloso di chi è stato allievo di un grande maestro. E loro un grande maestro lo hanno avuto.
E più volte ho detto e scritto quanto i buoni maestri siano fondamentali.
Un buon maestro ti insegna a liberarti dell’inutile, a sviluppare ciò che è in fieri, sospeso fra l’essere che ancora non è (ma che vi aspira fortemente) e fra ciò che è sì ancora in potenza e che però ha buona materia da cui attingere.
I “D’ALTRA PARTE” hanno attinto dal metodo Michele Perreira, dalla scuola del grande regista e scrittore palermitano che fu fra i fondatori del “gruppo 63 e scomparso nel Settembre del 2010 e che ha insegnato nella prestigiosa scuola di teatro di Marsala dove i tre artisti per l’appunto si sono conosciuti.
E si vede. Anche loro, come il Perreira, sono fortemente legati al loro territorio perché come diceva il loro maestro” si può fare grande teatro anche in uno sgabuzzino”.
Nel piccolo c’è dunque il grande. Nel villaggio c’è il mondo intero. Basta saperlo tirar fuori e questo è possibile se si è consapevoli osservatori della realtà.
La satira, il grottesco, l’analisi della società. Lo spietato, a tratti benevolo, e mai accondiscendente trio, questo fa. E già nel nome che hanno scelto, in questa locuzione avverbiale, si intuisce il loro straordinario stile.
D’altra parte significa anche tuttavia e d’altronde. È proposizione avversativa e anche limitativa e in essa si presagisce l’anelito, il bisogno di equilibrio nell’instabile vita beffarda che ha senso solo se si ha il coraggio di sbeffeggiarla, di prenderla in giro prima che lei, la vita, ci fagociti, madre e matrigna come spesso è.
Decisione e titubanza. Ricerca e astrazione. Poesia e prosa. Prosaico ed eccelso. Tutto e niente.
Questo sono i “D’ALTRA PARTE” che nelle loro performance teatrali lasciano trasparire cultura e sapienza anche (direi soprattutto) quando fanno parlare i loro personaggi marsalesi.
Come non parlare di quel femminone di Giovanna la parrucchiera, icona pop in bilico fra una vamp dalla carica erotica spiazzante e una asessuata casalinga senza desideri né più voglie o dell’irresistibile Maria Giusy Stallatico, prototipo della donna precisina che assolve ai propri compiti attenendosi ad un rigido protocollo (senza il quale sarebbe perduta) assurta agli onori e oneri della politica non per capacità ma perché parente di gente importante.
Sono personaggi apparentemente facili ma in realtà si tratta di autentici spaccati di sociologia.
Il trio gioca con le parole e le piega al suo volere, studia la musicalità della lingua fino ad assorbirla e tramutarla come cosa viva nei testi teatrali.
I “D’ALTRA PARTE” sono tenacemente legati al loro territorio, anzi a esso attingono a piene mani.
“Qui abbiamo conquistato il nostro pubblico e qui ci piace stare anche se è un ambiente ristretto. Per questo non escludiamo di portare le nostre cose fuori”.
Il loro teatro non è provinciale.
Hanno portato in scena Marinetti e Benni, Alan Bennet e i testi del commediografo surreale Raul Damonte Botana in arte Copi, abbracciando le drammaturgie di un secolo “scosso” parafrasando il titolo della loro prima rassegna estiva, quattro spettacoli che hanno segnato l’inizio della loro carriera. In quella occasione portarono in scena avanguardisti, futuristi e dadaisti fino ad arrivare ai giorni nostri.
Andar via da questa terra, buona e cattiva al tempo stesso, aprirebbe loro molte porte. Restare qui ha un costo e loro ne sono ben consapevoli.
“Esistono due tipi di provincialismo, entrambi poco costruttivi. Il primo ti fa pensare che vivi in un Paradiso e che in nessun posto si stia meglio. Il secondo è del genere esterofilo. Tutto quello che viene da fuori è bello e degno di interesse. In entrambi i casi si ha torto perché non bisogna escludere nulla anzi tutto è inclusione.”
Andrea Scaturro lo ha detto e come dargli torto? Per una analisi perfetta del reale è necessario prendere tutto e poi filtrarlo con un setaccio più o meno stretto.
E ciò che resta è la materia plasmabile dell’artista.
Tiziana Sferruggia

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La compagnia teatrale è nata nel 2007 da un gruppo di attori diplomati presso la “Scuola di Teatro” del comune di Marsala diretta da Michele Perreira.
Ne fanno parte Andrea Scaturro nato nell’80 diplomato attore e che ha seguito laboratori teatrali con Emma Dante, Sabrina Petyx, Claudio Collovà, Francesca Della Monaca e Francesco Esposito. Interprete di ruoli importanti fra cui: “il pellicano” di Strindberg, “i ciechi” di Maeterling, “capitan Ulisse” di Savinio, “Marat-Sade” di Weiss, “la cantatrice calva” di Ionesco, “la chiave dell’ascensore” di Kristof, “Kean, Passione e Seduzione” di Perreira, “la domanda di matrimonio” di Cechov, “il canarino muto” di Ribemont-Dessaignes. Curatore dei testi del personaggio Giovanna la parrucchiera.
Gianfranco Manzo, nato nell’82 e diplomato attore, ha seguito laboratori con Emma Dante, Sabrina Petyx, Claudio Collovà e Francesca Della Monaca. Tra le opere cui ha preso parte come attore ricordiamo” la cantatrice calva” di Ionesco, “la stanza di Veronica” di Levin, “iciechi” di Maeterling, “un albergo sul porto” di Ugo Betti, “la vita che ti diedi” di Pirandello, “Kean, Passione e Seduzione” di Perreira” veglie e orfani” di Rilke, “Marat-Sde” di Weiss, “il bicchiere di staffa” di Pinter, “capitan Ulisse” di Savinio, “le vedove” di Marrone, “la domanda di matrimonio” di Cechov, “il canarino muto” di Ribemont-Dessaigners. Nel 2015 è stato voce recitante nel Peer Gynt di Ibsen. Dal 2010 è coautore assieme ad Andrea Scaturro dei testi di Giovanna la parrucchiera e ne veste i panni.
Luisa Caldarella, è attrice e violinista. Ha conseguito il diploma di attrice. Ha seguito laboratori teatrali con Francesco Coppola, Filippo Luna, Francesca Della Monaca, Claudio Collovà, Sabrina Petyx ed Emma Dante.Nel 2010 le è stato conferito il “Premio Fersen” come migliore attore creativo. Ha interpretato ruoli ne “le Eumenidi” di Eschilo, “Marat-Sade” di Weiss, “veglie e orfani” di Rilke, “Kean, Passione e Seduzione” di Perreira, “e parlavo alle bambole” di Boggio, “i ciechi” di Maeterling, “le baccanti” di Euripide, “l’orso e la domanda di matrimonio” di Cechov, “lo zoo di vetro” di williams, “l’ospite di Evelina” di Viganò, “la cantatrice calva di Ionesco, “il canarino muto” di Ribemont-Dessaignes e le “vedove” di Marrone.
SPETTACOLI PRODOTTI
2007 “il secolo scosso” rassegna in 4 spettacoli
2008 “la cantatrice calva” di Ionesco
2009 “aspettando Alejandro” atti unici di Ribemont-Dessaignes, T.Marrone, Cechov
2012 “d’ Estate non facciamo programmi”
2013 “fuoriprogramma”
In allestimento nel 2017, Febbraio, Lady Geniusa di Giovanna la parrucchiera e nel Marzo, Broken Art presso la Sala Cavarretta del Carmine
Il 16 Dicembre del 2016 è stato presentato il libro “Geniusa” aneddoti e racconti a cura di Scaturro e Manzo e interpretati da Giovanna la parrucchiera