giovedì, Febbraio 22, 2024
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Omicidio Manca. Sapeva troppo della latitanza di Provenzano, un cugino fra i killer

” Non fu suicidio a base di droga”. A tredici anni della morte di Attilio Manca, le dichiarazioni del pentito Giuseppe Campo gettano una nuova luce sulle troppe ombre del caso avvenuto nel Febbraio del 2004 a Viterbo. Il pentito che rivela l’inquietante verità è un ex mafioso della provincia di Messina e ha scelto di incontrare l’ex PM Antonio Ingroia, ora avvocato della famiglia del defunto assieme a Fabio Repici, per queste rivelazioni choc. Attilio Manca, il giovane urologo di trentacinque anni particolarmente bravo, venne ucciso perché sapeva troppo della latitanza del boss Bernardo Provenzano che aveva avuto bisogno delle sue prestazioni mediche. Vuota il sacco il pentito che avrebbe deciso di parlare dopo aver visto l’intervista della madre del giovane medico che non ha mai creduto alla morte per overdose del figlio. ” Avevo ricevuto l’ordine di ucciderlo_ afferma il pentito- avevo pure le armi, “ma poi mi dissero che era stata trovata un’altra soluzione meno rumorosa. Alla sua morte partecipò uno dei cugini di Attilio, Ugo Manca ” . Il medico venne trovato sul letto, nudo, con la cocaina sparpagliata ovunque. Venne ucciso perché non erano sicuri che tacesse sul boss, perché considerato più fragile rispetto a quanto preteso dalle circostanze

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