Marsala, strade e marciapiedi invasi dai rifiuti

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Lo slalom del cittadino  lilibetano che scansa sui marciapiedi i sacchetti di spazzatura dilaniati dagli animali per non imbrattarsi le scarpe e magari si tura anche il naso giusto il tempo di passare oltre, a cercare l’ aria pulita, rinnovata, salubre, ha un che di eroico. Ma è solo spesso un’illusione. Ben presto si imbatterà nella prossima catasta mefitica e ripeterà l’apnea, e ripeterà lo slalom e ricercherà il pulito in una costante e snervante reiterazione di gesti quotidiani che fanno parte della sua esistenza. E’ quasi un’arte camminare sul marciapiede marsalese. Bisogna saper intercettare la scia che ha lasciato poco prima, a suo ricordo, il fedele amico a 4 zampe del proprietario incivile che lo ha portato a spasso, occorre saper scansare la spazzatura e stare attenti alle mattonelle dei marciapiedi divelte dalle radici degli alberi che, per fortuna, cercano spazio, anelano alla libertà, alla vita, e allora se ne infischiano di stare costretti dentro un esiguo spazio a loro assegnatogli perchè loro, gli alberi,  sono la Natura e la Natura ha un’unica regola seguire, ilproprio corso. Non è la prima volta che segnaliamo l’increscioso problema. Neanche un mese fa ne abbiamo scritto e adesso, purtroppo, torniamo, più decisi che mai, perché non ci arrendiamo all’ “indifferenza”.

Eppure a Marsala la raccolta differenziata funziona e ha raggiunto il 50% ed è un buon risultato. Ma evidentemente in quella percentuale restia a partecipare alla civilissima pratica del differenziare i rifiuti e che a quanto pare rappresenta lo zoccolo duro degli incivili che non vogliono contribuire al decoro, alla pulizia e alla vivibilità della loro città, dobbiamo collocare i proprietari della munnizza abbandonata sui marciapiedi alla mercè degli animali raminghi che pur di mettere qualcosa sotto i denti sparpagliano il contenuto dei sacchetti ovunque. Gli indefessi dell’abbandono selvaggio dei sacchetti della loro spazzatura sui marciapiedi che invece sono di tutti, sono esempi lampanti di ebetismo. Indifferenti al futuro, vivono un presente invivibile e non coltivano nemmeno il proprio orticello dato che, per dirla con il filosofo francese Voltaire, occorre invece sempre saper coltivare e tenere pulito l’orticello che abbiamo davanti casa, non foss’altro perchè ciò che è fuori è dentro di noi e viceversa e tutto ci riguarda e fare finta di non vedere non significa che una cosa non esista. E’ come chiudere gli occhi e illudersi di aver annullato il reale. Il 50% della popolazione che non differenzia purtroppo fa la differenza, ovvero costringe i virtuosi a subire la loro inciviltà. E’ in un certo senso un despota che impone le proprie scelte sbagliate e cieche a chi invece è un essere pensante. Non è democratico quel restante 50%. E non capisce che la città è anche sua e dei suoi figli, dei suoi nipoti, delle persone che ama perchè ci rifiutiamo di credere che quel restante 50% irriducibile non abbia figli o nipoti e che viva, come un verme solitario, nel buio di un intestino chiuso. E non vuol capire e non capisce, che la città pulita porta bene a tutti, anche a loro.