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Custonaci, “il silenzio è mafia” al teatro festival

Venerdì 3 marzo, alle ore 21.15, a Custonaci,  andrà in scena la tragedia teatrale “Il silenzio è mafia – da Impastato a Manca” con Claudia Gammicchia, Renato Bica, Roberto Valenti con la regia di Ivan Alabrese e Maria Enrica Sanna. Lo spettacolo rappresenta le storie di 4 personaggi (Peppino Impastato, Beppe Alfano, Ilaria Alpi e Attilio Manca) che si sono opposti, in modi diversi, alla mafia ed alla corruzione. Un momento di forte riflessione per il pubblico, un teatro d’impegno civile.«Lo spettacolo rappresenta alcuni momenti salienti della vita dei vari personaggi ricollocandoli a volte  nel presente, a volte nel passato, con l’intento principale di poter rendere eticamente giustizia a queste persone. Lo spettacolo vuole dare voce anche al dolore di tutti i familiari delle vittime della mafia» così afferma il regista Ivan Alabrese.Primo personaggio rappresentato nella pièce teatrale è Giuseppe Impastato, detto Peppino, giornalista, attivista e poeta italiano assassinato il 9 maggio 1978, su ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti (detto Tano) a causa dei suoi discorsi di denuncia contro le attività di “Cosa Nostra” (la mafia siciliana), diramati attraverso “Radio Aut”, emittente radiofonica da lui fondata. Altro personaggio della rappresentazione teatrale è Giuseppe Alfano, detto Beppe, giornalista della testata “La Sicilia” di Catania ucciso dalla mafia per le sue investigazioni giornalistiche. Si continua con Ilaria Alpi, giornalista e fotoreporter RAI del TG3 assassinata insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 in Somalia perché aveva scoperto un traffico internazionale di rifiuti tossici e prodotti radioattivi provenienti dai Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell’Africa, in cambio di tangenti e armi.

Il dramma teatrale si conclude con la storia di Attilio Manca, medico urologo molto rinomato per la sua specializzazione conseguita in America. Fu trovato cadavere nella sua abitazione di Viterbo l’11 febbraio 2004. L’autopsia certificò la presenza nel sangue di eroina ed il caso fu inizialmente ritenuto un’overdose, poi archiviato come “suicidio”. I genitori si opposero all’archiviazione sostenendo che il figlio fosse stato ucciso poiché avrebbe riconosciuto, in un anziano paziente da lui operato, il boss mafioso superlatitante Bernardo Provenzano.

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