Gino De Vita: «Era scritto nel firmamento che io suonassi»

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«Puoi essere soddisfatto e fare le cose che ti piacciono ovunque. Non è il luogo che fa la felicità ma il tuo essere. Non ci sono altri segreti per vivere bene perché quello che sei lo porti ovunque e il luogo lo fai tu».
E lo dice con voce calma e consapevole ed io penso ad un motto che dovrebbe essere il faro delle nostre vite: «se farò quello che amo sarò libero» e capisco che la nostra chiacchierata promette bene. L’incontro con il musicista compositore e arrangiatore di testi Gino de Vita, l’uomo dagli inconfondibili capelli ricci e dai grandi occhi azzurri, che ha scelto di vivere a Marsala, sua città natale, è una rockstar che ha conservato la sua meravigliosa dimensione umana. Ama la famiglia, la natura, fonte di ispirazione per la maggior parte degli artisti, ama la sua terra natia e le produzioni Artistiche locali. «Compro libri e quadri e musica realizzati dagli artisti della mia terra. E’ il mio piccolo contributo per incentivare la loro opera. Ce ne sono tantissimi e bravi. I più bravi non stanno per forza fuori, basta guardarsi attorno per vedere un fiorire di talenti. Semmai molti sono sprecati perché siamo una realtà provinciale e chi sceglie di restare qui è penalizzato». A Gino De Vita brillano gli occhi quando racconta la sua folgorazione, il preciso momento in cui decise che sarebbe vissuto per la musica, accarezzando quel meraviglioso strumento a corde che è tuttora quasi una sua appendice, un’estensione del suo corpo. «Avevo quattro anni quando vidi la chitarra di un mio cugino appoggiata ad una poltrona del salotto. Lei era lì, come una bella donna, sicura e attraente, Ricordo il suo colore, un ineguagliabile lucente rosso sfumato che non dimentico. Era maestosa e mi attrasse senza ritegno. Capii che avrei fatto il chitarrista e che mi sarei impegnato con tutte le mie forze pur di realizzare quella decisione». Il talento da solo non basta a realizzare i propri desideri, men che meno ad avere successo. Ci vuole determinazione e purezza di intenti. La decisione di Gino de Vita presa in quel lontano 1973, è stata realizzata e se adesso è quel grande musicista che è, lo dobbiamo soprattutto alla sua caparbia determinazione. “Mio padre aveva molti dischi, amava la musica e li ascoltava nello stereo buono. Erano dischi che abbracciavano molti generi, dalle arie classiche ad Adriano Celentano, da Julio Jglesias al Quartetto Cetra. La nostra casa era sempre piena di musica. In prima elementare I miei genitori mi regalarono la mia prima chitarra professionale. Mio nonno abitava in una casa che dava su una strada del centro storico e lì, in un garage vicino, facevano le prove i “Telestar” un gruppo di musicisti marsalesi che suonavano nei matrimoni. Li ascoltavo tutti i pomeriggi sognando il giorno in cui anche io avrei fatto le prove con il mio gruppo e mi sembravano dei privilegiati. Ho avuto dei buoni maestri. E spesso accade così. E’ una condizione necessaria per riuscire bene nella vita. Le mie prime lezioni di chitarra me le ha date Tommaso Lama uno dei migliori didatti europei che viveva a Imola. Non appena seppi il suo nome cercai il suo numero di telefono in uno di quegli elenchi scartabellati che si trovavano nei luoghi dove si poteva chiamare da un fisso con gettoni in tutto il mondo. Lama non credette alle mie parole. La mia voce era quella di un bambino e pensava fosse uno scherzo. Per convincerlo dovetti ritelefonargli la sera da casa mia, dal nostro telefono e lui mi chiese di parlare con uno dei miei genitori. Io gli passai mia madre. Le decisioni venivano sempre prese da lei. Mio padre pensava soprattutto a lavorare. Il maestro Tommaso Lama tentò di dissuaderla. Ci volevano 50 ore di treno fra l’andata e il ritorno da Marsala a Imola. Valeva la pena di tutto quel sacrificio per un’ora di lezione? ero un bambino di 11 anni e avrei dovuto viaggiare da solo. Ma non ero un bambino qualsiasi. Avevo il sacro fuoco dell’artista, del musicista, del chitarrista che mi sosteneva. E bruciava dentro la volontà di riuscita, di imparare, di diventare bravissimo e fare sempre meglio”. E così mia madre diede il suo consenso. Un gelido mattino di Febbraio, prima dell’alba, alle 4, mio padre mi accompagnò alla stazione. La partenza è sempre un momento penoso, per i saluti, le raccomandazioni, i consigli, le paure che questo comporta. Ma io pensavo solo a Imola. Da Marsala a Palermo il treno ci impiegò 5 ore, un tempo infinito, dilatato come se non fosse più reale ma frutto della mia immaginazione. A Palermo aspettai la coincidenza della Freccia del Sud. Arrivai a Bologna attraversando quasi tutta l’Italia l’indomani alle 8 del mattino. Il freddo di Bologna tagliava le ossa. Ma io non mi arresi. Alla stazione aspettai nuovamente ore per la coincidenza per Imola. Di quella volta ricordo l’emozione per l’incognita e il desiderio sempre più vicino. Quando arrivai a Imola venne a prendermi Tommaso Lama mi portò a casa e mi fece suonare. Mi ascoltò e poi mi disse che nella vita avrei fatto il chitarrista. Cinquanta ore di treno per un’ora di lezione, due volte al mese per sei anni. Questo ho fatto e me ne vanto. Avevo 11 anni ma sapevo quello che volevo”. Gino de Vita insegna da vent’anni nella sua Accademia, la GVT dalla quale sono usciti i migliori talenti musicali della Sicilia occidentale e di questo ne va giustamente orgoglioso. Affidabile ed eclettico, durante le sue esibizioni non disdegna improvvisazioni e virtuosismi che incantano il pubblico.

Tiziana Sferruggia

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