Marsala, la cantina “Colomba Bianca” vola verso il successo. Taschetta: «Creiamo i vini che il mercato vuole»

È questa la strada per il successo, cioè il rispetto dell’ambiente che va sempre tutelato e degli agricoltori che lavorano con cura e dedizione la vite, simbolo della nostra terra, della nostra economia. I numeri di “Colomba Bianca” la più grande cooperativa sociale che esista in Sicilia parlano chiaro. Settemila e cinquecento vigneti, cinque cantine, duemila e quattrocento soci e tanto impegno. Un instancabile, maniacale ricerca attraverso una serie di strategie per affermarsi sempre di più nel mercato e migliorare i propri prodotti. Il presidente della “Colomba Bianca” Leonardo Taschetta non nasconde la sua soddisfazione.
Da quattro anni con le pubblicazioni fatte in sinergia con Uva Sapiens, il consulente enologico della ditta, monitora l’andamento della produzione e l’andamento delle sue cantine. Sono una sorta di studio che consente di tenere sotto controllo la produzione, l’imbottigliamento, la vendita ma anche le condizioni climatiche, le potature, i metodi di lavorazione che hanno consentito in questi ultimi anni il miglioramento o comunque la trasformazione e l’adattamento necessari per essere sempre competitivi e all’avanguardia. Il confronto è sempre necessario e comparare i dati serve a rivelare gli errori e le giuste scelte fatte. Le pubblicazioni sono un metodo utile a cui l’innovativa casa vinicola attinge per migliorare i suoi vini, con un occhio sempre attento e rivolto ovviamente ai cambiamenti del mercato.
«Ogni nostro vino è dedicato ai nostri agricoltori». È questa la frase che riassume l’impegno di Taschetta a non tralasciare nulla, di controllare come egli stesso dice, con meticolosa attenzione tutti i passaggi, tutte le fasi che consentono di realizzare i vini famosi e apprezzati in tutto il mondo, partendo dalla produzione appunto fino all’imbottigliamento e alla conseguente distribuzione.
La pubblicazione era nata all’inizio per garantire un servizio ai numerosi soci, per ottimizzare al meglio la cura della pianta, dalla potatura al controllo della chioma e delle fitopatie.
Negli ultimi tempi però si è trasformato in uno strumento di carattere commerciale. «Questo nostro libro, quelle delle pubblicazioni intendo, non manca mai sul tavolo quando noi facciamo le nostre degustazioni con i clienti per dimostrare con i fatti, e non a parole, un’attenzione forte al territorio, un’attenzione a volte quasi maniacale ed è una cosa che fa piacere alla gente che vuol comprare i nostri vini. Lo facciamo sia per gestire meglio i nostri vigneti ma anche perché la raccolta di questi dati ci consente di appurare le reali potenzialità del nostro territorio. Da ogni areale possono uscire degli ottimi vini magari con caratteristiche diverse ma altrettanto buone». Taschetta sa che lavorare 700 mila quintali di uva non è facile ma quello che contraddistingue “Colomba Bianca” è l’attenzione per le piccole cose. La cooperativa agricola sviluppa una serie di progetti per captare la direzione giusta da prendere e gli obiettivi da perseguire. Indirizzare gli sforzi verso specifici obiettivi è quello che ogni imprenditore dovrebbe fare. Il rammarico di Leonardo Taschetta è di non poter pagare le uve ai produttori con una cifra gratificante anche se il mercato non consente un margine di guadagno più ampio. Ma Taschetta non si piange addosso. È un uomo volitivo che si sbraccia le maniche per trovare le soluzioni più adatte. Il successo di un’azienda come “Colomba Bianca” deriva dai singoli successi di ogni singolo socio, di ogni enologo, di chiunque faccia parte in qualche modo dell’azienda, nessuno escluso. Ognuno può dare e dà il suo personale contributo al successo di tutti. Fra gli IGT, un vino versatile come il “principe Granatey”, accontenta i gusti più raffinati, mentre la verve di un extra dry come il “Lavì” esprime tutto il brio di uno spumante lavorato col metodo charmat. Il “Terroir” è il vino di punta biologico e vegano ed è il risultato delle migliori selezioni di uve.
Mettersi a produrre vini biologici e vegani è stata una scommessa ma Taschetta si dice ottimista anzi crede nel fatto che tutta la Sicilia dovrebbe diventare a vocazione biologica, non soltanto per una scelta di carattere filosofico e popolare ma per una scelta di carattere economico. In dieci anni, se la Sicilia troverà il coraggio di trasformarsi in un’isola bio, in cui tutto il comparto agroalimentare non avrà bisogno di pesticidi per produrre al meglio, l’economia ne risentirà e ne raccoglierà i benefici frutti. A supporto delle scelte del presidente Taschetta c’è l’avallo dei soci che finora hanno ricavato utili da una simile gestione della cantina. E come dice lo stresso presidente, «ognuno di noi va a finire esattamente là dove è diretto»