Palermo, il sindaco Orlando: «Siamo diventati un punto di riferimento per l’accoglienza e la mobilità umana»

In vista delle prossime amministrative di giugno, abbiamo cominciato ad intervistare alcuni tra quelli che saranno tra i protagonisti dell’imminente campagna elettorale. Abbiamo cominciato con il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Un politico esperto, un dominatore della scena.
Sindaco, alle prossime amministrative di maggio lei sarà nuovamente candidato alla poltrona di primo cittadino. Si sente già in campagna elettorale?
«Chi amministra il denaro pubblico è sempre in campagna elettorale. Penso che sia opportuno per rafforzare il percorso straordinario di cambiamento di questa città. In questi anni Palermo sta notevolmente cambiando. I miei primi tre anni sono stati un terribile sforzo finanziario per non andare in default. Il Comune aveva un bilancio in rosso. Tre aziende partecipate erano fallite con sentenze di tribunale. Ho dovuto licenziare 4200 persone, tutte riassunte in seguito ma è stata dura. Oggi a distanza di tre anni tutte le aziende partecipate hanno utili in esercizio. L’anno scorso per la prima volta il Comune di Palermo, come società, ha avuto due milioni e mezzo di utili. Abbiamo portato dal 40 al 70% le entrate. Abbiamo ridotto la spesa del personale dal 62 al 32%. Scelte dolorose ma necessarie per accedere a quella che io chiamo una nuova era. Sostanzialmente siamo nelle condizioni di vivere dunque una nuova fase, quella del cambiamento culturale. Siamo diventati un punto di riferimento per l’accoglienza e la mobilità umana. La nostra carta vincente è l’accoglienza dei migranti».
Il sindaco di Tirana è venuto qui. Il tema era l’accoglienza. Come è andata? Di cosa avete parlato?
«Abbiamo approvato la carta di Palermo dove abbiamo proposto l’abolizione del permesso di soggiorno. Nessun essere umano è costretto a restare nel luogo dove nasce, ognuno dovrebbe potersi spostare e vivere dove meglio crede. Stiamo riposizionando l’immagine di Palermo nel mondo».
Come vengono visti i migranti a Palermo? Come opportunità o come “togli lavoro”?
«I migranti non suscitano a Palermo nessuna manifestazione di intolleranza. Una ragazza portatrice di handicap mi ha scritto una lettera dicendomi, caro sindaco grazie, da quando tu accogli i migranti mi sento meno diversa dagli altri. I migranti servono a interrogarci sui nostri diritti, per prendere coscienza di noi».
Palermo capitale della mafia oppure Palermo capitale della cultura?
«Nel 2018 Palermo sarà capitale della cultura. Questo prezioso e tanto atteso riconoscimento ci fa piacere. Ma non ci fermiamo qui. Ospiteremo “Manifesta” l’importante mostra biennale europea di arte contemporanea con sede ad Amsterdam e che organizza mostre sempre in luoghi diversi. Nel 2014, a San Pietroburgo ha fatto un milione e quattrocentomila visitatori. La biennale di Venezia ne fa quattrocentomila. Noi faremo di più».
Palermo cosa aspira a diventare?
«Una città turistica questo deve diventare e già lo è. Questa piazza, (e si riferisce a piazza Pretoria, sottostante il palazzo delle Aquile dove stiamo parlando) un anno e mezzo fa era piena di gente che protestava, mi insultavano ed era piena di macchine. Ora è senza macchine e senza manifestanti e piena di turisti».
Ha sedato le proteste?
«Ho fatto e faccio il mio lavoro. Abbiamo salvato migliaia di posti di lavoro».
Cosa mi dice dell’aeroporto di Palermo? E come va la gestione Gesap? È destinato a fondersi con Birgi?
«L’aeroporto di Birgi non ha futuro. L’unica speranza per la sua sopravvivenza è collegarsi con Palermo. Avrei interesse a non dirlo ma è evidente che è così. Una società aeroportuale ha due facce. Una faccia è quella di un’azienda che deve fare profitto e stare sul mercato e l’altra è quella di essere una porta sul territorio. Fin tanto che c’era la provincia, Trapani Birgi poteva permettersi di avere voli low cost. I voli low cost sono un lusso per i ricchi. Se non hai risorse della provincia che è stata una specie di zio d’America. La provincia dava otto milioni di euro le sembra giusto? Palermo divorerà Trapani perché Palermo si auto finanzia. Il Comune non finanzia l’aeroporto la stessa cosa non avviene con Birgi. Gesap e Airgest devono fare un protocollo di intesa. Sono disposto a cedere una parte delle azioni della Gesap all’Airgest e lo stesso dovrebbero fare loro per avere una coesione e garantire l’atterraggio di jumbo per voli internazionali. Questo consentirebbe al palermitano di farsi 50 minuti di macchina per prendere un aereo a Birgi pur di prendere un aereo che lo porta a Tokio. Con Delrio abbiamo in comune lo stesso maestro. Veniamo dalla stessa scuola dossettiana»,
Ryanair secondo lei, sindaco Orlando, non resterà?
«Ma perché dovrebbe restare? Non ne vedo il motivo. Sono abituato a dire quello che penso. Birgi deve fare un accordo con Palermo ma non perché Palermo è cattivo e vuol mangiare Birgi ma perché sono regole di mercato».
Cosa vuole il mercato?
«Quando ho chiuso il “cassero alto”, sono stato insultato anche dai miei parenti, dai residenti e dai commercianti. Uno di loro mi ha detto che grazie a questa mia scelta era destinato a chiudere. Io gli ho detto che era giusto. Come poteva pensare di restare nel cassero alto che è il salotto di Palermo, circuito arabo normanno con migliaia e migliaia di turisti con la luce al neon sfasciata e la macchina del caffè che non funziona»?
È dura dunque la legge del mercato?
«Un amministratore deve guardare al domani non può arrestare il cambiamento per favorire l’interesse di pochi. Io nei primi tre anni ho perso consensi a mai finire. Se si fosse votato in quel periodo avrei perso. Qualche fratello mi avrebbe forse votato, oggi c’è la corsa a votare per me»?
Ha fatto dunque scelte impopolari?
«Certo, io ho pensato al domani, non all’oggi come fanno molti amministratori. Non ho un partito politico e in Italia non mi fila nessuno ma mi consolo con quello che di buono pensa di me la stampa internazionale. In Germania sono molto conosciuto. Il giornale della fondazione Bertelsmann, l’azienda multimediale fra le più importanti e conosciute al mondo, ha dedicato un articolo bellissimo definendola “città dell’accoglienza”. Si parla di me anche, e in questo articolo c’è scritto quello che nessun organo di stampa internazionale dice, ovvero che a me dato che non ho nessun partito politico che mi appoggi, non mi si fila nessuno, pazienza, mi consolo con la stampa internazionale. Palermo è un esempio nel mondo per equilibrio finanziario e cultura dell’accoglienza. Quando un giornalista tedesco mi ha chiesto quanti migranti ci fossero a Palermo io ho risposto, nessuno. Chi viene a Palermo diventa palermitano. È un ex migrante. La mia prima delibera fu quella di approvare la cittadinanza onoraria a tutti quelli che risiedono a Palermo. Così come i regali di Spagna anche i migranti».
E il teatro Massimo?
«Il teatro veniva da sette anni di bilancio in rosso, da tre anni avendo un bilancio in attivo ha potuto accedere ai fondi ministeriali».
Le zone pedonali a Palermo come sono viste dai cittadini?
«Ho una visione del domani che non si ferma all’oggi. E questo per fortuna anche mi osteggiava nella scelta di rendere pedonale le zone del centro l’ha capito. Sono sorte nuove attività commerciali, nuove possibilità di lavoro. Il famoso sit in sulla ztl mi ha reso felice. Io non pensavo ai 600 che manifestavano ma agli altri diecimila che erano rimasti a casa e che mi avrebbero giudicato per quello che avrei risposto ai seicento. Molti ragazzi hanno trovato lavoro grazie ai locali che sono aperti. Molti addirittura ritornano dall’estero».
C’è sempre bisogno delle raccomandazioni?
«Un palestinese ha vinto il concorso di medico, gli ho mandato un telegramma di congratulazioni. Ha vinto per il suo merito. Mi complimentavo con lui per aver rubato un posto di lavoro ad un medico corrotto e raccomandato».
Per quanto riguarda lo stadio allo ZEN, si farà? Lei ha incontrato Baccaglini a Villa Niscemi anche per questo?
«La società Palermo Calcio deve presentare il progetto. Lo stadio deve costruirlo la società sportiva, noi come Comune possiamo dare le concessioni per edificarlo. Non è stato ancora presentato alcun progetto».
Per la periferia cosa intende fare, sindaco?
«Il tram le sembra poca cosa? Il tram ha rotto l’isolamento fra Loreto e la città e fra la circonvallazione e il porto. Adesso dobbiamo recuperare le costa sud che è destinata a essere la nuova Mondello di Palermo».
Chi la appoggerà in queste elezioni, sindaco? Pezzi del PD e liste civiche?
«Soltanto liste civiche che assumono le cose già fatte come irrinunciabili. Il motivo per cui non sono ancora stato incriminato per mafia è perché non ho dato in mano ai privati la gestione dell’acqua e i rifiuti. Abbiamo realizzato il più grande appalto dell’acquedotto in Italia dopo quello della Puglia. Serviamo un milione di utenti».
Lei è molto amato a Palermo, è sempre stato eletto con maggioranze bulgare.
«Forse perché se mi domandano se sono corrotto rispondo forse no, se mi chiedono se sono mafioso rispondo forse no ma se qualcuno mi dice se ho mai raccomandato un parente rispondo tre volte no».

Tiziana Sferruggia