Disturbi comportamentali, come riconoscerli, come curarli

Francesca Lombardi

Veder crescere sani i propri figli è desiderio di tutti i genitori. Quando purtroppo non è così rivolgersi a professionisti seri è l’unica soluzione. In modo particolare uno dei disturbi che affliggono i bambini e che sono fonte di preoccupazione per i genitori è quello del comportamento. A tal proposito, abbiamo incontrato la dottoressa Francesca Lombardi, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, responsabile del centro ALKIMIA medicina e benessere e la dottoressa Grazia Lombardo, psicologa specialista in disturbi dell’apprendimento che hanno spiegato le motivazioni e illustrato le eventuali soluzioni di un disturbo come la discalculia, meglio conosciuto con l’acronimo DSA, che riguarda l’apprendimento e si riferisce alla difficoltà nell’imparare a leggere, scrivere, fare i conti senza che altri settori dello sviluppo siano compromessi.
Il DSA è un disturbo cronico, la cui espressività si modifica in relazione all’età e alle richieste ambientali: si manifesta cioè con caratteristiche diverse nel corso dell’età evolutiva e delle fasi di apprendimento scolastico. La sua prevalenza appare maggiore nella scuola primaria e secondaria di primo grado, dunque la definizione di una diagnosi di DSA avviene in una fase successiva all’inizio del processo di apprendimento scolastico. È necessario infatti che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e scrittura (fine della seconda primaria) e di calcolo (fine della terza primaria). La diagnosi dei DSA viene fatta quando, nonostante una adeguata scolarizzazione, il soggetto sottoposto a test psicometrici standardizzati somministrati individualmente relativi alla lettura, scrittura e calcolo, presenta almeno due deviazioni standard inferiore alla media in una o più di queste tre competenze, oppure l’età di lettura, scrittura o calcolo è inferiore di almeno due anni in rapporto all’età cronologica del soggetto o all’età mentale. Questi soggetti non devono possedere nessuna patologia cognitiva, sensoriale, neuromotoria e/o psichiatrica. Nelle varie fasi della vita queste persone sono esposte al rischio di non sviluppare in pieno le proprie potenzialità o di sperimentare difficoltà di adattamento rilevanti, che possono condurre, anche, ad esiti psicopatologici. Oltre che la discalculia esistono anche la dislessia e la disgrafia. Nello specifico, la dislessia evolutiva (DE) è un disturbo specifico dell’apprendimento che consiste nell’incapacità di leggere in modo corretto e fluente. Può essere definita come un disturbo di automatizzazione dei processi di transcodifica dei segni scritti in corrispondenti fonologici, che può esprimersi principalmente in due modi: attraverso lentezza nel riconoscimento delle lettere e nel processo di conversione dei grafemi in fonemi oppure attraverso errori di decifrazione. In altre parole, si caratterizza come una mancata o parziale automatizzazione dell’uso dei codici della lettura. Si tratta di un disturbo che emerge in fasi precoci del processo di scolarizzazione e prevale tra il 3% e il 5% dei soggetti in età scolare, che non abbiano patologie o traumi a cui ricondurre primariamente il deficit; nel caso in cui la difficoltà di transcodifica sia secondaria ad una lesione o ad un trauma, si parla si dislessia acquisita (DA). Il bambino presenta difficoltà a decodificare i testi scritti, che diventa un’operazione molto più complessa rispetto ai non dislessici e conduce ad una maggiore facilità di errore, ad un maggiore affaticamento e ad una maggiore lentezza. Il soggetto con disturbo di dislessia è in grado di leggere e scrivere discretamente bene solo se impiega molte delle sue risorse attentive e delle sue energie mentali, dato che per lui non è un processo automatico come gli altri individui; di conseguenza accusa molta stanchezza, rimane indietro rispetto ai propri compagni ed esegue una lettura corretta solo nelle prime righe del testo commettendo poi molti errori nel prosieguo, perché le risorse mentali si esauriscono o diventano più labili. Il bambino dislessico è un bambino intelligente, di buone condizioni socioculturali, senza problemi emotivi rilevanti, ha goduto di un normale insegnamento, eppure presenta, sin dalla prima elementare, una sorprendente difficoltà nell’apprendimento della lettura che permane anche dopo che sono stati avviati sforzi notevoli per aiutarlo.
Un altro elemento che colpisce nella dislessia è la familiarità del disturbo, ovvero la sua comparsa anche in un genitore, o un parente o un fratello. La discalculia si manifesta in bambini di intelligenza normale, che non hanno subito danni neurologici, come incapacità di comprendere i concetti base di particolari operazioni; mancanza di comprensione dei termini o segni matematici; mancato riconoscimento dei simboli numerici; difficoltà nel comprendere quali numeri sono pertinenti al problema aritmetico che si sta considerando; difficoltà ad allineare correttamente i numeri o a inserire decimali o simboli durante i calcoli; scorretta organizzazione spaziale dei calcoli; incapacità ad apprendere in modo soddisfacente la tabelline della moltiplicazione. Tra gli errori che commette un bambino discalculo riscontriamo: errori nel recupero di fatti aritmetici, nel mantenimento, nel recupero e nell’applicazione delle procedure ed errori dovuti alle difficoltà visuo-spaziali (difficoltà nell’incolonnamento, nella direzione procedurale e nelle procedure di prestito e riporto).
Infine la disgrafia è il disturbo specifico dell’apprendimento della scrittura può essere definito come la difficoltà che un bambino incontra nell’esecuzione motoria di ordine disprassico nella riproduzione di lettere e numeri. È un disturbo esclusivamente del grafismo e non delle regole ortografiche (in questo caso si parlerà di disortografia) e sintattiche, sebbene il disturbo esecutivo influisca negativamente anche su tali acquisizioni a causa della frequente impossibilità di rilettura e di autocorrezione. I bambini disgrafici impegnano molto tempo, sono lenti e si stancano molto a scrivere e a copiare soprattutto dalla lavagna, commettono errori, saltano parole e righe. La loro scrittura è spesso irregolare per dimensione e/o pressione, poco decifrabile, non utilizzano armoniosamente lo spazio del foglio, faticano a mantenere la direzione orizzontale dello scritto, non rispettano i margini, spesso preferiscono scrivere in stampatello maiuscolo. Il lavoro finale di scrittura appare disordinato, sporco e disorganizzato.
La gestione dei DSA necessita di un percorso di potenziamento delle singole competenze di base di lettura, scrittura, calcolo e delle funzioni esecutive come la memoria, l’attenzione, la concentrazione, il problem solving e la pianificazione. Tale training cognitivo si compie secondo modalità di relazione tra professionisti della salute, della scuola e famiglia, guidate da principi di chiarezza, volontà, trasparenza e coinvolgimento. È ispirato da modelli di psicologia cognitiva e di pedagogia dei bisogni speciali e interagisce con i processi educativi scolastici ed extrascolastici. Importante è riconoscere in tempo tale disturbi attraverso una accurata diagnosi, in modo tale da garantire al bambino il diritto di un PDP (Piano Didattico Personalizzato) e l’impiego di misure dispensativi e strumenti compensativi, i quali sono un elemento portante dell’intervento rieducativo per l’adattamento alle richieste della scuola e della società.

Grazia Lombardo

Gli strumenti compensativi sono importanti per la qualità della vita del dislessico e per le sue possibilità di successo formativo. Sono strumenti che favoriscono l’aumento delle performance. In questa direzione è molto importante il lavoro che si sta compiendo con la formazione dei docenti poiché attualmente un limite della scuola è non riuscire a concettualizzare la natura dei DSA e di conseguenza non riuscire ad includere nelle scelte organizzative e didattiche i bisogni di questi alunni. Si raccomanda inoltre ai docenti e genitori di prendere visione, in materia dei DSA, la Legge n.170 dell’8 Ottobre 2010.
La ricerca scientifica ha confermato da tempo che nei bambini con DSA si possono riscontrare problemi a carattere emotivo e relazionale o forme di psicopatologia grave. Dati empirici affermano infatti che l’autostima dei bambini con disturbi di apprendimento risulta essere negativa a causa dei ripetuti fallimenti scolastici vissuti dal bambino, il quale, inoltre, sperimenta forti stati d’ansia scolastica dovuti dalle difficoltà che egli incontra durante le ore scolastiche nell’esecuzione dei compiti; queste problematiche hanno stimolato nel bambino l’emergere di emozioni negative e l’assunzione di atteggiamenti di evitamento verso la scuola e verso tutte quelle attività che in qualche modo si associano. Fino a poco tempo fa gli atteggiamenti disadattivi del bambino con DSA verso l’apprendimento venivano confusi con atteggiamenti di pigrizia o svogliatezza in quanto egli tende ad evitare le situazioni che richiedono una decodifica del testo scritto, calcoli o un’esecuzione scritta. Oggi sappiamo che non si tratta di mancanza di volontà, di distrazione o di sbadataggine, ma di una vera e propria incapacità esecutiva dovuta alla disabilità di apprendimento, che quasi per definizione comporta commettere molti errori “stupidi” o di “disattenzione”. Questo fatto è estremamente frustrante per i bambini, poiché li fa sentire cronicamente inadeguati.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.