Marsala, processo all’infermiere Spanò, chiesti tredici anni per gli abusi sessuali

Il Pubblico ministero Silvia Facciotti, al termine di una requisitoria nel processo che vede imputato l’infermiere marsalese Giuseppe Maurizio Spanò accusato di abusi sessuali verso pazienti sedati, ha chiesto per lo stesso, una condanna esemplare. Tredici infatti sono gli anni di carcere chiesti dall’accusa per i reati gravissimi di cui è accusato l’infermiere che avrebbe approfittato dello stato di impotenza e di incoscienza dei pazienti che si sottoponevano a importanti esami diagnostici nel laboratorio medico del dottor Milazzo in cui lo stesso Spanò operava come infermiere appunto. Nello studio del dottor Milazzo si eseguivano gastroscopie, colonscopie e altri esami diagnostici per cui era necessario necessario praticare ai pazienti l’anestesia. L’ingegnere Casano, il consulente informatico nominato dalla Procura di Marsala per analizzare i telefoni e i computer in uso sia dell’infermiere che del dottor Milazzo, avrebbe trovato foto e video relativi ad altre violenze sessuali avvenute nel 2012 e nel 2015. Il PM Facciotti ha ricordato in aula che era stata installata una microcamera nel bagno della sala Endoscopie in cui lavorava Spanò, per filmare i pazienti che si spogliavano preparandosi per gli esami. Nella udienza precedente, i due periti super partes nominati dal giudice Alcamo, Gaetano Gurgone e Francesca Lombardi, hanno spiegato che l’infermiere, quando agiva, “era assolutamente in grado di intendere e di volere”. L’avvocato Vincenzo Forti, difensore di parte civile, ha dichiarato durante la requisitoria che per la prima volta si sente tutelato dall’autorità costituita, che ha dimostrato sin dalle indagini obiettività e che il dolore sofferto dalle vittime non è risarcibile con una somma di denaro, né con una condanna. Il 19 aprile sarà il turno degli avvocati difensori Stefano Pellegrino e Marco Siragusa.