Omicidio Lombardo, al processo Scimonelli, testimonianza della moglie

Altra udienza al processo che vede imputato Giovanni Domenico Scimonelli, 49 anni, considerato l’ uomo bancomat di Matteo Messina Denaro, accusato di aver ordinato la morte di Salvatore lombardo, colpevole di aver rubato un furgone carico di merce dal supermercato Despar all’ epoca dei fatti gestito proprio dallo stesso Scimonelli. Lombardo, venne ucciso con due colpi di fucile a Partanna, il 21 maggio del 2009 davanti  il bar “Smart Cafè” di via XV Gennaio. Gli esecutori materiali del delitto sarebbero invece Nicolò Nicolosi, 45 anni, di Vita, e Attilio Fogazza, anch’egli 45 anni, di Gibellina. A sparare sarebbe stato il primo, mentre il secondo sarebbe stato alla guida dell’auto con cui fu raggiunta la vittima. Qualche mese dopo l’arresto, i due killer hanno iniziato a collaborare con la giustizia. L’avvocato che difende Scimonelli, Calogera Falco, ha ricordato in aula che la moglie della vittima, Antonella Chiaramonte, la sera stessa dell’ omicidio del marito aveva indicato altri possibili sospetti, dato che il marito aveva litigato con altri due uomini, Chiofalo e Catalogna. Nella lite era intervenuto anche Antonino Falletta che qualche giorno prima dell’omicidio, aveva afferrato per i capelli Cristina Lombardo, figlia di Salvatore e le aveva urinato addosso per sfregio e vendetta contro il padre. Alla Chiaramonte è stato chiesto se era a conoscenza dei traffici del marito, cioè che spacciava cocaina e deteneva armi illecitamente. Lombardo era anche stato condannato per incendio e furto a danno dell’ex amante Maria Corrente.  Per l’accusa, Scimonelli, è ritenuto “uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Partanna  ed avrebbe reinvestito anche in Svizzera i soldi del principale boss latitante di Cosa Nostra.