Trapani, Forza Italia ricorre in appello contro Fazio e lui replica: «Avversari deboli»

I consiglieri comunali di Forza Italia, Giuseppe Guaiana, Nicola Lamia e Leonardo Peralta hanno presentato ricorso alla Corte d’Appello di Palermo contro la sentenza di primo grado del Tribunale civile di Trapani che ha dichiarato insussistente la causa d’incompatibilità, per lite pendente con il Comune, dell’ex sindaco Mimmo Fazio. La difesa è stata affidata all’avvocato Gino Bosco che ha predisposto una linea difensiva articolata su quattro motivazioni.  L’avvocato contesta l’uscita di scena del Comune di Trapani che, per il Tribunale, non aveva alcun titolo per entrare a far parte della fase processuale ritenendo, invece, che l’Ente  abbia «un diritto soggettivo di natura economica e patrimoniale ».  Poi interviene sulla fidejussione assicurativa, che ha trovato pieno accoglimento da parte del Tribunale, sostenendo che il consiglio comunale non ne abbia potuto discutere in quanto mai arrivata in aula. In aula invece è arrivata la dichiarazione unilaterale di garanzia di Fazio che, sottolinea più volte Bosco, era insufficiente a rimuovere la causa d’incompatibilità dalla carica di consigliere per lite pendente derivante dalla richiesta di risarcimento danni dell’ex presidente dell’ATM Vito Dolce, che ha deciso di chiamare in solido il Comune se Fazio avesse scelto, in caso di condanna, di non pagare. C’è da dire che il Tribunale civile di primo grado ha rigettato la richiesta di Dolce e che è stato presentato appello alla sentenza di primo grado in favore di Fazio. La fidejussione è dunque arrivata in tribunale ed ha avuto il suo peso nella sentenza ma non è mai stata posta in discussione in consiglio. Infatti Bosco parla di «fatti giuridici nuovi», che avrebbero cambiato, parzialmente, il corso del contenzioso giuridico. In parte perché l’avvocato ritiene la stessa fidejussione insufficiente. Viene definita “claudicante”. Su un punto soprattutto, quello temporale. E’ stata stipulata con la “Generali Assicurazioni”. E’ di 220 mila euro ed è datata. La sua scadenza è il 10 aprile 2018. Bosco si chiede e chiede alla Corte d’Appello cosa accadrebbe se il termine venisse superato – come è probabile visti i tempi della giustizia – dalle vicende processuali. Inoltre, nel quarto ed ultimo motivo d’appello Bosco segna i confini della fidejussione: «Tra gli atti idonei identificati dalla giurisprudenza (a superare la lite) non risulta compresa una poliza fidejussoria a tempo parziale».

Immediata la replica di  Girolamo Fazio sull’ appello dei consiglieri Forza Italia alla sentenza del Tribunale che lo reintegrava nel ruolo di consigliere.

«L’appello proposto dai consiglieri di Forza Italia, Guaiana, Lamia e Peralta, assistiti dall’avvocato Gino Bosco, esplicita, finalmente con nomi e cognomi, semmai ve ne fosse stato bisogno, che quella ordita a mio danno è una trama finalizzata ad estromettermi dal Consiglio Comunale e, principalmente, a inquinare la competizione elettorale minando il confronto democratico tra le parti. Una assoluta mancanza di riguardo, non nei miei confronti ma, soprattutto, nei confronti dei cittadini e elettori trapanesi».

«La pervicacia e l’accanimento con i quali viene perseguita questa strada, non è sicuramente improntata al perseguimento dell’interesse pubblico, bensì ha lo scopo di tentare di mettere le mani nella stanza dei bottoni per potere gestire il “potere” in autonomia, senza presenze ingombranti. Una strategia, a mio avviso, rivelatrice della estrema debolezza dei miei avversari e della mancanza di argomenti di confronto sul programma e sulle cose concrete da realizzare a Trapani nei prossimi cinque anni».

«L’improvvisa discesa in campo da parte del senatore Antonio d’Alì, a questo punto, credo abbia solo lo scopo di contrastare una mia eventuale vittoria nella corsa verso Palazzo d’Alì, ma non vorrei che, semmai dovesse egli raggiungere il suo obiettivo, si ripetesse lo stesso scenario del 2007, quando dopo poco più di un anno e mezzo lasciò la Presidenza della Provincia Regionale per inseguire i suoi personali interessi politici».