CGA, gazebo: «Operatori di San Vito Lo Capo devono adeguarsi»

Resta valido il regolamento per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche approvato dal Consiglio Comunale nel dicembre 2014 ed entrato in vigore nel gennaio dell’anno successivo. Ristoranti, bar e altre attività commerciali dovranno attenersi alle direttive impartite dall’Amministrazione per quanto riguarda gazebo e spazi utilizzati all’esterno, uniformando le strutture e assicurando il rispetto del contesto ambientale sottoposto a tutela dalla Soprintendenza. La parola “fine” alla lunga querelle che ha visto contrapposti il Comune e una parte dei commercianti è stata scritta dal Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) che ha definitivamente dichiarato “in parte infondato e in parte inammissibile” l’appello proposto da tredici soggetti (associazioni ed esercizi commerciali) contro la sentenza del TAR che aveva già dato ragione al Comune.

Per il sindaco Matteo Rizzo “il nuovo Regolamento Comunale è una conquista importante per questo territorio ed una possibilità in più di crescita ordinata delle nostre attività economiche. Le nuove occupazioni d’altro canto hanno trovato il gradimento da parte dei turisti e della grandissima parte dei cittadini sanvitesi”.

In particolare il CGA ha sottolineato come “il Comune, nell’adottare la deliberazione impugnata, ha fatto espresso riferimento alla nota della Soprintendenza”, ricordando che questa “nel concordare in merito all’adozione del nuovo regolamento comunale, ha attestato che con il suddetto regolamento si determina il contenimento degli ingombri plano-volumetrici degli elementi di arredo a servizio delle attività produttive, pervenendo ad una migliore razionalizzazione dell’occupazione dei suoli pubblici con particolare attenzione all’arredo urbano”.

Nel mese di febbraio 2014 la Soprintendenza ai beni culturali di Trapani aveva segnalato al Comune di San Vito che il regolamento allora vigente, adottato nel 2010, aveva prodotto situazioni nel complesso non consone alla qualità dei luoghi, determinando disarmonie e nocumento al contesto di alto valore paesaggistico sottoposto a tutela, e aveva sollecitato l’Ente a procedere alla revisione dello stesso.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha fissato in cinquemila euro più accessori di legge le spese che i ricorrenti dovranno rifondere a favore del Comune.

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