martedì, Giugno 28, 2022
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La figlia di Riina chiede bonus bebè, glielo negano tre volte

Sarebbe indigente la giovane figlia del boss corleonese Totò Riina, Lucia, 37 anni, che ha chiesto il bonus bebè di mille euro, il beneficio messo a disposizione dalla regione siciliana attraverso  le amministrazioni locali e destinato alle famiglie bisognose che hanno messo al mondo un figlio. Fra questi poveri ci sarebbe dunque anche la giovane rampolla del boss corleonese che per ben tre volte ha fatto richiesta per ottenere l’una tantum di mille euro e per ben tre volte se l’è vista rifiutare. La negazione da parte degli enti preposti alla valutazione della situazione economica, è stata motivata ufficialmente per vizi formali, ovvero ritardo e incompletezza della domanda ma in realtà il rifiuto è da attribuire al fatto che nessuno crede alla sua indigenza. Totò Riina, intercettato nel carcere di Parma avrebbe detto a un suo compagno di detenzione che se “anche gli togliessero un terzo dei suoi averi, resterebbe comunque un uomo ricco”. La richiesta del bonus è stata reiterata da Vincenzo Bellomo, marito di Lucia che se l’è vista comunque rifiutare. Le famiglie indigenti, quelle chi non superano i 25 mila euro al mese secondo il parametro Isee possono ricevere un assegno mensile per i primi tre anni di vita del bambino per un importo che va da 80 a 160 euro ma evidentemente questa dichiarazione della coppia Bellomo-Riina non convince i commissari del comune. Lucia Riina di professione fa la pittrice e vive di questi introiti, ovvero della vendita dei quadri. Vive a Corleone, comune sciolto per i filtrazioni mafiose, dove è tornata nel ’93, subito dopo l’arresto del padre, assieme alla madre Ninetta Bagarella e ai tre fratelli. Si è sposata nel 2008 ed è stata accompagnata all’altare dal fratello Giuseppe Salvatore che era appena uscito dal carcere.

All’ergastolo si trova l’altro fratello, Giovanni Francesco che sconta la pena perché responsabile di alcuni omicidi. Maria Concetta, la più grande, vive in Puglia con il marito. Quattro anni fa, in pieno agosto, un’intervista di Lucia Riina alla televisione della Svizzera francese Rts fece divampare le polemiche. Si disse “dispiaciuta per le vittime, ma onorata e felice di portare il cognome di suo padre: “immagino che qualsiasi figlio che ama i genitori non cambia il cognome. Corrisponde alla mia identità, siamo tutti figli di qualcuno e non bisogna restare nel passato ma andare avanti”. Questo suscitò polemiche e alzate di scudi da parte dei familiari delle vittime di mafia e Lucia scelse la strategia del silenzio, ovvero quell’inabissamento tanto caro a chi preferisce i riflettori spenti sulla propria vita. La scelta di chiedere il bonus ha riacceso le luci e suscitato le reazioni discordanti di questi giorni. C’è chi infatti è favorevole al rifiuto del beneficio di cui usufruirebbe la figlia del boss e che non crede alla povertà della coppia Riina -Bellomo e c’è chi invece crede che se ne ha diritto debba comunque accedervi.

 

 

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1 commento

  1. non trova cio bene di rifiutare bonus baby a Lucia,figlia di TOTO RIINA,il piccolo e per niente della vita de suo grande padre 87 anni!anche Lucia Riina,solo 10 anni quando suo padre e cattura!sarà migliore e piu intelligente di dare bonus baby a Lucia,il municipio di Corleone vuole fare piacere al gentes,di rifiutare bonus baby,ma “mafia”e finito!e perche mafia non esiste piu,il fa aiutare le gentes,e non escludere…

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