Attacchi di panico: una bugia della mente che può rovinarti la vita

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Il disturbo da attacchi di panico è uno dei disturbi d’ansia più diffusi tra giovani e adulti. L’ansia è un’emozione universale e utile che, di per sé, è funzionale poiché rappresenta una risposta allo stress, ovvero è un meccanismo di difesa volto ad anticipare la percezione del pericolo prima ancora che si sia chiaramente manifestato, mettendo in moto i meccanismi fisiologici che spingono all’attacco o fuga. L’ansia però rischia di diventare un problema e addirittura invalidante quando si struttura un disturbo d’ansia. L’ansia ha sempre tre correlati: uno cognitivo, ovvero pensiero di allerta; uno fisiologico, cioè comparsa di vari sintomi fisici (tra i più frequenti tachicardia, fame d’aria, capogiri); uno comportamentale, quando il comportamento del soggetto non è più abituale o una libera scelta bensì determinato dall’ansia e dai pensieri di pericolo. Un individuo con disturbo d’ansia presenta una o più di queste caratteristiche:
– Pensieri disfunzionali (Pensieri negativi e distorti sulla realtà che portano ad un’erronea valutazione di pericolo).
– Funzionamento compromesso (Paura e ansia interferiscono con una vita quotidiana produttiva e soddisfacente e, a lungo andare, abbassano il tono dell’umore, portando anche sintomi depressivi).
– Persistenza continua della minaccia e del pericolo (Ansia persistente ed eccessiva porta le persone a pensare al futuro in modo catastrofico solo al pensiero che ci possa essere una potenziale minaccia “disgrazie, pericoli”).
– Falsi allarmi (Provare una marcata paura o ansia eccessiva in assenza di stimoli minacciosi oppure in presenza di una minaccia minima; le reazioni fisiche nell’individuo si presentano a seguito di segnali “falsi allarmi” che vengono percepiti come pericolosi, quando in realtà sono innocui).
– Ipersensibilità agli stimoli (Paura e ansia sono elicitate da un range più ampio di stimoli e da situazioni caratterizzate da un’intensità di minaccia relativamente lieve).

D.ssa Francesca Lombardi

L’attacco di panico è un aumento improvviso di paura con intenso disagio fisico e/o emotivo (la cui insorgenza può avvenire sia da uno stato di calma che da uno stato ansioso) che raggiunge il suo picco massimo in pochi minuti. Durante gli attacchi di panico la persona sperimenta quattro o più dei seguenti sintomi: palpitazioni, cardiopalma o tachicardia, sudorazione, tremori fini o a grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazioni di svenimento, sbandamento, instabilità o testa leggera, brividi o sensazioni di calore, parestesie, sensazioni di torpore o formicolio, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire. L’attacco di panico è seguito, per almeno un mese o più, da persistente preoccupazione o rimuginio di avere un altro attacco di panico in futuro o delle conseguenze che un attacco di panico potrebbe avere (perdere il controllo, avere un infarto, diventare pazzo, ecc.) e da significativo e disfunzionale cambiamento nel comportamento a seguito degli attacchi di panico (il soggetto comincia a evitare l’esercizio fisico, le situazioni temute o percepite come pericolose o minacciose o i contesti non familiari, ecc.). Gli attacchi di panico, inoltre, si accompagnano spesso a: Ansia anticipatoria, ovvero ansia molto elevata alla sola idea di dover affrontare, in un futuro più o meno lontano, alcune situazioni temute (allontanamenti da casa, viaggi, guida, rimanere da soli, andare al cinema, al ristorante, presentare un lavoro a un congresso). La persona, dunque, prova ansia anticipatoria di fronte alla possibilità di affrontare situazioni temute o al pensiero di avere un altro attacco di panico, sperimentando così la “paura della paura”, ovvero il timore di riprovare le sensazioni fisiche interne, percepite come pericolose. L’ansia anticipatoria è alla base dell’evitamento, cioè della tendenza a sfuggire tutte le situazioni temute che caratterizza le persone con disturbo da attacchi di panico e che ne determina la limitazione della vita sociale e lavorativa. Agorafobia: ansia di trovarsi in luoghi o situazioni (luoghi pubblici e frequentati) dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico o dei sintomi del panico (per esempio, la paura di poter avere un’improvvisa tachicardia. La persona, dunque, evita di stare da sola o di trovarsi nelle situazioni lontane da luoghi e persone familiari; per questo motivo diventa spesso dipendente dalle mura domestiche o costretta a uscire di casa solo se accompagnata (esempi di situazioni temute: sono: uscire da soli per andare in luoghi affollati o negozi a far compere; viaggiare da soli nei bus, metropolitane, treni o aerei; prendere la macchina; camminare o sostare in spazi vasti e aperti, come piazze e ponti; trovarsi in un luogo senza un’uscita di sicurezza immediata, disponibile alla vista. Gli attacchi di panico si verificano quando gli individui percepiscono come molto pericolose alcune sensazioni corporee e mentali, legate all’attivazione fisiologica e di per sé innocue, cioè le interpretano quali segnali di un’imminente e improvvisa catastrofe (ad esempio, segno di morte o di pazzia, di un attacco cardiaco, ecc). Queste sensazioni scatenanti possono essere: tremori, alternanza di caldo e freddo, palpitazioni cardiache, sudorazione, respiro affannoso, dolore o pressione al petto, tensione muscolare, ecc. Se lo stimolo scatenante viene percepito come una minaccia incombente, per cui gli si attribuisce una interpretazione erronea di pericolo, la persona proverà molta preoccupazione e ansia, e interpreterà in maniera catastrofica le sensazioni mentali e somatiche che accompagnano questo stato emotivo. La persona, dunque, si allarmerà ulteriormente, contribuendo ad aumentare l’intensità delle sensazioni temute, fino ad innescare un circolo vizioso culminante nel vero e proprio attacco di panico. Gli attacchi di panico, dunque, sono il risultato di attribuzioni di significato “catastrofiche” a sensazioni fisiche e mentali che, male interpretate, vengono erroneamente considerate come segni di un imminente disastro, innescando il circolo vizioso che culmina nell’attacco di panico. L’iperventilazione (ovvero respirare troppo velocemente e profondamente) ha un ruolo determinante nel circolo vizioso dell’attacco di panico, poiché già un livello lieve di iperventilazione può produrre svariati sintomi come vertigini, sensazione di testa leggera, sensazione di stordimento e confusione, sensazione di irrealtà e di stranezza del proprio corpo, perdita di giudizio critico; un eccesso di respirazione più prolungato o vigoroso produce: intorpidimento, bocca e gola secche, sensazione di formicolio alle mani, piedi, viso, sudorazione, tachicardia, tintinnii alle orecchie, tremori, sensazioni di irrealtà. Un eccesso respiratorio ancora più vigoroso e prolungato può causare anche crampi muscolari, forti dolori e tensioni toraciche, rigidità a mani e piedi, sensazione di mancanza d’aria (la “fame d’aria” è tra le più temute e può indurre a respirare ancora più profondamente peggiorando i sintomi). Sulla base di queste manifestazioni, prodotte dall’iperventilazione, panico e paura aumentano innescando un circolo vizioso. Dopo che è avvenuto il primo attacco di panico, vi sono dei fattori che mantengono e alimentano il problema, che sono l’attenzione selettiva ai sintomi fisici (la persona è costantemente preoccupata di controllare il proprio corpo e la presenza di sintomi), i comportamenti protettivi e l’evitamento. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è l’intervento che ha fornito la maggiore dimostrazione di efficacia nel trattamento dei disturbi d’ansia, in particolar modo, del disturbo da attacchi di panico. L’efficacia clinica della terapia cognitivo – comportamentale è confermata dalle alte percentuali di risoluzione (superiori anche alla farmacoterapia) e rappresenta un fattore protettivo per le ricadute a lungo termine.

Francesca Lombardi

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