Marsala, condannato Carlo “Cola” Licari per tentata estorsione

 E’ stato condannato dal giudice monocratico del tribunale di Marsala a due anni di carcere e 400 euro di multa il pregiudicato sessantaseienne marsalese Carlo “Cola” Licari (leggi qui)
accusato di tentata estorsione nei confronti dei nipoti che gestivano il “Bar Moderno” di Porta Nuova. Licari, nel gennaio del 2014, dopo aver scontato la pena per aver favorito la latitanza dei boss di cosa nostra, Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina avrebbe preteso di tornare a gestire il “suo” bar o comunque ricevere una somma di denaro come buonuscita per avviare una nuova attività commerciale. Durante la sua permanenza in carcere, il bar di Porta Nuova era gestito da una sua nipote, Paola Parrinello. Licari era stato arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Black Out” del 2007 e gli era stata revocata la licenza commerciale da parte del Comune nel 2010. Alla gestione del bar era subentrato il nipote Michele Parrinello finito nei guai per aver tentato di estorcere denaro al proprietario del vicino locale “Morsi e Sorsi”. A seguito di questo, il bar era passato a Paola Parrinello, altra nipote, a sua volta sposata con Salvatore Cuddretto,
sottufficiale della Marina Militare, il quale ha denunciato la tentata estorsione di Carlo “Cola” Licari ai carabinieri. Lo stesso Licari avrebbe proposto alla nipote di vendere il bar e dividere a metà la somma incassata dato che ci sarebbe stato anche un imprenditore pronto a sborsare la somma di 200 mila euro per comprare il “Bar Moderno”.