“Sogno di una notte di mezza estate” a Segesta, successo di pubblico per l’onirico che seduce

Shakespeare è Shakespeare, si sa. Trasversale, universale, incantatore, mai consolante eppur seducente. Incanta e induce al sogno, all’immaginazione, al falso che è vero più del vero, all’irreale che domina le vite degli uomini spesso vittime di un destino indifferente e vero padrone del mondo. Shakespeare è vaporoso eppur sublime, fruitore e portatore  di parole ricercate che imbastiscono intrecci onirici, amorosi, spesso tragici. L’amore domina in quest’opera sognante, irrazionale e tenera, l’amore che incanta, che divora la ragione, che vive solo per ottenere anche un solo sguardo dell’essere amato, l’amore come sempre ostacolato e proprio per questo ancora più forte, più ostinato. Amore che è follia e dunque “non ragione” e proprio per questo accattivante come un sogno che senso non ha e che tutti però vogliono fare.

Nicasio Anzelmo

Quello andato in scena al Teatro Antico di Segesta con la regia di Nicasio Anzelmo

è uno Shakespeare incantatore che non disdegna la battuta facile, umana, attento conoscitore dell’animo umano che anela soltanto alla consolazione terrena e che invece vive nel sogno, nella magia, condotto dalla volontà di spiritelli che vivono nel bosco e che giocano a proprio piacimento con i sentimenti. Uno dei protagonisti è Puk,

un folletto simpatico al servizio di Oberon, re delle apparenze e delle fate e marito di Titania su cui si vendica perché lei non vuol concederli un paggetto a lui gradito e che con un filtro magico ottenuto proprio da Puk spariglia le carte e poi le ricompone in un gioco avvincente e per fortuna, nel finale, consolante.

Altro personaggio di rilievo è il comico della compagnia che nell’opera “recita nella recita”, interpretato mirabilmente da una straordinaria Margherita Mignemi, attrice catanese, nel ruolo di Botom

che fa ridere e pensare al tempo stesso. Reduce di successi confermati anche dalle venti repliche andate in scena al teatro Brancati di Catania, l’attrice  ha dichiarato, poco prima di andare in scena, « siamo venuti qua con l’esito sicuro. Sapevamo quanto piacesse quest’opera e il pubblico numeroso ogni sera ce lo ha confermato». Stesso discorso per Salvo Piro, bell’attore di talento che ha interpretato il ruolo di Oberon e quello di Teseo, il duca di Atene. «Bellissimo lavorare in questa compagnia fatta da giovani e grande energia in scena.Orgoglioso di farne parte e di vedere quanto il pubblico gradisca i nostri spettacoli».

Nicasio Anzelmo, regista dello spettacolo e direttore artistico delle “Dionisiache 2017″ intervistato prima dello spettacolo ha parlato di «grande successo e di incasso pari a quello dell’anno scorso a stagione non ancora finita e di pubblico raddoppiato perché ogni sera, ad ogni spettacolo, il teatro è pieno di gente. Questi tre anni di lavoro sono serviti a dare corposità ad un fantasma che aleggiava prima di concretizzarsi in questo festival. Stiamo raccogliendo i frutti di un intenso lavoro. La media del pubblico è di 450/500 persone a spettacolo e abbiamo toccato le mille presenze in spettacoli come ” E lucean le stelle” o “Shakespeare in brexit” con Salvo Piparo». Grande soddisfazione dunque e auspicio che tutto possa ripetersi l’anno prossimo. «Dovrebbe essere così anche se io qui sono transitorio e vengo riconfermato anno dopo anno. Dipende dal sindaco e penso che andremo avanti a riproporre questa squadra vincente, semmai quest’anno faremo in modo di presentare con un pò più di anticipo il cartellone degli spettacoli». E noi, ovviamente glielo auguriamo.

Apparenza ed incantesimi dunque, amore e impedimento, sogno e realtà, immaginazione e confusione, ecco gli ingredienti sapidi di quest’opera che ha un lieto fine e con Shakespeare, come sappiamo, non sempre accade.

 

Tiziana Sferruggia

Foto di Peppino Briuccia