Trapani. A passo d’uomo sulla via Libica, la denuncia degli automobilisti

Per tutta l’estate è stata un vero e proprio cantiere a cielo aperto. La via Libica, arteria importantissima di accesso al capoluogo, è diventata ormai l’incubo degli automobilisti con un susseguirsi di lavori- a causa delle ripetute rotture alle condutture di adduzione che dalla stazione di sollevamento di via Marsala portano i reflui all’impianto consortile di depurazione- che hanno determinato la chiusura di alcuni tratti con relative deviazioni, lunghe file di automobili e traffico in tilt. Dopo le varie riparazioni, ora gli interventi di rifacimento del manto stradale con ulteriori disagi; situazione critica, ad esempio,  si registra nel tratto in prossimità del Mulino Maria Stella: da un lato della strada c’è un restringimento, con tanto di delimitazione rossa ad indicare pericolo, ed  il traffico è pertanto regolato da due semafori, posti da un lato e dall’altro della carreggiata. Ciò significa che, alternativamente, gli automobilisti debbano fermarsi per consentire il passaggio, in sicurezza, di auto, moto e mezzi pesanti. Per quanto la durata del “rosso” dei semafori sia di circa un minuto- un periodo di tempo quindi sopportabile- si  determina un inevitabile rallentamento del traffico con lunghe file che si vengono a creare, specialmente negli orari più critici, ad esempio nella prima parte della mattina quando è notevole l’afflusso di mezzi che si dirige in città o che da Trapani va verso le frazioni. Insomma si procede a passo d’uomo per circa un chilometro. Un disagio che molti automobilisti hanno segnalato e, tra questi, c’è anche l’ingegnere Gaspare Barraco, molto attento alle tematiche che interessano il trasporto. “Ci si ferma per decine di minuti – scrive Barraco- aspettando il verde del semaforo estemporaneo presente sulla strada. Guardando il bicchiere mezzo pieno: nell’attesa si possono ammirare i cumuli di sale e la raccolta del medesimo. Guardando il bicchiere mezzo vuoto: uno sperpero di carburante, tanto perditempo per migliaia di lavoratori e la sofferenza di stare sotto il sole africano…”.