Non è solo colpa del sindaco se le cose vanno male. Intervista a Vito Armato il marsalese prediletto da Salvini

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L’incarico di Responsabile per la comunicazione nella Sicilia Occidentale l’ha ottenuto qualche settimana fa, fortemente voluto da Alessandro Pagano e avallata dall’appoggio di chi l’ha votato, gli iscritti al movimento “Noi con Salvini” che quasi all’unanimità hanno dato la loro preferenza. Ci mette il cuore e anche la faccia alle cose che fa e questo gli va riconosciuto ecco perché abbiamo voluto incontrare Vito Armato, ex candidato a sindaco nelle scorse elezioni amministrative marsalesi del 2015, impegnato più che mai in politica e che sorprendentemente difende l’avversario Alberto Di Girolamo.

Questa svolta meridionale del movimento “Noi con Salvini” quando è avvenuta? Quando Salvini si rende conto che deve diventare “nazionale”?. La non partecipazione di Umberto bossi al raduno tradizionale di Pontida è sintomatico di un nuovo corso “salviniano”?

«Assolutamente sì. Il cambio di rotta avviene quando Salvini prende in mano le redini del partito che in quel momento è a meno del 4% e in tre anni lo porta a quasi il 15 %. Oggi i sondaggi nazionali ci danno al 16 % segno di una costante crescita. E questo è il sintomo di un malcontento popolare, dell’indifferenza da parte dei politici ai problemi veri delle persone, cosa che invece si preoccupa di fare il nostro partito».

Vito Armato, lei è molto impegnato politicamente, è una di quelle persone appassionate che hanno il coraggio di dire quello che pensano e sostenerlo con forza. Cosa è per lei la politica?

«Credo che ognuno di noi debba fare ogni giorno politica. Se ci scordiamo della politica la politica si dimentica di noi e naturalmente è facile, in queste condizioni, finire nelle fauci di alcuni squali senza scrupoli che decideranno per noi comunque. Il rischio è forte come vede».

Come vede l’attuale situazione  marsalese?

«Se le cose non vanno bene, se leggiamo pagine tristi che riguardano la situazione della  città di Marsala non è tutta colpa del sindaco Di Girolamo che fa da parafulmine per le lamentele. Sarebbe come attribuire la sconfitta di una squadra, per fare un paragone sportivo, soltanto all’allenatore e invece la colpa è di tutti i giocatori che giocano male. La politica però non è un gioco. La politica ha una grande responsabilità perché decide della vite delle persone e a noi questo sta a cuore. Di Girolamo venne proposta come persona giusta e capace di risolvere i problemi della città ma dopo due anni però ci si è resi conto che non era così sopratutto per colpa dei consiglieri comunali che non hanno saputo attuare quanto promesso in campagna elettorale. Per non parlare degli assessori che contribuiscono a questo fallimento.  In questi giorni anzi mi sento di prendere le difese del sindaco perché credo che sia stato messo con le spalle al muro ed è attaccato da tutti, anche dai suoi migliori amici che lo hanno sostenuto nella campagna elettorale. Credo che si debba discutere di programmi. Di Girolamo ha presentato un programma quando ha chiesto i voti alla città e i consiglieri comunali, gli assessori, ma anche i funzionari esperti dei vari settori, dovrebbero riunirsi per verificare se tutto sia stato rispettato, se fino a quel momento siano stati rispettati i vari punti del programma promesso. Si tratta di un mandato che va rispettato e non si può cambiare né tradire in corso d’opera. Se si cambia idea è un tradimento. Non capisco le cosiddette “scollature” del giorno dopo.

Parla dello smarcamento di alcuni che prima lo avevano sostenuto e che  poi si tirano indietro?

«Proprio così. O hanno preso in giro l’elettorato e hanno scientemente violato il patto stipulato con l’elettorato per farsi eleggere. Mi pare semplice e se non è così vuol dire che non ho capito cosa significhi il concetto di “democrazia”.

Cosa è per lei la democrazia?

«Per me la democrazia significa dire quello che penso e se mi propongo come  politico, se alla gente piace quello che prometto di fare e se mi votano, il giorno dopo l’elezione, io ho mandato per realizzare quello che i miei elettori hanno votato. Ecco perché non mi piacciono i politici che cambiano maglia anche alla fine di una legislatura. Sarebbe più coerente dimettersi che passare ad un altro schieramento. Il politico è a servizio degli elettori. Non capisco infatti il motivo delle crisi. Se ci si è messi d’accordo prima sul programma e non sulla spartizione delle poltrone, non vedo perché si debba litigare sull’attuazione del programma».

Quando lei si è candidarto a sindaco lei parlava di scarsa illuminazione e di strade rotte e di città sporca. Pare che niente sia cambiato, pare anzi di essere fermi a quel periodo. Cosa ne pensa?

«Proprio così. In alcuni casi addirittura la situazione è anche peggiorata. La mia preoccupazione più grande è sempre stata la sicurezza dei cittadini e anzi più volte, dopo alcune interviste, mi hanno dato del razzista soltanto perché io sostenevo le cose che adesso va di moda sostenere e che adesso sostengono tutti mentre prima era “roba” da leghisti.  Adesso invece parlare di invasione di clandestini è trasversale».

Perché li chiama “clandestini” e non immigrati?

Li chiamo clandestini non a caso. Per me è clandestino colui che è in un posto dove non dovrebbe stare. Anche io sono un clandestino se abito in una casa diversa da quella dove ho il domicilio, dall’indirizzo dichiarato alle forze dell’ordine intendo. Noi italiani se cambiamo residenza dobbiamo avvisare gli organi competenti e credo che sia giusto perché questo si chiamo controllo del territorio, mappatura insomma delle persone dislocate nei vari luoghi. Noi italiani abbiamo l’obbligo di portarci dietro i documenti e invece per i clandestini questo non vale. Le svelo un fatto che stiamo approfondendo,una notizia che se come penso verrà confermata, è destinata a far scoppiare uno scandalo. Faremo quello che dovrebbe fare la magistratura insomma, accertare le illegalità».

Ci dica, per favore.

«Parlo delle case riconducibili a consiglieri comunali, a dirigenti comunali, a capi ufficio e affittate come centri di accoglienza. Mi viene da fare il paragone con quanto sia successo al comune di Licata. Il sindaco Angelo Cambiano che vuol fare quanto promesso in campagna elettorale, cioè abbattere le case abusive, viene sfiduciato dal suo stesso consiglio comunale dato che alcuni esponenti sono proprietari di immobili non in regola e suscettibili alla demolizione. Si capisce bene che stiamo parlando di conflitto di interessi. Come si  può dunque pretendere che ci dicano come stanno effettivamente le cose ovvero se i clandestini rappresentano un reale problema, se loro stessi ci guadagnano con gli affitti? Si tratta di persone consapevoli di fare quello che fanno, non animate dalla bontà ma dagli interessi economici».

Avete intenzione di dire i nomi non appena li saprete?

«Certo, non appena sapremo con certezza a chi appartengono. Ci piace accertare la verità prima di parlare».

Cosa avete dunque intenzione di fare?

«Occorre una rivoluzione democratica. Non è più accettabile l’omertà né la vigliaccheria di chi può cambiare le cose e invece resta immobile. Occorre curare gli interessi dei cittadini della propria nazione per non implodere».

Una sorta di attuazione dello slogan “prima gli italiani”?

«Prima gli italiani è il nostro inno, il nostro leit motiv. Sposo in pieno quello che Matteo Salvini sostiene. Sono stato candidato sindaco sono stato militante e ora ricopro un ruolo senza mai pretendere niente. Ci tengo a precisare che  lo faccio perché credo nella causa».

Qual è la differenza fra destra e sinistra? Esiste ancora secondo lei una differenza?

«Credo che ci sia un dominio di banche mondiali che vogliono schiacciare il popolo e l’immissione di clandestini in Europa sia voluto da un potere economico che voglia abbassare il costo del lavoro. Oramai è un gioco al ribasso. Le conquiste sindacali ottenute nel tempo e con le lotte sarà abbattuto da una massa di persone che accontentandosi di pochi soldi smantelleranno il sistema di vantaggi ottenuti».

Una sorta di “guerra fra poveri” “pianificata?

«Si tratta di un progetto che mira a togliere i diritti ai cittadini in maniera silenziosa. Sono convinto che è in atto un procedimento per far fare passi indietro. Si creerà manovalanza a basso costo a discapito dei diritti sacrosanti dei lavoratori».

Che ne dovremmo fare di questi clandestini dunque?

«Sono favorevole al rispetto e alla integrazione. Chi viene qui deve accettare le nostre regole e le nostre leggi. Chi non accetta di rispettare come viviamo noi non deve essere accolto. Mi sorprendo a sentir parlare certe donne che parlano di accoglienza “senza se e senza ma” di chi la pensa in maniera non proprio “femminista”, di chi cioè, nel proprio Paese la donna la considera inferiore. Le donne hanno conquistato molto per fortuna e non è giusto tornare indietro.  Chi pensa che l’adultera debba essere punita per “legge divina” non deve essere accolto».

Teme una retrocessione?

«Si, non capisco perché molte donne di sinistra che giustamente vivono una vita “libera”, dove per fortuna fanno quello che vogliono, non facciano mistero della loro disponibilità ad accogliere la mentalità musulmana che non tollera proprio il loro stile di vita. Infedeltà, libertà di scelta e di pensiero femminile non mi sembrano molto in auge fra i musulmani. Per non parlare del rispetto della nostra religione che va difeso».

Si riferisce alla scelta di togliere o meno il crocifisso dalle aule?

«La nostra religione promuove la libertà, il libero arbitrio. Il cattolicesimo perdona chi pecca.  Il crocifisso non offende nessuno ed è sinonimo di libertà».

Come è nata la sua passione politica e quando?

«Mi chiamò Michele Crimi il 9 marzo del 2015  per prendere un caffè. Mi disse che avevano un progetto e se ero interessato. Pochi giorni dopo incontrai Felice D’Angelo il coordinatore provinciale e il 12 marzo ufficializzammo la mia candidatura a sindaco. Il tutto senza interessi personali ma solo per rendere un servizio alla nostra Marsala e ai marsalesi».

Il vostro bacino elettorale dove attinge?

«Per noi vota chi è stanco delle promesse tradite e chi ama il proprio Paese e sente che è possibile cambiare le cose e non si arrende. Noi ascoltiamo e diamo risposte alla rabbia sociale».

Come i Cinque Stelle?

«La differenza fra noi e loro è che noi governiamo già in comuni dove le cose vanno alla grande. Al nord chi dissente da questa politica fallimentare vota “Lega Noi con Salvini” e al centro sud vota per i M5S ma questo è avvenuto perché finora non eravamo presenti su tutto il territorio nazionale. Una prova è la mia elezione all’incarico che ho avuto. Sono marsalese, meridionale, eppure ho la stima totale di Matteo Salvini. La nomina regionale me l’ha data Alessandro Pagano ma sono stato eletto democraticamente a Marsala come Responsabile alla comunicazione. La differenza con i Cinquestelle è che noi non siamo per l’assegno di cittadinanza che rappresenta la morte delle iniziative personali e imprenditoriali e che rappresenta l’adagiarsi sulla mediocrità, sul vivacchiare piuttosto che progredire».

Che messaggio conclusivo vuole lanciare a chi leggerà questa intervista?

«Servono persone che abbiano a cuore l’Italia. C’è da inventare una nuova teoria per cambiare le cose a partire dalla sicurezza con più forze armate e forze dell’ordine per essere protetti dalle minacce che insidiano il nostro Paese. Serve amor di Patria. E per quanto riguarda la sanità dovremmo fare come al nord, ovvero  avere ospedali che funzionano e dove ci sono medici bravissimi che devono essere nelle condizioni di operare bene. Occorrono strutture adeguate al valore professionale.E poi, sarebbe meglio togliere i test di ingresso all’università. Tutti dovrebbero partire dalla stessa possibilità. Adesso invece sono avvantaggiati i “figli di” che superano i test perché i genitori li aiutano. Casa e lavoro per tutti gli italiani e da questo ripartire. Ognuno è artefice del proprio destino, basta non arrendersi».

Tiziana Sferruggia

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