Codice Appalti, Ingegneri: «Tempi ancora lunghi e amministrazioni più vicine alle imprese»

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Affrontare in Sicilia il tema dei Lavori Pubblici significa dover fare i conti anche con le gravi difficoltà che attraversa il settore edile regionale: allarmante carenza di bandi, irrisolta lentezza delle procedure, quadro normativo incompleto. «Il Codice dei Contratti, nato nell’aprile 2016 e corretto con il decreto del 2017, ha certamente apportato innovatività e trasparenza al sistema. Passa ancora troppo tempo dall’ideazione dell’opera alla fase conclusiva dei lavori – afferma Mauro Scaccianoce, presidente della Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri di Catania – A 18 mesi dall’entrata in vigore del Codice non si può parlare di semplificazione, a fronte del ritardo nell’emanazione dei provvedimenti da parte del ministero competente. C’è bisogno di chiarezza, ed è l’obiettivo che ha spinto la Fondazione a organizzare un percorso che formi e informi i professionisti». Il presidente Scaccianoce ha voluto riunire ieri pomeriggio, di fronte a una platea di oltre cento ingegneri, gli interlocutori delle istituzioni coinvolte dalla disciplina, per un confronto costruttivo.
«Nel Sud Italia l’economia soffre per l’inattività di molti cantieri – afferma il consigliere dell’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac) Ida Nicotra – ma ritengo che ci sia ancora incertezza e timore da parte delle pubbliche amministrazioni, eppure sono proprio loro che possono e devono fare meglio per supportare le imprese, così da attuare in fretta e bene il Codice Appalti». Dal proprio canto la Regione Siciliana spiega il dirigente del Dipartimento Tecnico Vincenzo Palizzolo, «si sta allineando alla normativa nazionale  attraverso l’ampliamento dei soggetti che possono costituire le commissioni giudicatrici, abbiamo snellito gli iter delle gare d’appalto. Il percorso non è sempre facile, la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimi alcuni articoli della Legge regionale 16/2016 ha creato un pericoloso stallo normativo».
Su questo punto si è soffermato il presidente dell’Ordine etneo degli Ingegneri Giuseppe Platania, sottolineando che «nel territorio catanese al momento ben 400 cantieri sono bloccati perché perché l’abrogazione dell’art. 32 della L.R. 7/2003, che per quattordici anni ha prodotto effetti positivi, implica, in modo paradossale, gravissime conseguenze economiche e con ricadute anche sul profilo penale».
All’architettura normativa del Codice Appalti mancano ancora pilastri importanti: la qualificazione delle stazioni appaltanti, le commissioni di gara esterne (per cui è necessario il decreto sui compensi dei commissari) e il rating reputazionale delle imprese per il quale l’Anac ha voluto che fossero inseriti non aspetti punitivi ma solo volontaristici e premiali.
«Il Decreto ha favorito il superamento di contenziosi per aspetti formali, si assiste però a ricorsi molto più complessi rispetto al passato» ha dichiarato il presidente del Tar di Catania Pancrazio Maria Savasta, presente insieme al presidente del Tribunale etneo Francesco Saverio Maria Mannino, che ha ribadito il fondamentale contributo degli ordini professionali all’operato dei magistrati.

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