Strangolato e sciolto nell’acido: due ergastoli per l’omicidio Cottone

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Ci sono volute dodici anni per fare luce sull’ennesimo atroce caso di lupara bianca compiuto da alcuni esponenti di cosa nostra. Andrea Cottone, era stato arrestato nel settembre del 1995 perché accusato di associazione mafiosa e ritenuto ‘capodecina’ della ‘famiglia’ di Villabate. Nel 1999, dopo la sua scarcerazione, avrebbe continuato a essere vicino alla cosca dei Montalto, reggenti della famiglia mafiosa di Villabate.  Il 13 nobembre del 2002, intorno a mezzogiorno, a Ficarazzi, località vicino Palermo, venne accompagnato in un ristorante-minigolf per discutere con Onofrio Morreale di alcuni furti che si erano verificati nel piccolo comune. Di Cottone però si persero le tracce quel giorno e la sua auto venne ritrovata due settimane dopo a Termini Imerese. In realtà, la morte di Andrea Cottone era già stata decisa perchè ad attenderlo al ristorante di Ficarazzi c’era un commando di mafiosi che erano intenzionati, prima di ammazzarlo, a fargli confessare se i Montalto avessero cattive intenzioni contro il clan capeggiato da Nicola Mandalà. Cottone, in quella circostanza, venne strangolato con una cintura e poi sciolto nell’acido in un deposito di marmi di Bagheria. I suoi vestirti vennero gettati nel mare. Dopo 12 anni, la prima sezione della Corte di Assise di Palermo, ha confermato gli ergastoli per Mandalà e Onofrio Morreale. Fondamentali per l’accertamento dei fatti sono stati i collaboratori di giustizia Mario Cusimano, Stefano Lo Verso, Sergio Flamia e Francesco Campanella.

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