Piano Regolatore Agrigento, i sospetti di un cittadino

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Un cittadino agrigentino, Giuseppe Vitellaro, ha scritto alla nostra redazione la seguente missiva per denunciare l’amara, diremmo quasi pirandelliana, vicenda che ha come luogo simbolo dell’iniquità proprio Agrigento, la città della grandi contraddizioni, talvolta incomprensibili, di cui parlava lo stesso drammaturgo premio Nobel della letteratura italiana, Luigi Pirandello appunto. Stiamo parlando della “faccenda” del Piano Regolatore Generale della città dei Templi che presenta, come di seguito leggerete, tante anomalie così farraginose da far pensare ad una vera  e propria truffa ben organizzata per frodare come sempre il cittadino vessato da tasse inique.

Egregio Direttore della Redazione “Sicilia Oggi Notizie”,

                                                        mi permetto inviare un’ accorata segnalazione riguardante un’anomala situazione del piano regolatore generale di Agrigento.

La narrazione, anche se può apparire molto tecnica, riguarda un classico e purtroppo comune caso di malgoverno della cosa pubblica, dal sapore tutto italiano, e come questo possa influire pesantemente sulla vita della povera gente.

Sono un cittadino del comune di Agrigento, conosciutissima città natale di Luigi Pirandello.

Città di cui purtroppo spesso tanto si parla per le sue irrisolte contraddizioni e per il perdurante malgoverno della cosa pubblica.

Introduco subito l’argomento con la speranza di riuscire ad essere abbastanza chiaro dando lo spunto per qualche riflessione:

Dopo oltre 12 anni dalla sua approvazione il Piano Regolatore Generale di Agrigento, formalmente approvato dal consiglio comunale con deliberazione n° 108 del 20/07/2005, ad oggi mantiene le solite note da eterno incompiuto.

Questo devo ammettere che nella terra di Pirandello è da ritenere del tutto normale.

Questa normalità però rischia di rovinare tanta povera gente, tante persone comuni che in questa situazione,  si vedono, da diversi anni,  chiamati a pagare un’imposta che definire solamente ingiusta sarebbe veramente riduttivo.

Per com’è facile capire intendo riferirmi all’imposta sui terreni edificabili.

Ebbene, ad Agrigento, i proprietari di tutta una zona destinata a sviluppo residenziale e turistico, si vedono da diversi anni, esposti al pagamento di tale tasse senza però poter realmente edificare nei propri terreni.

Tale situazione perdura fin dall’approvazione dello stesso strumento urbanistico, il quale, avendo previsto, per particolari zone del territorio comunale, l’adozione di specifici piani, chiamati prescrizioni esecutive, ad oggi risulta ancora incompiuto  per la mancanza proprio di quest’ultime.

Pertanto, tutti i terreni interessati, non sono di diritto e di fatto  utilizzabili ai fini edificatori.

L’approvazione di tali benedette prescrizioni non solo ritarda già da 12 anni ma è destinata a perdurare almeno per altri 20 anni.

Nel frattempo il comune di Agrigento, in forza di un decreto legislativo di carattere tributario, a norma del quale basta la semplice individuazione di una zona quale edificabile per far scattare l’obbligo della pesante imposizione, ne rinnova ogni anno la relativa richiesta di pagamento.

Quindi, secondo quanto previsto da questa norma tributaria, l’imposta deve essere pagata anche se il piano che  ha individuato una zona come edificabile, non è in effetti vigente per la mancata approvazione  delle prescrizioni esecutive necessarie per regolamentare le concessioni edilizie.

L’effetto di tale anacronistica norma, ad Agrigento, rischia di rovinare persone la cui unica colpa è quella di essere proprietari di un terreno proprio in quella zona così “fortunata”.

Riconosco infatti che normalmente è il caso di ritenersi fortunati ad essere proprietari di un lotto di terreno edificabile.

La fortuna di cui parlo è unanimemente riconosciuta e sicuramente redditizia ovunque, tranne in quel di Agrigento.

Infatti, come già detto, non sono ancora bastati 12 anni per rendere realmente vigente un P.R.G., e non ne basteranno neanche altri 20 per riuscire ad utilizzare quei terreni, vessati da tale iniqua imposta.

Ho anche ragione di credere che in realtà questi terreni  non diverranno mai realmente edificabili.

I 20 anni di cui parlo non sono fantascienza, ma è pura ed evidente realtà.

Riporto infatti qualche dettaglio che porterà un attento lettore alle mie stesse conclusioni.

I competenti uffici regionali, chiamati al controllo sugli atti di natura urbanistica, ed alle valutazioni sullo stato del P.R.G. agrigentino, hanno già comunicato al comune di Agrigento che, vista l’inerzia, fra l’altro perdurante per anni, il comune dovrà provvedere, non più all’approvazione di quanto fino ad ora mancante, ma bensì dovrà provvedere ad una revisione sostanziale dello stesso piano regolatore generale.

Bella storia!!!!

Per riassumere, in ogni caso, le procedure urbanistiche da formalizzare richiederanno ancora anni, nel frattempo il P.R.G. di Agrigento rimarrà un eterno incompiuto, ma per una strana ironia della sorte i proprietari di quei “fortunati” terreni dovranno pagare, ancora in eterno,  la famosa ICI sui terreni edificabili, anche se questi in effetti edificabili non lo sono, e ripeto non lo saranno mai.

Che bella Fortuna!!!

E’ la stessa “fortuna” che ha visto un piano regolatore incompiuto per tutti questi anni, nei quali non sono mancati ricorsi, ingiunzioni, diffide, e non ultimo, il sequestro degli atti disposto dalla Procura della Repubblica.

Ad Agrigento non ci siamo fatti mancare neanche questo.

Infatti il predetto Organo inquirente ha sequestrato, qualche anno fa, l’intero P.R.G. per sospetti imbrogli.

In tutto questo marasma il comune  di Agrigento cosa fa???

E’ di tutta evidenza come, il comune di Agrigento, ritenendosi “coscienziosamente” senza alcuna colpa, invece di attivarsi,  provvedendo al completamento di quanto mancante e cercando in qualche modo di riparare alle proprie inadempienze, si preoccupa di vessare i propri cittadini, rinnovando ritualmente, anno per anno, l’imposizione di un’ imposta che in questo particolare caso, non è da considerare un’imposta dovuta per la destinazione urbanistica di un lotto di terreno, ma bensì è semplicemente  l’imposizione di una “folle” tassa patrimoniale.

Ecco spiegata la “fortuna” di quei poveri cittadini proprietari dei terreni cosiddetti “fortunati”.

 Sono loro, infatti, gli unici in Italia a dover pagare una tassa patrimoniale sugli immobili, che a parere degli esperti, parrebbe anche poco costituzionale, ma che ad Agrigento pare vada molto di moda.

Ad Agrigento, un terreno edificabile invece di essere redditizio e di portare un guadagno, procura un sicuro impoverimento a quello sfortunato proprietario che si riscopre ingiustamente condannato al pagamento di tasse, imposte e quant’altro, senza di contro poter ottenere, neanche in prospettiva, dei minimi benefici economici.

In tale situazione il sottoscritto si vede esposto al pagamento proprio di quella tassa patrimoniale, unica nel suo genere, poiché proprietario di circa 14.000 mq di terreno, sito proprio in quella “fortunata” zona.

Ed è  meglio chiarire subito che questa proprietà mi proviene, non da tentativi speculativi o quant’altro, ma semplicemente  da una successione ereditaria per la morte dei miei genitori.

Ritengo che in tale situazione versano tanti altri proprietari di altrettanti lotti di terreno, che come me si trovano a dover pagare per tale folle imposizione.

In effetti la “fortunata” zona a cui si fa riferimento è abbastanza ampia, ed è conosciuta come “riviera dune”, la tavola tecnica allegata è proprio tratta da quelle prescrizioni esecutive, da tempo pronte, ma ancora non approvate per chissà quale misteriosa motivazione.

Tale situazione vede il sottoscritto, come tanti altri cittadini proprietari, esposto al  rischio di essere rovinato dal pagamento di una tassa, che nel mio caso ammonta a circa 3.500,00 euro annui, senza contare che tale importo parrebbe anche soggetto a futuri ed esponenziali aumenti.

Considerando adesso che l’imposta è su base annuale si può facilmente capire come, con il passare degli anni, ciò porta a rovinare economicamente  tanti  comuni  cittadini.

Ed è ancora più paradossale il fatto che tale profondo disagio è provocato da una palese ingiustizia,  ed è ulteriore esempio di malgoverno della cosa pubblica.

Fino ad ora non sono valsi a niente i miei ricorsi, e i miei appelli per ottenere giustizia.

La falsa applicazione di una norma sembrerebbe coprire ogni responsabilità per le inadempienze ed i ritardi dell’amministrazione comunale.

Di certo proverò a non arrendermi, e come me tanti altri nelle mie stesse condizioni, ma questo mi porterà ad espormi ad ulteriori e pesanti spese per il pagamento di legali e tecnici che saranno necessari nella disperata ricerca di  giustizia e nel tentativo di non soccombere a cotanta arroganza.

Al contrario, la stessa amministrazione comunale, ha sempre avuto la possibilità di assicurare ai propri cittadini una soluzione più equa e sicuramente più giusta.

Per l’appunto, proprio l’amministrazione  comunale,  invece di arrogarsi l’ingiusto diritto di apporre una iniqua ed indebita tassa, poteva, più logicamente (e può ancora), sospendere  il pagamento dell’ICI, su tutti i terreni investiti da tali problematiche, attivandosi per il completamento di un iter urbanistico ancora lontano da una sua reale soluzione.

Quindi sarebbe stato ed è a tutt’oggi più giusto, che il comune, a fronte delle sue mancanze, che hanno determinato l’odierna situazione, smettesse di coprirsi con l’applicazione di una vessante, iniqua ed indebita imposta, e sospendesse   l’applicazione di una norma che nel caso in esame diventa  ingiusta e palesemente vessatoria.

Certo da questo ne conseguirebbe un bilancio comunale un tantino più povero, ma sicuramente darebbe un segnale di discontinuità nei confronti di un malgoverno urbanistico perdurante da sempre in questa amara terra di “Pirandello”.

Invece ancor più incomprensibile risulta  l’atteggiamento dell’amministrazione comunale, se si riporta che lo stesso comune ha avuto  dubbi circa la     validità del più volte richiamato ed incompiuto P.R.G. tanto da  chiedere, con una missiva del 29/10/2015, lumi sulla validità dello stesso strumento urbanistico al competente  Assessorato Regionale.

Le risposte che hanno fatto seguito a tale missiva contengono un’unica contestazione, mossa proprio nei confronti del comune di Agrigento.

L’Assessorato Regionale ha infatti indicato  precise responsabilità, contestando   espressamente la completa e totale inerzia manifestata negli anni dalle stesse amministrazioni comunali.

Ecco quindi di chi è la colpa.

Per tale colpa tanti  cittadini di Agrigento, proprietari di quei “fortunati” terreni, rischiano seriamente di andare in rovina.

Di tale situazione nessuno ne parla, tutto passa inosservato, tutto viene taciuto.

Ma nel mentre  quelle tante o poche persone combinate   come me,  si vedono “derubate” senza potersi neanche difendere.

E valga il vero, è proprio “derubate” la parola giusta.

Non sfugge a nessuno, infatti, che si tratta di un caso di “furto con destrezza”, perpetrato contro onesti cittadini che subiscono anche la totale assenza di una “vera giustizia”, e che per questo non hanno alcuna speranza di potersela cavare.

Purtroppo contro l’arroganza di pezzi dello Stato non è possibile far niente.

Se questo non è malgoverno della cosa pubblica ditemi cos’è.

Devo anche riconoscere che, nella circostanza agrigentina, gli elementi del malgoverno sembrano proprio accanirsi contro i poveri malcapitati cittadini.

Una anacronistica norma tributaria, una  cattiva politica del territorio, la pessima burocrazia ed una molto approssimata giustizia, sono una miscela fatale.

Penso Ella vorrà concordare con me che c’è l’obbligo da parte delle amministrazioni comunali di attivare una corretta e attenta pianificazione urbanistica, poichè tale pianificazione ha ripercussioni, non solo sullo sviluppo di un intero territorio, ma anche sulla politica fiscale e tributaria dei propri cittadini.

Per il sottoscritto ben presto inizieranno a fioccare i pignoramenti poiché non potrà fare fronte, con il proprio reddito, a pagamenti che già nel giro di qualche anno supereranno i 10.000,00 euro.

A parte il caso personale e’ comunque evidente che la circostanza evidenziata è rilevante poiché potenzialmente ripetibile in tutto il territorio Italiano

Aggiungo che la situazione agrigentina è ancor più grave per il totale disinteresse dei politici ma anche per lo stesso atteggiamento impotente di migliaia di cittadini ormai sopraffatti da un comune sentimento di rassegnazione.

Purtroppo qui tutto è molto più complicato ed è sempre il classico muro di gomma, e se non interviene qualcuno, scuotendo quel poco buon senso che forse è rimasto, non si risolve mai niente.

Ribadisco che la questione è di grande attualità e riguarda l’applicazione di una norma tributaria ingiusta.

In questo senso il caso di Agrigento è emblematico.

Confido comunque nell’ipotesi che autorevoli voci vorranno sollevare    la questione ai più alti livelli, perchè non bisogna dimenticare che tutto questo la gente lo paga realmente di tasca propria.

Pertanto, se si vuole evitare il ripetersi di effetti così distorsivi, la norma dovrà essere modificata al fine di garantire una maggiore equità fiscale.

Portare all’attenzione generale la questione non farà altro che aiutare questo percorso.

         Ringrazio per l’attenzione, rimango a disposizione per eventuali ulteriori dettagli, confidando in un giusto eco giornalistico su questa anomala situazione agrigentina.

         Colgo l’occasione per porgere i miei distinti saluti.

Agrigento, lì 18/12/2017

 

firmato

Vitellaro  Giuseppe