Noemi Amico: «Per me il canto è un antidoto al dolore»

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Abbiamo incontrato Noemi Amico, giovane cantante lirica palermitana che ha partecipato ad importanti trasmissioni televisive nazionali. L’intervista è uno spaccato di vita “semplice” e profonda il cui leit motiv è l’amore per la vita e la consapevolezza di dover sempre donare agli altri il proprio talento naturale.
Noemi Amico, giovane e bella nonché brava. Quando è iniziata la sua brillante carriera di cantante?
«Ho sempre amato il canto e la musica e in verità, fin da piccolissima, canticchiavo. Ho iniziato a studiare il pianoforte a 14 anni e il canto a circa 16. Ho frequentato il liceo musicale e facevo parte del coro di questo istituto anche se io, in quel tempo, pensavo soprattutto alla musica leggera. Quando mi iscrissi, il “Regina Margherita” di Palermo, era ancora in fase sperimentale. Fu una bella esperienza per me e ricordo l’emozione, quando mia madre, incoraggiata dal maestro del coro Salvatore Sinaldi, decise di mandarmi a lezioni di canto perché lo studiassi “seriamente”. Fu una vera fortuna perché dopo appena 6 mesi passai in Conservatorio, ero la prima del corso. Ho preso il diploma circa 4 anni fa».
Una bella soddisfazione dunque. Vuole parlarci delle prime emozioni di questa straordinaria carriera?
«A 16 anni debuttai con un’orchestra intera al teatro Politeama di Palermo cantando “The man I love” di George Gershwin. Fu in occasione della festa del tricolore e fu un’emozione grandissima. Ero una ragazzina di 16 anni. A 17 anni a Castel Prussiano, dinnanzi al presidente Giorgio Napolitano, cantai la stessa canzone. Fu in occasione della trasmissione “30 ore per la vita” condotta da Fabrizio Frizzi, Marco Columbro e Lorella Cuccarini. La Cuccarini in quella occasione si interessò a me, alla mia voce e chiese il mio numero di telefono ai miei insegnanti di Conservatorio ma loro decisero per me e ritennero che non fossi ancora pronta per una carriera televisiva. Lo seppi anni dopo, quando uno dei miei maestri si lasciò sfuggire questo episodio con la Cuccarini. Rimasi colpita da questo e anche se avevo appena 19 anni. Ritenni che sarebbe stato meglio se fossero stati i miei genitori a valutare questo interessamento, anche per valutare l’occasione. Questo non avrebbe significato certamente un’interruzione dei miei studi ma anzi un monito all’impegno».
Parlare con i “se” e con “ma” non è edificante anche se ciò non vuol dire che sia giusto che qualcuno decida per noi. Si sente danneggiata da questo?
«Ogni occasione non andrebbe perduta. Talvolta si tratta di occasioni irripetibili. Per fortuna la mia vita è andata avanti. Ho sempre pensato in modo ottimistico. A 19 anni appena pensai che la vita mi avrebbe regalato altre occasioni importanti. E devo dire che stato così. Sarò la “Santuzza” la prossima estate a Santo Stefano di Camastra. E continuo a studiare, perché lo studio è una continua scoperta di noi stessi. Si impara a conoscersi, a valutarsi e ad avere consapevolezza del proprio valore e anche dei propri limiti ma proprio per questo serve lo studio per consentirci di superarli, migliorando sempre».
Cosa c’è nei suoi progetti?
«Sicuramente il matrimonio con il mio fidanzato, il tenore palermitano Salvo Randazzo con cui abbiamo in mente di mettere su famiglia e avere anche dei bambini».
Cosa ti senti di dire a chi ha intenzione di intraprendere la carriera di cantante?
«Non farsi mai scoraggiare da niente e da nessuno. Inseguire i propri sogni è un dovere, una tappa obbligata per la riuscita della nostra vita. Sto traendo una grande forza da quella che è stata ed è tuttora una grande tragedia nella mia vita, ovvero la morte di mio padre, 6 mesi fa. Ho ancora momenti di grande sconforto e la testa in quei momenti va per conto proprio. È tutto collegato, testa, cuore, pancia, voce e ho avuto paura di non farcela a superare quel tragico momento. Ma poi è subentrata una forza indescrivibile che mi ha fatto capire cosa era necessario fare e cioè non abbandonare e non abbandonarmi perché mio padre non lo avrebbe voluto. È avvenuto quasi un miracolo, mi creda. La mia voce è raddoppiata, è più scura, più bella, sembra incredibile ma è così. Ho preso forza dal mio dolore, anzi butto via il dolore cantando. Per me il canto è un antidoto al dolore».
Il dolore rende migliore i migliori. Che ne pensa?
«Se hai un dono devi darlo, devi donarlo agli altri, devi usarlo per fare del bene. È un dovere morale trarre il bene anche dal male. La vita è dura ma bisogna rialzarsi sempre e bisogna essere forte».
Chi ti ha aiutata di più?
«La famiglia è fondamentale. Ho avuto genitori stupendi che mi hanno supportato nelle scelte e incoraggiata. Sono sempre stati dalla mia parte con una mentalità aperta che mi ha consentito di viaggiare e studiare fuori. La Sicilia è bellissima ma è solo un vivaio, per crescere ed affermarsi è necessario andarsene. La nostra terra non offre occasioni. Spesso molti genitori non considerano l’arte come un mestiere che possa garantire un futuro stabile. I miei genitori mi hanno sempre incoraggiata e forse sarei dovuta andar via da bambina, ma comunque, credo che ognuno di noi debba seguire tappe obbligate nella propria vita».
Le piace la musica leggera?
«Sà, canto anche musica leggera e sono apprezzata anche in questo. Adoro Mina. Adesso non ci sono cantanti al suo livello. Sono andata qualche tempo fa ad un concerto di Massimo Ranieri e sono rimasta sconvolta dalla sua tecnica e dalla completezza della sua professionalità. Canta, balla, recita, intrattiene. Sa fare tutto, è un artista completo. Io ho fatto molto sport e ballo agonisticamente il latino americano che dà sveltezza e disinibisce. In scena è importante sapersi muovere e interpretare il personaggio. Sono una soprano lirica ed essere un pò attrice è doveroso. Nell’opera se non esprimi niente, di cosa stiamo parlando»?
Com’è la situazione in Sicilia per quanto riguarda il canto lirico?
«In Sicilia la situazione è drammatica. Non ci sono bravissimi insegnanti e ci sono grandi talenti invece. Le voci del sud sono calde e belle, dotate di una straordinaria intensità. Questo significa sacrifici e impegno economico non indifferente per i genitori. Occorre investire molto oltre che su sé stessi. Molte famiglie non possono sostenere questo impegno di spesa e allora il talento è sprecato».

Tiziana Sferruggia

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