Zona artigianale Marsala: l’abbandono e la beffa

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Fare impresa nelle nostre zone è da temerari, da capitani coraggiosi insomma. Ci vuol coraggio, forse un pizzico di visionaria “follia” e soprattutto essere dotati di pazienza. Ci vuol pazienza a sopportare l’indifferenza di chi ha promesso e poi deluso le aspettative ed eluso  anche ciò che aveva firmato nel contratto. Procediamo con ordine e presentiamo i protagonisti di un’amara vicenda tutta marsalese. Da un lato c’è l’Osmosea, azienda leader nella costruzione di dissalatori che esporta in tutto il mondo, fiore all’occhiello di un’economia locale spesso zoppicante e dall’altro lato c’è l’amministrazione comunale, venditrice di lotti nella “famigerata” zona artigianale.

La zona artigianale marsalese, avrebbe dovuto rappresentare la cosiddetta “Start Up” dell’economia, il riavvio delle imprese che per troppo tempo hanno avuto paura ad investire e che, se anche volessero, come in questo caso, si ritroverebbero in un mare di problemi.

Mario Alagna uno dei due titolari dell’Osmosea, nei giorni scorsi ha denunciato l’ennesimo, prevedibile furto nel suo capannone in costruzione nella zona artigianale di Marsala ma anche lo stesso Comune, colpevole di non aver mantenuto i patti ovvero reo di “inadempienza contrattuale”. Il comune aveva promesso di urbanizzare la zona, fornirla cioè di acqua, luce, gas, allacciamento fognario, telefono, oltre che provvedere alla pulizia dato che, allo stato attuale tutta l’area somiglia più ad una discarica che a un luogo adatto ad ospitare imprese e sana economia. La zona artigianale, al momento, al buio, di notte, è un luogo facilmente preda di balordi e ladruncoli che possono rubare indisturbati nell’unico cantiere edile aperto, quello che, per intenderci, sta allestendo il capannone della ditta di dissalatori. E difatti, in pochi mesi, la Osmosea è stata “vittima” di cinque furti, di cui, l’ultimo, pochi giorni fa, più sostanzioso degli altri. Ignoti hanno portato via i ponteggi, le pedane in alluminio e alcuni attrezzi da lavoro, oltre che la pompa sommersa che tira acqua dal pozzo “privato” fatto dalla stessa impresa dato che, ancora non arriva acqua comunale. Un danno che sà di beffa, di abbandono, di imperizia, di indifferenza da parte dell’amministrazione. Buio e silenzio. Questo viene in mente all’imprenditore Alagna se pensa al “suo” capannone nella zona artigianale di Marsala.

«Se mi chiedessero oggi di rifare tutto, ci penserei cento volte. Non avrei mai pensato che fosse così difficile affrontare la burocrazia e lottare contro la totale indifferenza dell’amministrazione comunale. La totale assenza delle risposte è spiazzante. É come parlare con un muro. Non c’è alcuna reazione da parte dell’amministrazione e mi chiedo, se serva ancora a qualcosa,  se serva ancora fare domande. Ecco perchè ho denunciato il Comune di Marsala per inadempienza contrattuale. É un peccato vedere una zona così potenzialmente “ricca” di imprese, quasi vuota. Molte aziende locali sono di fatto interessate a costruire i loro capannoni lì e questo poteva rappresentare per la nostra economia un trampolino di lancio e invece, altro che lancio, si tratta di una battuta d’arresto.. gli altri imprenditori non se la passano meglio. Un altro imprenditore ad esempio sta avendo dei problemi con il comune in merito all’approvazione del progetto. Questo rallenta tutto. Nessun imprenditore si può permettere di mantenere due sedi. Un imprenditore accorto ottimizza i tempi e si trasferisce nella nuova sede con una tempistica che gli permette di non sprecare denaro inutilmente. In questo caso, la tempistica si dilata. Problemi burocratici e legati a problemi oggettivi come la mancanza messa in sicurezza dell’area, allungano a dismisura il trasferimento delle imprese con le conseguenze che conosciamo. E le spese lievitano a dismisura. Questo scoraggia gli imprenditori ad investire». Parole sante, diremmo noi. Con buona pace dell'”aiutino” alle imprese locali e all’aumento dei posti di lavoro.

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