Marsala città violenta? Far West notturno per le strade marsalesi: risse e vandalismo

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È una escalation violenta, un preoccupante allarme sociale, una paurosa incontrollabile avanzata di atti brutali, compiuti (apparentemente) senza alcuna logica, senza alcuna premeditazione. Marsala, da qualche tempo, specialmente di notte, è teatro di violenze, di gesti convulsi, di sfoghi generazionali che la rendono simile alle altre città notoriamente pericolose e nelle quali  imbattersi in episodi violenti è quasi inevitabile. Cosa sta accadendo alla nostra città? Cosa è cambiato? Possibile che quanto stia accadendo sotto gli occhi di tutti sia un fenomeno oltre che incontrollabile, inarrestabile? Possibile che non ci sia soluzione? E viene da aggiungere, senza temere di essere tacciati di comune populismo: di chi è la colpa? Proprio così. In questi casi trovare un colpevole, qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa in un certo senso placherebbe un pò le nostre ansie, darebbe forse un senso a ciò che senso invece non ha. Atti violenti, illogici, imprevedibili, distruttivi, come direbbe il buon Sigmund Freud, compiuti dai seguaci di Thanatos, figlio della Notte e personificazione della Morte. Che tipo di generazione è quella attuale? un incomprensibile e disorganizzato e confuso connubio fra nativi digitali e nativi analogici destinati a non incontrarsi mai, anzi semmai a scontrarsi? E ancora, essere nati in un Tempo che sta vivendo una rivoluzione informatica è meglio o peggio? Probabilmente né meglio né peggio, è semplicemente tutto uguale, tutto come da copione, tutto una coazione a ripetere come sempre è accaduto, fin dalla notte dei tempi. Anche questa, come quelle precedenti è una generazione che non sa dove andare, che si sente incompresa, depauperata ma, quello che invece è diverso e senza precedenti, è la sensazione di sentirsi stagnante, stoppata, sospesa in un limbo senza soluzione. Questa generazione è di fatto priva di speranza. Migliorare, ovvero fare meglio dei nonni e dei padri, salire un pò più in alto dei “vecchi”, superandoli, dimostrando loro cioè di essere riusciti a fare più cose degne di attenzione, cose che ancora di più lasceranno un segno tangibile del suo passaggio su questa Terra, appare quasi impossibile. Questa generazione sa di avere un futuro “compromesso”, dipendente, incerto, di ritorno (e sembra paradossale dirlo o scriverlo) al passato. Abbiamo assistito (inermi) negli ultimi tempi a risse notturne per le vie del centro fra extracomunitari e abbiamo pensato (ingenuamente) che non ci riguardasse, che non ci toccasse da vicino, che fosse “cosa loro”. L’abbiamo attribuito all’esacerbazione di un malessere sociale, allo sfogo di soggetti comprensibilmente sociopatici, di “diversi” che faticano a sentirsi parte di un sistema che li rifiuta. Abbiamo pensato che si trattasse di episodi riconducibili agli emarginati, alle vittime di una società distratta, forse incapace di comprenderli e di accoglierli, impreparata com’è alla loro presenza “invadente” e foriera di incertezze. Forse questo ha placato un pò le nostre paure e ci è bastato fino a che non abbiamo assistito ad atti di bullismo fatti e subiti dai “nostri” giovani, da giovani marsalesi che ci hanno stupito con la loro violenza, la loro indifferenza, la loro aridità, la loro tristezza, il loro bisogno di attenzione. E abbiamo capito che a questi figli, a questi giovani a cui ci era sembrato di “aver dato tutto”, in realtà, non gli avevamo dato la cosa più importante: la considerazione. E l’amore. E l’attenzione. E abbiamo capito che qualcosa non tornava, che eravamo stati troppo assenti, lontani da casa, presi e portati via da mille beghe quotidiane e che li avevamo trascurati questi nostri figli a cui non facciamo mancare la paghetta e di cui però ci dimentichiamo troppo spesso. Abbiamo così trovato l’ennesima giustificazione alle nostre inquietudini e abbiamo sperato che questo servisse a decodificare le nostre paure e a metterci la coscienza a posto. E poi sono arrivati i raid vandalici, notturni, fatti da ignoti che rompono le auto parcheggiate, che sfondano i parabrezza, i lunotti posteriori, e che in una escalation violenta appunto, entrano nei garage dei condomini, danneggiano le auto e portano via tutto quello che si trova all’interno. Chi sono questi ignoti violenti? Sono drogati? Sono giovani stranieri? Sono giovani marsalesi? Sono poveri e ignoranti oppure benestanti, ignoranti e annoiati? Con chi ce l’hanno? Ce l’hanno con gli adulti oppure con i simboli di una società opulenta che però pare si avvii ad un lento inesorabile declino e che non sia più in grado di garantire diritti e benessere a tutti? Di certo ci vorrebbe un più serrato controllo del territorio. Le maglie sono troppo larghe e si infiltrano più facilmente i piccoli delinquenti, i responsabili di una microcriminalità che rende la vita difficile ai cittadini e che li costringe ad avere paura anche a lasciare l’auto parcheggiata all’interno di un garage.

Le forze dell’ordine indagano. Visionano le immagini delle videocamere di sorveglianza. Poliziotti e carabinieri cercano di fare il possibile. Di fatto devono occuparsi di tutto: fare le indagini e controllare il territorio, rispondere cioè a tutte le chiamate che giungono da parte di cittadini in difficoltà e che denunciano i reati di cui sono vittime. Sono in pochi di fatto. Manca il supporto, mancano i mezzi, mancano gli uomini e trovare responsabili e colpevoli diventa più complicato.

E intanto nella notte buia tutto si edulcora, tutto appare fosco, e sopratutto impunito. Marsala è Far West? Ognuno può fare ciò che vuole senza pagarne le conseguenze? Speriamo di no.

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