Peoplefly: ecco chi è Andrea Caldart l’imprenditore che vuol fare “decollare” Birgi

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Andrea Caldart, 50 anni compiuti da poco, amministratore unico della Peoplefly, non le manda certo a dire. Loquace, chiaro, dotato di una dialettica dirompente e prorompente, sa quello che vuole e sopratutto dice di sapere cosa bisogna fare. Stando a quello che ci ha detto dopo che lo abbiamo chiamato per parlarci di lui e dei suoi progetti, ha sfoderato una energizzante determinazione che fa ben sperare.

Mena fendenti ben mirati e sopratutto non tralascia dettagli. Amato, osteggiato, invidiato e accusato, non è, a quanto sembra, un uomo dalle mezze misure. Dice di essere abituato agli attacchi dai quali  sa anche come difendersi. Recentemente ha dichiarato di voler volare da e per Birgi con nuove rotte che potrebbero di fatto rappresentare per il “Vincenzo Florio” una nuova speranza, l’incipit di un nuovo capitolo. Alla notizia si sono scatenati i social e sopratutto i diretti o indiretti interessati all’aeroporto che fra occupati e indotto è un settore trainante dell’economia trapanese. Gli abbiamo chiesto da dove ha avuto origine questa idea e lui ci ha risposto che « è nata da una telefonata con il presidente Airgest Paolo Angius. Subito dopo il suo insediamento,  ha visto una nostra richiesta che noi avevamo avanzato a febbraio. Ci siamo incontrati due volte a Cagliari e abbiamo stabilito quello che poteva essere la nostra possibilità di collaborazione con l’aeroporto di Birgi. Abbiamo anche detto ad Angius di non essere interessati a venire in un aeroporto come quello di Birgi per fare uno spot estivo e uno invernale e poi andarcene via. Noi siamo interessati a restare dato che abbiamo fatto un investimento per venire in questo aeroporto. Siamo interessati a creare una rete non solo con l’aeroporto ma anche con i collegamenti nel tessuto economico e con gli operatori del territorio per rimanere oltre il bisogno, la necessità, di questo periodo per così dire “emergenziale”. E su questo c’è un grosso intendimento fra noi e Airgest tanto è vero che abbiamo presentato un piano industriale ben strutturato.

E pare proprio che in questi giorni siano in corso gli ultimi ritocchi per definire gli accordi e tutto sembrerebbe dover “decollare” a partire dal 1° giugno. La gran parte dei voli che dovrebbe effettuare la peolplefly sono bisettimanali privilegiando, anche su richiesta delle esigenze locali, il collegamento con Roma dato che giornalmente  ci sono utenti che hanno l’esigenza di raggiungere la capitale. Ci sarà anche la rotta con Cuneo, Verona, Bologna e Pisa per coprire l’arco italiano almeno per due volte alla settimana. poi, la domenica, ci dovrebbe essere l’unico volo internazionale quello che collegherà Birgi con Vilnius,la capitale della Lituania, primo perchè la Peoplefly ha lì una base operativa e poi perchè la compagnia che utilizzano è proprio di Vilnius dove c’è un mercato da tempo interessato verso il nostro territorio. Una realtà dunque che un bravo imprenditore conoscitore del mercato non può farsi scappare.

«Stiamo pensando anche a dei collegamenti con Vilnius che partano il giovedì sera quando chiudono le fabbriche e gli uffici e le persone possono ad esempio decidere di partire durante il weekend e raggiungere Birgi. Sto pensando ad un tipo di turismo destagionalizzato di cui tanto si parla e che invece sarebbe opportuno promuovere seriamente. Il clima nostro mediterraneo ben si presta a questo tipo di turismo. E invece purtroppo ancora il grosso delle visite si concentra “soltanto” nei mesi estivi. Da quando abbiamo inserito l’elenco delle destinazioni nel nostro sito, tra i 135 biglietti venduti in 12 ore, ce ne sono 7 che vengono proprio da Vilnius. Questo vuol dire che l’idea è giusta e che quella è una fetta di mercato che non possiamo farci scappare».

Tutto buono, tutto bello dunque, e allora perchè tante polemiche e sopratutto perché tanti osteggiatori che si divertono a mettere i bastoni fra le ruote nei confronti del vulcanico Andrea Coldart?

«Ben venga la chiarezza se serve a far venir fuori la verità. Io e la mia società, la Peoplefly siamo stati attaccati da un sistema fatto anche da pregiudicati che pur di andare in tv, a “Mi manda RAITRE per esempio, hanno raccontato bugie e lo hanno fatto senza darmi la possibilità di difendermi. E’ stata una trasmissione “a senso unico” insomma, senza diritto di replica e così non va bene. Questa trasmissione ha dato voce a persone “discutibili” con fedine lunghe penali lunghe un chilometro e non ha ascoltato la mia versione dei fatti. Domani (oggi ndr) però ci sarà la prima udienza penale contro di loro e speriamo di arrivare presto alla giustizia. Sono tre anni che subisco le loro falsità».

Andrea Caldart fonda la Peoplefly di cui è amministratore unico nell’aprile del 2014 e inizia da quel momento ad operare con voli charter ovvero si affida a compagnie titolari di licenza di esercizio. Iniziativa lodevole, a tratti ammirevole, se non fosse per il fatto di aver attirato fin da subito una non proprio lusinghiera attenzione da parte della stampa in primis e poi anche da altri “rivali” imprenditori. Il giornale “l’unione sarda” ad esempio ne ha fatto quasi una crociata. Lo hanno accusato di aver “truffato”, ovvero di non aver garantito il volo ad alcuni passeggeri rimasti inferociti a terra. Per inciso, Caldart vive a Cagliari e “l’unione sarda” e lì un giornale molto letto e come dice lo stesso imprenditore, alcuni giornalisti in Sardegna sono abituati a interpretare i fatti se non addirittura a travisarli. «I giornalisti che mi hanno attaccato sebbene avessero in mano le prove ufficiali della mia innocenza non ne hanno tenuto conto. Hanno scritto titoloni del tipo “voli fantasma” accusandomi di aver truffato i passeggeri ma in realtà quello ad essere stato danneggiato dai clienti sono stato io perché in alcuni casi specifici non hanno rispettato il contratto. La peoplefly non può fare un volo charter se non viene pagata. Se il cliente non rispetta il pagamento io cosa posso fare? Mi hanno dato pure un assegno falso e l’ho dimostrato ma mi hanno sbattuto lo stesso in prima pagina con cose non vere. Quando si agisce così, cosa e chi c’è dietro ogni detrattore) Eppure sono una persona coscienziosa. Quel giorno (gennaio 2015 ndr) avevo persino convinto l’operatore di volo a effettuare il collegamento fra Comiso e Lourdes nonostante non mi avessero pagato in tempo eppure mi hanno accusato di truffa. Se l’UNITALSI ( l’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) mi avesse pagato quanto dovuto, (avevamo fatto già 7 o 8 viaggi per loro, non sarebbe scoppiato nessun “caso”. Perché UNITALSI si è comportata così? Poi si è comprata un aeromobile che costa otto volte quanto avrebbe dovuto dare a noi. Ma non era più conveniente mettersi in regola con la Peolpefly? C’è un piano fatto per distruggere la nostra società? mi spiace per loro ma la Peoplefly non sparirà, anzi si rafforzerà sempre di più. Sono un imprenditore leale che paga le conseguenze di un sistema sleale eppure quei giornalisti mi hanno procurato un danno di immagine difficile da cancellare. Cosa mi consola? La procura di Cagliari non ha mai proceduto contro la Peoplefly o contro Andrea Caldart segno che non ho commesso alcun reato. Una delle due società che mi hanno portato alla ribalta andando a Mi manda Rai Tre, la New Travel, un anno fa è stata a sua volta sbugiardata dalla stessa trasmissione televisiva e di fatto sono spariti dal mercato. Se avesse sbagliato la Peoplefly adesso non esisterebbe più. Hanno tentato di affossarci. Sanno che possiamo diventare molto competitivi. Sanno che possiamo prenderci una buona fetta di mercato. Io ci metto la faccia nelle cose che faccio».

Eppure Caldart, a quelli che altri appellerebbero senza remore con la dicitura “nemici” lui si ostina a chiamarli avversari. Strategia perfetta diremmo noi.

Ma a tutto c’è una spiegazione e difatti Caldart ce l’ha data.

«Quando è nata la Peoplefly avevo come obiettivo di farla diventare entro 5 anni una vera e propria compagnia aerea ma non si diventa questo dalla sera alla mattina ovvero senza aver fatto un percorso di conoscenza approfondita del sistema aeroportuale e del mercato. Ci vogliono delle caratteristiche ben precise per diventare compagnia aerea europea rispettano le normative ASA che giustamente sono molto restrittive e molto selettive in funzione sopratutto del rispetto del passeggero sia in termini di sicurezza che di comfort e non abbiamo smesso di migliorarci fino ad adesso». Allora a chi dà fastidio la Peolpefly? Il nostro “business model”  piace agli investitori stranieri che hanno capito che non è necessario accedere ai grandi finanziamenti pubblici che mantengono con i soldi dei contribuenti le grosse compagnie. A questi imprenditori piace la flessibilità di una piccola compagnia come la mia o come quella di Aliblue Malta che possono rappresentare la vera innovazione, l’esplosione del sistema mercato. Allora sì che ci si potrà sedere attorno ad un tavolo e discutere su come continuare a garantire un servizio al mercato mantenendo posti di lavoro e creandone sicuramente di nuovi».

Tutto questo naturalmente senza comarketing. Già, proprio così, senza il contributo dei comuni, la gabella annuale che finora i comuni della provincia hanno versato pur di assicurarsi i voli della Ryanair tanto per fare un esempio. «Con solo un euro preso da ogni biglietto pagato da ogni passeggero, una parte deve necessariamente ritornare al territorio che ci sta ospitando. Solo così si possono creare progetti di crescita. A noi sono interessati anche gli asiatici tanto per intenderci e questo potrebbe rappresentare l’atto conclusivo per diventare una compagnia aerea a tutti gli effetti».

Il contributo pubblico alimenta tutta una serie di situazioni che squilibrano il mercato secondo Caldart. Chi prende finanziamenti pubblici dovrebbe pensare di renderli prima di prenderne altri. Questa insomma è la regola dell’imprenditore bellunese trapiantato a Cagliari. In Italia però questo non succede, anzi. Un imprenditore se è tale, come dice Caldart deve anche rischiare se occorre e non cercare sempre “paracadute”.

«Il corriere della sera, due anni fa scrisse: cento milioni dati ad una società soltanto a cosa servono? Con cento milioni si fanno 10 compagnie aeree e non si danno ad una un’unica società che tra l’altro è anche commissariata. Eppure io non ho visto nessun controllo da parte della Corte dei Conti, nessun procuratore della Repubblica alzarsi e dire “questo non si può fare perché sono soldi degli italiani tutti». Un sistema dunque di mutuo soccorso secondo Caldart che genera ancillarità e squilibrio fra i grandi e i piccoli. E naturalmente non risparmia Alitalia, tirata in ballo senza remore.

Caldart pensa in grande. Si è ripromesso di portare a Birgi 100 mila passeggeri tanto per cominciare. Ci vuole però collaborazione, ci vogliono insomma anche altre compagnie che volando nei cieli trapanesi contribuiscano a salvare l’aeroporto, come dice lui, e anche tanto sostegno da parte della comunità locale. « Se la gente preferisce andare a Palermo per partire dimostra che non gli importa la sorte dell’aeroporto che se anche dovesse chiudere, per loro non cambierebbe granché», tanto per chiarire. Ma Caldart non vuol nemmeno sentir parlare di “accorpamento” fra i due aeroporti della Sicilia Occidentale, Punta Raisi e Birgi. «Se uno dei due dovesse avere un bilancio in default cosa facciamo? Lo chiudiamo lo stesso? chi paga? credo che dietro ci sia altro». Caldart però su questo, non aggiunge altro.

Caldart ama quasi le sfide impossibili direte voi, dato che, si era ripromesso di far qualcosa anche per Reggio Calabria ma a oggi, lì le cose sono un  pò “complicate” tanto per usare un eufemismo. « La situazione della Calabria è molto delicata_ come dice lo stesso imprenditore bellunese_devo essere sincero. La Sacal ha vinto il bando e si è insediata ( luglio 2017 ndr). Con il presidente del cda, il prefetto dal presidente del Cda, il prefetto Arturo De Felice, io ho un dialogo quasi quotidiano. Per me è una persona chiamata per sistemare una serie di questioni opposte e di difficile soluzione. Dall’altra parte c’è tutto questo movimento di comitati di cittadini che non conoscono l’attività reale dei vettori, delle compagnie, degli aeroporti stessi e questo crea informazione sbagliata che viene rilasciata in giro. Riprendere da zero una situazione quasi drammatica a farla ripartire non è facile. nessuno ha la bacchetta magica. Arrivano le critiche che non sono quasi mai costruttive e che anzi feriscono chi ha in mano la patata bollente per così dire. La Calabria è un territorio difficile di per sé storicamente parlando. Lì le procure lavorano alacremente ma se li arrestano tutti  e (Caldart ride della sua stessa battuta) chi ci facciamo salire sugli aerei?. L’altra volta, mentre stavo per venire giù in Calabria ho letto su un giornale una notizia: “160 arresti” pazzesco non crede? ». Già proprio pazzesco. Il fatto è che non si riesce a venire a capo di situazioni che sembrano cristallizzate nel tempo e dunque si perde molto tempo prezioso. Andrea Caldart è un uomo ironico, sa che a volte bisogna alleggerire un pò la tensione e allora la battuta che stempera un pò ci può anche stare. Ma tornando al suo lavoro da imprenditore, secondo lui, si dovrebbero sedere intorno a un tavolo tutti gli organismi e gli enti interessati e parlare, creare, proporre, valutare, fare. Decidere insieme un piano di sviluppo, con una regia commerciale fatta da competenti e non da politici come lui stesso sostiene. Ci vogliono imprenditori capaci, insomma. E De Felice, incontrato per la prima volta a gennaio, gli ha fatto una buona impressione, gli è sembrato capace, attivo e fattivo, interessato alle imprese, desideroso di fare. A ciascuno il suo insomma. Ognuno dovrebbe operare bene per le competenze che ha. Ruolo importantissimo ovviamente hanno per Caldart i giornalisti,i quali hanno una responsabilità enorme. Con mezza parola possono distruggere un lavoro o sostenerlo, orientare le masse insomma, creare opinioni non sempre corrette. Andrea Caldart, nato a Belluno, nel profondo nord, luogo “alto” e magnifico, a 20 anni “scende”, da militare, in Sila e in Aspromonte, erano gli anni dei rapimenti, ha studiato in America diritto digitale ma come lui stesso dice, si annoiava ed è tornato e ha iniziato a fare l’imprenditore, cosa per cui si sente portato a suo dire. Apprezza le realtà locali, i giovani che hanno voglia di “fare” e che si mettono in gioco ma anche chi si spende per il proprio territorio anche se non ha interessi economici specifici. E cita un marsalese, Giovanni Montalto, amministratore del gruppo “Salviamo Birgi” molto attivo in una realtà locale che a tratti, forse, preferisce criticare piuttosto che agire. Caldart dice, promette, fa, arriva, organizza, insomma  Caldart sa il fatto suo. Parla di sé in terza persona, un pluralis maiestatis che ce lo rende anche simpatico.

 

Tiziana Sferruggia

 

 

 

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