Gli Eromeo: «Fate quello che vi fa stare bene». Intervista ai due webcreators marsalesi

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Stefano Parrinello e Fausto Sammartano, in arte Eromeo, sono due giovani marsalesi di 23 anni diventati web creators grazie alla realizzazione di un loro video, parodia di “pulcino pio”, che in pochissimo tempo, ha raggunto oltre 100 mila visualizzazioni. Fausto sta frequentando l’accademia delle Belle Arti di Palermo, mentre Stefano sta studiando presso la scuola di teatro di Firenze, diretta da Pierfrancesco Favino. Gli Eromeo, sono vitali, energizzanti e divertenti, ma al tempo stesso appaiono naturali e genuini.

Stefano, Fausto, quando vi siete conosciuti?
Samo una coppia di fatto in effetti. Facciamo tutto insieme, ma adesso, per non confondere i nostri fans, risponderemo uno alla volta.
Stefano: «Ci siamo conosciuti alla scuola media, “Vincenzo Pipitone”. Eravamo compagni di classe. Ma quello che è stato davvero determinante perché diventassimo gli amici “creatori” che siamo oggi è stato il tragitto che facevamo insieme per andare a scuola. Eravamo vicini di casa e ridevamo come matti camminando insieme. Lì abbiamo scoperto di avere molte affinità. Spero di incontrare un giorno una ragazza come Fausto. Se dovesse accadere, non me la lascerò scappare, la sposerò».
Galeotto fu dunque il tragitto?
Fausto: «Ci capiamo al volo in effetti. Amiamo le stesse cose e non litighiamo mai».
Stefano: «Pensa che spesso ci diciamo “ma perché non siamo omosessuali?” Sarebbe perfetto».
Fausto: «Siamo etero però eh eh! Non abbiamo niente contro gli omosessuali ovvio, solo che non lo siamo. Ci vuole pazienza».
E dopo le medie cosa è accaduto?
Stefano: «Io ho fatto il liceo scientifico e Fausto il commerciale ma abbiamo continuato a frequentarci.
Il vostro primo video?
Fausto: «È stato per caso. In quel tempo impazzava il tormentone estivo “Il pulcino pio” e abbiamo pensato a farne una parodia. Era il 2012. Non avevamo idea di come si realizzasse un video. Eravamo ignoranti e felici!»
Stefano: «Beati e contenti vuoi dire! In effetti siamo partiti da zero. Avevamo l’unico ingrediente necessario: l’entusiasmo. È venuto malissimo. È venuto talmente brutto che l’abbiamo rimosso, è sparito dal web. Non lo troverete mai».
Fausto: «È il nostro unico inconfessabile segreto. Chi lo cerca per ricattarci non lo troverà mai. Non abbiamo lasciato traccia de “il pulcino”. Dopo abbiamo aperto la pagina “Men in tiub” e abbiamo girato altri tre video ma eravamo ancora insoddisfatti ed è stato un bene che fosse così. Abbiamo capito che dovevamo migliorare senza smettere di fare quello che amavamo già con tutte le nostre forze. Se volevamo fare qualcosa di serio, di grande, era necessario studiare».
Stefano: «Determinante è stato frequentare la scuola di teatro T.A.M di Massimo Pastore a Marsala. Lì abbiamo conosciuto molte persone e lì abbiamo capito quello che volevamo davvero. Abbiamo recitato ne “I giganti della montagna” l’opera incompiuta di Luigi Pirandello, rappresentata fra le magiche pietre a Santo Padre delle Perriere. È stato sublime. Un’atmosfera surreale e vivissima ci ha regalato emozioni indimenticabili».
Avete scelto il sogno dunque?
Stefano: «Siiiii! Pensa che mi emoziono ancora a parlarne. Ho recitato in “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare al Teatro Antico di Segesta. Magia pura. Ho recitato nel ruolo di Bottom, l’artigiano che va nel bosco di notte per preparare la messa in scena della commedia di Priamo e Tisbe. Bottom è stato un ruolo per me molto fortunato che mi ha fatto vincere il premio a Tindari come miglior attore. Ma Segesta è qualcosa di unico a livello emozionale. Luogo, testo, suggestione. Mi sembrava di essere sospeso fra sogno e realtà. Segesta fa questo effetto. Duemila anni fa lì si faceva teatro e continuare a farlo è dialogare con gli antenati. Ho fatto la pipì dietro i cespugli del teatro durante le prove. Quelle montagne, quello scenario naturale magnifico! Pura estasi in quella atmosfera placida. Secoli di Storia non ne hanno scalfito il fascino. Ho pensato: questo è il Paradiso».
Fausto: «Che romantico! Questo è per lui il dialogo con i secoli! Si è sentito come un attore di duemila anni prima facendo pipì».
Quando avete capito che volevate fare questo mestiere?
Stefano: «L’abbiamo sempre saputo! Ci siamo nati! A parte lo scherzo, per me ricevere il premio a Tindari è stato la consacrazione».
Fausto: «Quando ho deciso di rinunciare a prendere la patente a 18 anni per comprare una videocamera per girare i nostri video. Io volevo e voglio fare il regista, è questa la mia strada. Frequento l’accademia della Belle Arti a Palermo attualmente. Per me, per noi, questo è il mestiere felice perché ci permette di esprimere le nostre emozioni, le nostre vibrazioni. I miei genitori hanno capito subito che avrei fatto questo nella vita».
Perché vi chiamate Eromeo? Che vuol dire?
Stefano: «È più semplice di quanto non sembri. È la storpiatura velocizzata di “beddu meo” con cui ci appellavamo fin dai tempi della scuola media. A furia di contrarre e storpiare siamo arrivati alla sintesi di Eromeo».
E come è nata la storia di “Conversazioni in Sicilia”?
Stefano: «Da sempre ci piacevano i detti siculi e puntavamo a fare 20 mila visualizzazioni con il primo video. In un giorno, il video ha registrato 30 mila visite. E in pochissimo ha raggiunto le 100 mila. Un botto proprio. E allora ne abbiamo fatti altri».
Amate le tradizioni?
Stefano: «È giusto andare avanti con il progresso ma non ha senso scordare il passato».
Fausto: «In realtà l’antichità e l’antico sono dentro ognuno di noi. Le tragedie greche di 2500 anni fa sono terribilmente moderne. L’uomo, con i suoi drammi, con le sue paure, con le sue debolezze è sempre uguale, è agitato dalle stesse passioni».
Quale messaggio vi sentite di dare ai giovani?
Fausto: «Fate quello che vi fa stare bene. Non importa quanto guadagnerete. C’è una cosa che non ha prezzo ed è la soddisfazione interiore, la gioia che non ti fa sentire la stanchezza, l’appagamento della tua esistenza. Io voglio crescere ogni giorno come uomo, incontrare le persone con cui mi confronto, diventare forte e resistente agli urti della vita. A che serve la fama se resti un “piccolo” uomo pieno di ansie? Se sei fragile e ti abbatti facilmente tutti i soldi del mondo non saranno serviti a nulla».
Stefano: «Io e Fausto abbiamo davvero bisogno di poco per essere felici. Non abbiamo vizi. Non fumiamo, non beviamo e non compriamo abiti di lusso. Quello che ci serve per essere soddisfatti ce l’abbiamo. Il resto verrà. Se sei felice del tuo lavoro non senti neanche la stanchezza. A scuola in 5 ore mi annoiavo. Era un tempo interminabile. Adesso studio, provo e recito per 10 ore al giorno e non sento il peso del tempo. Anche a me non interessa diventare ricco. L’unica vera ricchezza è quella interiore ed è l’unica che non finirà mai».

Tiziana Sferruggia