Mafia, maxi blitz nel trapanese: terra bruciata per Matteo Messina Denaro

188

Maxi blitz dei carabinieri, della polizia e della DIA per stringere il cerchio intorno all’oramai superlatitante di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro imprendibile dal lontano 1993. Ventuno arresti fra Campobello di Mazara, Castelvetrano, Mazara e Partanna per decimare quel che resta delle cosche mafiose che favoreggerebbero il latitante. In manette sono finiti i cognati del padrino castelvetranese, Gaspare Como, marito della sorella del boss, Bice, e Rosario Allegra, marito dell’altra sorella, Giovanna. Entrambi hanno precedenti penali e sono accusati di tenere le fila della cosca a Castelvetrano. Allegra è stato, nel passato, assessore a Castelvetrano e si sarebbe occupato della parte “finanziaria” della cosca, facendo da tramite con un insospettabile imprenditore di Castelevetrano che si occupava di scommesse on line, tale Carlo Cattaneo. Anch’esso è stato arrestato stanotte poichè, secondo l’accusa, avrebbe foraggiato con molto denaro proprio il boss belicino. Gaspare como, invece, gestiva un negozio di abbigliamento a Marsala, in via Sirtori, “Oltre Moda” e anche un altro negozio a Castelvetrano, Mercatone Diffusione Moda.

Sarebbero stati inoltre trovati alcuni pizzini destinati o scritti dal latitante stesso per comunicare con i suoi adepti. Dalle intercettazioni ambientale emergerebbe una sorta di venerazione per lo stesso Messina Denaro. Di lui avrebbero infatti detto: è come Padre Pio, paragonandolo al Santo di Pietralcina. Tutti o 22 arrestati stanotte sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalle modalita´ mafiose. A coordinare le indagini è stato un pool di magistrati di Palermo, Claudio Camilleri, Gianluca De Leo, Francesca Dessì, Geri Ferrara, Carlo Marzella e Alessia Sinatra.

Da alcune intercettazioni sarebbe emerso che alcuni affiliati avrebbero commentato la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo sciolto nell’acido con frasi del tipo «Ha sciolto a quello nell’acido… non ha fatto bene? Ha fatto bene… Se la stirpe è quella… suo padre perché ha cantato?- e riguardo al padre Santino che era collaboratore di giustizia e ha rivelato alcuni retroscena della strage di Capaci “Perché non hai ritrattato? Se tenevi a tuo figlio… allora sei tu che non ci tenevi». Secondo la Procura di palermo, c’era il rischio di una nuova e sanguinosa guerra di mafia in provincia di Trapani. In questo contesto si inserirebbe l’omicidio a Tre Fontane, località balneare vicino Campobello di Mazara, del genero del boss di Mazara del Vallo, Pino Burzotta. Giuseppe Marcianò, è stato ucciso lo scorso 6 luglio mentre era a bordo di uno scooter in una “trazzera” di campagna. Secondo gli inquirenti, proprio Marcianò si sarebbe lamentato del comportamento di Matteo Messina Denaro.

«Da tale pericolosissimo contesto (certamente idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue) – scrivono i pm –  in uno col pericolo di fuga manifestato da alcuni indagati, si è imposta la necessità dell’adozione del fermo».

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.