“Lo stallo politico in una Italia priva dello spessore politico di un tempo”

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PALERMO – Giorni cupi per il primo cittadino del capoluogo siciliano alle prese con una città sommersa dai rifiuti. Fra guasti negli impianti di Bellolampo e l’evidente lentezza e carenze dei servizi della Rap, Leoluca Orlando sotto i riflettori e con le dita puntate contro, cerca di smarcarsi attribuendo una dose di colpe e responsabilità alla Regione all’indomani dell’esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti dell’Energy Manager Salvo Cocina e lo fa anch’egli con una denuncia dove riassume gli eventi principali della storia della discarica di Bellolampo definita come “una mosca bianca” e come “unica discarica pubblica nel suolo siciliano”. Il Sindaco in una nota ha aggiunto durante una conferenza stampa: «La Rap è una società pubblica e tale rimarrà con buona pace dei privati speculatori, che ad esempio a Roma tengono sotto scacco la sindaca Raggi. Detto questo, c’è stato un semplice incidente, un guasto tecnico al TMB (Trattamento Meccanico Biologico), e abbiamo chiesto alla Regione di utilizzare un impianto mobile di proprietà di un privato che negli anni scorsi la stessa Regione aeva autorizzato ad operare dentro Bellolampo. La stessa Regione ci ha obbligato ad accogliere per mesi i rifiuti della provincia, per questo motivo la sesta vasca si è riempita». Ma guasti e vistosi ritardi nella diffusione della raccolta differenziata restano ancora lo zoccolo duro, la matassa difficile da sbrogliare. Sui guasti Orlando ha aggiunto: «Abbiamo presentato una denuncia alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti contro ignoti. Ci sono dei rami istituzionali che, anziché collaborare durante l’emergenza, ne approfittano per creare ulteriori problemi. La conseguenza, certamente non voluta, è creare difficoltà nella gestione pubblica dei rifiuti. Noi nel dubbio ci siamo rivolti alla Procura». Riguardo invece la raccolta differenziata latente in molte zone del capoluogo: «Chiedo scusa e comprensione a tutti i cittadini e faccio un appello alla civiltà, soprattutto alla borghesia indolente che abita nel quartiere Libertà. Abbiamo stilato una tabella di marcia che va rispettata, contiamo di completare gli step del porta a porta entro marzo del prossimo anno». Piuttosto che ostacolare le azioni poste in essere sulla raccolta differenziata – palese riferimento a Salvo Cocina – si disponga la eventuale nomina di un commissario che potrebbe dare seguito ai suggerimenti individuati dal direttore generale del dipartimento Acque e rifiuti, magari individuando le stesse strutture regionali che, meglio di altri, potrebbero dare attuazione alla sua visione del sistema, auspicando e richiamando ovviamente la necessità che l’esercizio di poteri straordinari non produca la penalizzazione della gestione pubblica, che il Comune ritiene irrinunciabile, del sistema dei rifiuti”. Una chiara polemica la cui risposta non si è fatta attendere ed arriva proprio dal neo Presidente della Regione Nello Musumeci che contraccambia il tono deciso e perentorio del Sindaco: «Una inutile polemica inspiegabile nei toni e nei contenuti. La Rap stessa è oggetto di valutazione senza nessun pregiudizio ed è nostro interesse che ci sia un servizio efficente. Le strutture regionali sono state collaborative e continueranno a esserlo. L’unico nostro interesse è far rispettare il cronoprogramma concordato e riuscire ad assicurare, finalmente, ai cittadini un servizio efficiente, adeguato e maggiormente avvertito in una città che si colloca da anni agli ultimi posti nell’Isola per la raccolta differenziata. Tutto il resto appare inutile polemica, che spero lasci il posto a un confronto sereno sulle cose da fare fra le due amministrazioni». Con l’avvicinarsi dell’Estate, Palermo torna nella morsa dei problemi dell’immondizia quasi come un appuntamento e lo stallo che si percepisce sembra essere un ulteriore tassello in una morsa che abbraccia tutta la politica italiana da sud a nord. Nel resto del continente la percezione di instabilità porta i cittadini a sentirsi come sospesi a levitare in una paradossale e offuscata stasi nell’attesa di un quadro politico concreto e stabile. Lo stallo politico che lascia l’Italia senza un governo stabile racconta e quantifica il peso di una palese ed evidente cieca incoscienza all’indomani di un voto che ha tracciato una chiara direzione delle preferenze degli italiani. L’ipotesi di un serio e possibile conflitto tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro il regime siriano di Assad e la presenza di basi americane sul territorio, accellerano l’urgenza di una stabilità politica che dovrebbe essere tenuta in considerazione tra fazioni assolutamente incompatibili tra loro e senza nessuna voglia di tradire il proprio elettorato con alleanze di comodo che avrebbero il solo risultato di screditare con un solo enerigco colpo di mano quanto detto e fatto durante lunghi anni di sprezzante e reciproca denigrazione politica. Un detto dice “chi è causa del proprio male, pianga se stesso” e una legge elettorale scritta per creare caos, oggi, si prende il “pieno merito” d’essere manifesta motivazione di quanto stia succedendo nelle stanze delle “vane” consultazioni al Colle. L’assurda opzione del ritorno alle urne per 46 milioni di italiani scredita ancora di più coloro che pur beneficiando della fiducia degli italiani, inducono gli italiani stessi a diventare attori e protagonisti di folli spese elettorali da risostenere e, cosa ancora più grave, si assisterebbe ad un assordante saltellamento di preferenze come se stessimo giocando al Casinò con dei dadi tirati una seconda volta nella speranza della combinazione numerica giusta e fortunata. Questa non sembra essere politica e appaiono sempre più lontani i tempi in cui i confronti si basavano su idee e congetture politiche serie profonde dove i leader politici avevano grandi nomi passati alla storia come Berlinguer, Almirante, Fanfani etc di cui si sente la mancanza oggettiva del peso delle loro parole. Ma l’Italia di oggi è diversa, oggi l’indignazione dura giusto il tempo di un servizio televisivo magari guardato in fretta per non fare raffreddare il piatto di pasta fumante a tavola; oggi si accetta senza indignazione che dei condannati possano ricandidarsi o essere candidati o addirittura consultarsi con il Presidende della Repubblica in una apparente normalità che azzera quanto saggiamente scritto dai padri costituzionalisti. Il quadro è confuso e poco rassicurante. Uno spessore perso che ad oggi rende la politica come un centro caotico di biechi interessi ed arricchimento sfrontato, sempre più lontano dai bisogni e gli interessi dei cittadini ormai relegati a silenti succubi vittime di un sistema oramai insanabile. Serve un ritorno degli italiani alla politica, quella giusta; serve un ritorno alla consapevolezza di quanto sia importante la Costituzione e di quanto si debba essere garanti della sua sicurezza. Serve sopratutto saper guardare oltre l’immediato riscontro ed essere vigili sull’importanza del futuro che riserviamo ad un domani che senza rendercene più conto comincia da oggi. Il nuovo governo, di qualsiasi pensiero politico sia foriere, deve essere capace di valori di alto pregio. E’ auspicabile che il nostro attuale Presidente della Repubblica sia in grado di scegliere bene come risolvere questa matassa alla luce del suo trascorso giovanile in una Palermo alle prese con l’assalto della malavita organizzata. Basti pensare a quella tragica foto di Sergio Mattarella alle prese con la rimozione del cadavere del fratello, ex Presidente della Regione Piersanti, vittima del vile attentato del 6 gennaio del 1980. Uno di quegli eventi della vita che in un solo colpo fanno diventare adulti e consapevoli dei sacrifici compiuti dai servitori dello Stato. Non ci resta che contare sulla sua esperienza e saggezza.

Paolino Canzoneri

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