Celeste e Roberta spose a Valverde: «Ci sposiamo perché ci amiamo»

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Dopo tre anni di convivenza Celeste Lubrano e Roberta Bellante coronano il loro sogno d’amore. Vanno all’altare, sfidando i no dei genitori, e lo fanno “non per ostentazione” come tengono a precisare ma “perché ci amiamo veramente e vogliamo sancire questo sentimento”.

Il loro sì a Masseria Carminello di Valverde. A sposarle un amico. «Siamo felici di ospitare questo matrimonio – spiegano i titolari Antonio Rosano e Giovanni Samperi – abbiamo accolto sin da subito queste due belle spose con le quali ci siamo trovati in grande sintonia. Ci hanno chiesto un luogo dove potersi scambiare le fedi, dopo gli atti burocratici già fatti al Comune di pertinenza, e noi le abbiamo ospitate con piacere. Cercavano un ambiente familiare per festeggiare la loro unione e senza remore abbiamo detto sì». «Per le nostre nozze volevamo un posto che ci facesse sentire come a casa» commentano le due donne.

Celeste e Roberta si sono conosciute per chat. La prima è romana, la seconda catanese. «Una chat nella quale eravamo iscritte quasi per caso – raccontano in coro unanime – dopo il nostro incontro ne siamo uscite entrambe». Celeste ha 31 anni, Roberta 27. Alle spalle storie difficili, amori sbagliati, storie complicate. Cercavano la serenità. L’hanno trovata una nelle braccia dell’altra.

Sul loro futuro hanno le idee piuttosto chiare: «Ci sposiamo ma non avremo figli. Lo abbiamo scelto insieme». “Doneremo il nostro amore ai nostri cani e gatti” interviene Celeste con un sorriso disarmante. Poi con tono più serio aggiunge: «Tutto quello che abbiamo lo abbiamo costruito da sole e non abbiamo voluto chiedere l’aiuto di nessuno. Le nostre famiglie non accettano il nostro modo di essere e si chiedono ancora che bisogna c’era di arrivare all’altare. Ho provato a spiegare che voglio vivere la mia vita con lei e voglio gli stessi diritti di un coniuge. Se un giorno dovesse star male devo poterle stare accanto come moglie».

E insieme chiariscono: «Ci piace sottolineare che non ci siamo sentite discriminate, né a lavoro né tra gli amici. Ci dispiace per le nostre famiglie ma quel che più conta per noi è che io e lei siamo diventate un nucleo familiare, il resto non conta».

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