Peppino Impastato e Aldo Moro: a 40 anni dallo loro morte, il ricordo

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Nove maggio 1978: alle prime luci del mattino, i macchinisti del treno sulla tratta Trapani-Palermo, fermarono di botto il convoglio: un tratto di binario era tranciato di netto, situazione che li costrinse a scendere e a trovare, poco distante, il corpo dilaniato di Peppino Impastato, il giovane coraggioso di Cinisi che aveva osato sfidare cosa nostra, i suoi capi, quei suoi compaesani che abitavano a pochi metri da casa sua, a cento passi. Peppino Impastato aveva 30 anni e la sua morte passò quasi sotto silenzio. Quello stesso giorno infatti venne infatti ritrovato il corpo dello statista democristiano Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse che lo avevano sequestrato il 16 marzo dello stesso anno in via Mario Fani a Roma. In quella occasione vennero uccisi gli uomini della scorta e quel giorno, l’Italia, attonita, piombò nel terrore, sconvolta dalla ferocia e dalla organizzazione strategica e militare di cui diede prova le B.R. Impastato e Moro vennero ritrovati lo stesso giorno e il politico soppiantò il “cane sciolto” di Cinisi, quel giovane che dai microfoni di Radio Out urlava contro la mafia e i suoi ridicoli boss. L’attenzione venne calamitata dal ritrovamento di Moro, morto, all’interno di una Renault Rossa in via Caetani, strada ‘simbolica” perché poco distante vi era l’allora sede storica della Dc, in piazza del Gesù, e vicina anche a via delle Botteghe oscure, sede del Partito comunista italiano. Il corpo smembrato di Peppimo Impastato venne trovato poco distante dai binari e la stampa, le forze dell’ordine e la magistratura, parlarono di atto terroristico in cui lo stesso attentatore (Impastato)  sarebbe rimasto ucciso a causa dell’esplosione dei candelotti che stava piazzando per far deragliare un treno. Sia Moro che Impastato erano “scomodi” personaggi. Impastato scompaginava gli affari milionari di cosa nostra e Moro rappresentava l’artefice dell’avvicinamento fra D.C. e P.C.I., patto che, secondo i brigasti, avrebbe precluso la possibilità per il partito comunista di andare al governo. A 40 anni dalla loro morte, depistaggi, insabbiamenti e false dichiarazioni, hanno costellato il cammino della verità. Oggi nell’anniversario ricordiamo i due uomini coraggiosi che hanno creduto fermamente nella giustizia.