Elezioni Trapani, Bartolo Giglio:«la Lega ha le idee chiare, per questo mi candido a sindaco della città»

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Bartolo Giglio, candidato sindaco per la città di Trapani alle prossime amministrative di domenica 10 giugno, ha la schiettezza e la chiarezza dell’uomo abituato a “fare” a mettere mano, insomma. Cinquantadue anni,proprietario di un’azienda agricola, di un agriturismo e di una fattoria didattica, conosce il mondo dell’imprenditoria e delle pastoie burocratiche che spesso penalizzano chi invece vorrebbe investire e crescere nel territorio. Valutare, seminare, aspettare per poi raccogliere, sono passaggi fondamentali che Giglio conosce bene e che fanno parte della sua vita da sempre. Giglio è il candidato della Lega di Salvini e lo abbiamo intervistato per parlare con lui dei suoi programmi e della realtà politica e sociale che contraddistingue una città “spinosa” come lui stesso l’ha definita, reduce tuttora di un commissariamento che l’ha di fatto, bloccata.

Bartolo Giglio, imprenditore e militante di destra, si candida a sindaco della città di Trapani con il movimento di Salvini. Passaggio quasi obbligato?

«Ha detto bene. Storicamente provengo da un ambiente di destra che ha sempre avuto degli obiettivi di tipo politico prima con Alleanza Nazionale e adesso, alla luce degli indirizzi politici espressi da Matteo Salvini, con la Lega. Questo avvicinamento è avvenuto quando  ci siamo resi conto che parla al nostro mondo con il nostro linguaggio ed è interessato ai nostri problemi. Abbiamo scelto con convinzione di aderire al suo movimento politico. Anche alle scorse regionali, abbiamo dato il nostro contributo d’appoggio, sostenendo la candidatura di Tiziana Puglisi in quota sovranista per l’uninominale alla Camera. E’ un discorso iniziato a marzo, un’adesione che abbiamo intrapreso in tutta onestà, osservando gli indirizzi politici espressi da Salvini».

Concorrete da soli e l’obiettivo da raggiungere non è semplice però.

«Non è semplice perchè si tratta di una competizione elettorale molto complicata. Le amministrative sono sempre così ma in modo particolare per la situazione in atto a Trapani e per le vicende che si sono verificate l’anno scorso e che hanno portato al commissariamento della nostra città. Nonostante ciò abbiamo deciso di percorrere una strada diametralmente opposta rispetto alla politica intrapresa dagli altri candidati. C’è molta gente scontenta in giro, elettori sia di destra che di sinistra. Per quanto riguarda il centro destra, ad esempio, sappiamo che ci sono elettori non contenti nè soddisfatti  della candidatura di Vito Galluffo e la mia candidatura può rappresentare una validissima alternativa».

Secondo lei, Giglio, la Lega rappresenta il nuovo oltre che l’alternativa?

«Faccio presente che sia lo schieramento di Tranchida che quello di Galluffo sono composti da consiglieri comunali di lungo corso, ci sono pochi volti nuovi insomma, ecco perchè non rappresentano il rinnovamento di cui ha bisogno la classe politica trapanese. Noi vogliamo fare qualcosa di diverso invece. Speriamo che la gente ci segua. Mi fa piacere vedere molta gente di sinistra che non riconoscendosi più in quel contesto, delusa dalle politiche di questo schieramento, si sia avvicinata a noi, a me».

Perchè gli elettori del PD sono scontenti, secondo lei?

«A Trapani, i militanti del PD non hanno ancora dimenticato quello che è successo l’anno scorso durante il ballottaggio delle amministrative. Hanno assistito ad un comportamento  vergognoso da parte di un partito che di fatto ha scaricato il proprio candidato. Un partito serio avrebbe sostenuto a spada tratta il suo candidato, nella fattispecie Piero Savona. I  questi casi l’intero partito si deve mobilitare a sostegno. I politici nazionali dovevano venire qui a Trapani e invece lo hanno lasciato solo. Ci impegneremo per convogliare questa scontentezza verso qualcosa di più costruttivo».

Cosa le piace di Salvini?

«Quello che Salvini declina a noi va bene. Ti faccio un esempio: prima gli italiani per noi diventa prima i trapanesi. Lo stesso vale per la flat tax ovvero per una tassazione equa e accessibile a tutti. Questo è un pensiero, un’ideologia che noi condividiamo. Per noi significa la tassazione degli enti locali che sia rispondente alla qualità dei servizi che vengono erogati. Per quanto riguarda gli extracomunitari, vorremmo che a Trapani, città frontaliera venisse riconosciuto il sacrificio lo sforzo che sta compiendo. Il disagio è diffuso e palpabile. Non si tiene conto dell’impatto nella società e i cittadini si sentono abbandonati. Noi ci poniamo come risposta e diamo loro attenzione. Il nostro filo conduttore è la destra e Salvini ovviamente».

Aeroporto e turismo, sviluppo del territorio. Quale soluzione per Birgi?

«Per quanto riguarda l’aeroporto di Birgi sono favorevole ad un progetto di compartecipazione fra pubblico e privato. Trapani è un luogo diciamo così, spinoso, per quanto riguarda la volontà da parte dei privati a partecipare. Una privatizzazione però andrebbe fatta sotto una lente di ingrandimento che tenesse conto di tutto. Il rischio che aree speculative da tempo presenti a Trapani, penso alla massoneria ad esempio, mettano le mani sull’aeroporto è forte. Questo andrebbe evitato. Il rischio che mettano le mani sulla città è forte. Il valore degli immobili si è abbassato ed esiste con fondatezza la preoccupazione che il teorema secondo cui Trapani si debba metter in ginocchio per poi impossessarsene con pochi soldi non è fantascienza. Penso una cabina di regia perversa e di pochi, di oligarchi insomma che hanno bisogno della politica per mettere a segno i loro piani. Ecco, noi ci battiamo anche per evitare questo. Non abbiamo certezze, se le avessimo ci toccherebbe andare alla magistratura, ma abbiamo forti percezioni. Le attività di indagine di questi ultimi mesi da parte della Procura della Repubblica però avvalora queste ipotesi».

Correre da solo rende il percorso un pò in salita?

«Abbiamo una sola lista. Corriamo da soli ed è una cosa naturale in questo caso. Nel momento in cui tu sei dirompente e in controtendenza rispetto all’andamento della politica, qualunque forma di connubio non ti mette in condizione di sviluppare il programma che ti sei proposto. Piuttosto che avere una lista in più che magari è una zavorra, fatta da gente che utilizza il voto disgiunto e che magari non ti vota, non ci interessa. Se è per questo siamo anche critichi nei confronti di alcuni partiti della nostra coalizione nazionale del centrodestra che questo filtro non l’hanno fatto e che pur di essere presenti e di essere determinanti per una cifra elettorale, vanno avanti così».

A chi sta pensando?

«A Forza Italia e a Diventerà Bellissima. Forza Italia però è ancora attrattiva rispetto a determinati ambienti ed è ancora in auge, ecco. Noi speriamo di rappresentare l’alternativa a questa politica autoreferenziale. La speranza è che la città dica no. A livello nazionale questo è avvenuto, altrimenti Cinque stelle e Lega non avrebbero raggiunto i successi che hanno ottenuto. Se ci sarà questo scatto aggiuntivo a Trapani, città alquanto complicata, allora potremo parlare di vero cambiamento e che sta facendo calcoli usando come metro quello che è già avvenuto nelle scorse elezioni, resterà con un palmo di naso. Ma questo nessuno può prevederlo».

Cosa non funziona nele periferie urbane?

«Per quanto riguarda le periferie urbane, immagini che io vivo per scelta di vita in aperta campagna. Le periferie hanno una vocazione economica e sociale ognuna diversa dall’altra. Penso alle produzioni agricole per esempio e nel passato si sono fatte delle omissioni immense. Quando c’erano le risorse economiche, fare molte cose e non del tutto giuste, era semplice, adesso con pochi soldi, si può fare poco ma va fatto comunque. Di una frazione, di un borgo caratterizzante come Ummari ad esempio, si preferisce chiuderlo, transennarlo per problemi legati alla staticità di alcuni edifici piuttosto che intervenire e cercare di mettere in sicurezza. Man mano che si palesano rami secchi tagliamoli: questa è la visione della politica attuale che non costruisce e che anzi blocca. E poi, diciamola tutto, il PD, non rappresenta più da tempo gli interessi del popolo, anzi è diventato il partito dei ricchi, dei radical chic,di chi non ha le mani sporche di lavoro. A noi non ci verrebbe mai in mente di rinunciare al simbolo del partito, sono logiche che non ci appartengono. La Lega ha questa solidità ecco perchè siamo qui, ecco perchè mi candido».

Tiziana Sferruggia