Airgest, Giudice risponde a Bologna:«la sua è una visione antiquata e classista»

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Pochi giorni fa abbiamo intervistato il candidato sindaco a Trapani, l’avvocato ed imprenditore Peppe Bologna che, fra le tante proposte e considerazioni avanzate a proposito della situazione in cui versa la città e anche l’aeroporto di Birgi (leggi qui) ha accusato di mala gestio sia l’ex presidente Franco Giudice che l’ex direttore generale Giancarlo Guarrera. Entrambi, secondo Bologna, avrebbero «scaldato le poltrone piuttosto che prendere in mano le sorti dell’aeroporto».

L’ex presidente Airgest ha scritto una lettera al nostro giornale in cui risponde e chiarisce la sua posizione difendendosi dagli attacchi e dall’accusa di essere stato, anche se in parte, responsabile della crisi persistente in cui si trova il “Vincenzo Florio”. Pubblichiamo, a seguire, la lettera inviataci dal dottor Franco Giudice.

Egregio Direttore,

ho letto con curiosità le dichiarazioni elettorali dell’Avv. Bologna. Una in particolare suscita un commento perché si rivolge a me e all’ing. Guarrera.

Come si suol dire in questo periodo: ho comprato molti popcorn! Mi serviranno per ingannare l’attesa in vista della verifica delle mirabolanti capacità commerciali dell’Avv. Bologna.
Avrò sicuramente il piacere di vederlo stringere accordi con i principali vettori europei. Avrò anche il piacere di capire con quali “incentivi” potrà farlo e con quali procedure di gara (visto che Airgest è una azienda pubblica al 99,9 %).

Spero invece per Birgi, che le soluzioni arrivino presto e siano efficaci. Le chiacchiere pre-elettorali non incantano più nessuno.
Quanto alla Lituania, pur condividendo i dubbi relativamente a PeopleFly, non credo che quella nazione meriti il disprezzo che traspare dall’intervista. Il turismo low cost ha bisogno di una  “platea” molto vasta e la struttura ricettiva deve essere in grado di offrire una ampia varietà di servizi a diverse fasce di costo. Quella dell’Avv. Bologna mi sembra una visione un poco antiquata e forse anche classista. 

Basterebbe solo osservare che il reddito pro-capite dei Lituani è abbastanza vicino a quello dei Siciliani. Allora perché accanirsi? 

Con molta cordialità.