Caso Montante, indagati Schifani e Cuva: l’ex procuratore Messineo consigliere di strategie

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Le indagini scaturite dall’operazione”Double Face” si arricchiscono ogni giorno di nuovi dettagli e promettono rivelazioni choc. Il caso Montante si allarga a macchia d’olio e nel gran calderone sono finiti nomi noti del mondo della politica italiana.

Uno fra tutti quello dell’ex presidente del Senato della Repubbica, il palermitano Renato Schifani di Forza Italia indagato per concorso in rivelazione di notizie riservate e per favoreggiamento assieme al professore universitario Angelo Cuva, esperto di diritto tributario. Entrambi hanno ricevuto gli avvisi di garanzia e l’invito a recarsi in Procura.

Montante

La prossima settimana, il procuratore Amedeo Bertone, l’aggiunto Gabriele Paci, i sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso interrogheranno a Roma l’ex presidente del Senato Renato Schifani,il generale Arturo Esposito, l’ex numero uno dell’Aisi, il servizio segreto civile e poi anche, Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi e Cuva naturalmente.

Secondo le indagini della squadra mobile nissena il primo anello della catena delle fughe di notizie inizia dall’ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia,anche lui indagato, Andrea Grassi. A sua volta, Grassi avrebbe riferito al generale Esposito il quale avrebbe parlato con Schifani e quindi con Angelo Cuva. Il professore avrebbe parlato con il colonnello Giuseppe D’Agata, l’ex capocentro della Dia di Palermo poi passato ai servizi segreti. D’Agata si trova oggi agli arresti domiciliari. Sarà ascoltato come testimone, anche il numero due dell’AISI, Valerio Blengini.

L’ex questore di Calltanissetta, Bruno Megale, sarebbe stato proprio avvicinato da Blengini suo vecchio amico per avere notizie su un’indagine riservatissima. Megale però non rivelò nulla. Dalle indagini è emerso anche che la “strategia” di escalation al vertice di Confindustria Sicilia di Antonello Montante abbia avuto un suggeritore di tutto rispetto, Francesco Messineo, attuale commissario straordinario a Trapani e allora capo dei pubblici ministeri di Caltanissetta. Avrebbe suggerito a Montante di dimettersi nel 2004 da membro di confindustria assieme a Romano, a Cicero e a Venturi, per sottolineare il punto di rottura con le politiche di Pietro Di Vincenzo, allora presidente, finito più volte in inchieste

Messineo

giudiziarie per reati di mafia. Lo stesso Venturi disse che tale strategia era coordinata con il procuratore della Repubblica Messineo e il questore Filippo Piritore che guidava la procura nissena.

Messineo, e un altro magistrato, il procuratore generale Giuseppe Barcellonsostennero l’ elezione a presidente di Confìndustria di Antonello Montante

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